Epic Nano · Qualche volta corro · Week end da paura

A volte capita che una giornata iniziata in sordina ti regali una serie di perle che, quando arrivi alla sera e ti accasci stremata sul divano, ti devi fermare un attimo a ricapitolare e ringraziare.Stamani Marito e Nano sono partiti all’alba alla volta di Modena dove lo squadrone avrebbe affrontato, come consuetudine ormai, bambini (???? Si dice ancora così quando hanno le vene delle braccia in rilievo e la barba come babbo natale????) di un anno più grandi. Io non ce la potevo proprio fare a fare questa sfacchinata giornaliera, per cui mi sono organizzata diversamente e, questa mattina, sono partita alla volta di Volterra per regalarmi la Sgambata per i Colli Etruschi.


È chiaro che, trovandosi Volterra in cima a un cocuzzolo, mi aspettavo una bella corsetta faticosa e piena di saliscendi. Sicura, Cri? La gara era un unico, enorme, faticosissimo, impervio, saliscendi, come si può vedere dal grafico sottostante. Dopo un primo giro per il centro di Volterra, uno dei più bei paesi toscani e conseguentemente del mondo (sono giusto un pelino campanilista, ooops!) teatro di alcune delle gite che ricordo con più affetto (come quando mamma mi portò a vedere la prima volta il Museo Etrusco, stupore e meraviglia, o quando Nonno e Nonna mi ci portarono, con le mie due cuginette, e ci rotolammo per ore giù dalle discese dei prati, del parco, per non parlare di un pomeriggio col Nano piccolino che correva su e in giù per il Museo della Tortura rischiando di appendersi a qualche sadico strumento medievale) abbiamo iniziato a scendere da cocuzzolo, e a mano a mano che scendevo e scendevo iniziavo sempre più a preoccuparmi, a frenare, a dirmi che magari il ritorno non sarebbe stato così impervio, che magari ci sarebbe stata qualche discesa ad interrompere l’ascesa verso l’arrivo. Ahahah, povera stupida illusa. Quando i miei compagnucci dell’atletica volterrana, coi quali ho fatto amicizia e corso quasi tutta la prima metà della gara, conoscitori della zona, mi hanno detto “si comincia” io non avevo la minima idea di cosa mi aspettava. 8 km di salita sono un piccolo girone infernale che non raccomanderei a nessuno (a parte a quei pazzi che sognano la Pistoia-Abetone o il Passatore PRESENTE PRESENTE PRESENTE Cri ricomponiti) i muscoli bruciavano e bruciavano e i polmoni protestavano. Nel frattempo i due tipi dell’atletica volterrana più in forma mi avevano staccato, e io avevo staccato gli altri, per cui mi sono fatta due o tre km solitari continuando a salire e salire. Quando a un piccolo altopiano ho trovato un ristoro ho esalato quelle che temevo fossero le mie ultime parole “è ancora così ritta?”. Lo sguardo pieno di compiaciuto e affettuoso compatimento che i “ristoratori” mi hanno regalato è stato ben più eloquente di qualsiasi parola, al che sono ripartita e, dopo una curva, mi è apparsa in tutto il suo splendore la lontanissima sommità del cocuzzolo con Volterra appollaiata sopra (vedi foto sotto e capisci il mio sgomento). 

no, dico, la vedete Volterra lassù in cima????

Tuttavia in qualche modo alla fine dovevo arrivarci, perciò un piede avanti all’altro e faticare, finché mi ha raggiunto di buona lena un signore. Vedendo che affrontavamo le salite e le un po’ meno salite circa al solito passo ne abbiamo approfittato per condividere questi ultimi km (particolarmente degno di nota un pezzo di sterrato ripidissimo in cui ci siamo rassegnati a camminare sbuffando come locomotive). 

agili scalatori

Durante il nostro piccolo viaggio insieme il mio caro signore mi ha raccontato un sacco di cose. Prima di tutto mi ha detto che il suonino che sentivo ogni tanto era l’allarme del cardiofrequenzimetro che suona quando supera i 130 altrimenti è a rischio tachicardia. Mentre io tendevo ansiosamente l’orecchio verso il suo orologino, il signore mi ha serenamente raccontato dei suoi Passatori, delle garette vinte, del suo cuore che lo fa confondere e di come, nonostante questo, a 75 anni non ci pensi neppure a smettere di correre!

il mio nuovo amico runner

Insomma in un modo o nell’altro all’arrivo ci sono giunta felice, col mio nuovo amico, ho ritrovato i due runner in formissima dell’altletica volterrana, ci siamo lautamente ristorati, fotografati e scambiati contatti Facebook e infine sono tornata allegramente a casa.

A questo punto mi sono incontrata con Amica Cara, che non vedevo davvero da troppo tempo, e abbiamo passato insieme un bellissimo pomeriggio a Livorno, dove mi sono rifocillata con delle ottime linguine al riccio (freschissimo, una favola!) e dove abbiamo passeggiato sul lungomare chiacchierando per ore (e fotografandoci, anche qui, selfiemania!).

bimbeminkia al mare 🙂

E il Marito e il Nano? Dimenticati così? Certo che no, in questa giornata splendida un pezzettino del mio cuore era sempre col portierone della mia vita, che aveva perso la prima partita, vinto la seconda, e attendeva di contendersi la terza posizione con la finalina 3° e 4° posto. Quando Marito mi ha chiamato, dicendomi… “Rigori”, ho sentito il classico colpo al cuore che ogni mamma di portiere conosce, quello che ti viene dal vedere (o dall’immaginare, in questo caso) il tuo piccolissimo bambino piazzato nel mezzo di una porta gigantesca ad aspettare che cinque giocatori cerchino di infilargli la palla alle spalle. Il primo rigore noi lo tiriamo fuori e gli altri lo fanno, ottimo inizio, uff, dopodiché altri due gol, uno da una parte e uno dall’altra, e quindi un suono strozzato di un Marito esultante… Il Nano ha parato il terzo rigore… parità! Altri due gol fatti, da una parte e dall’altra… altro grido strozzato! Il Nano ha parato il quinto rigore! Mentre gli altri bimbi lo abbracciano il nostro ultimo rigorista si avvicina alla porta e insacca, ed è il terzo posto, e il Nano finisce sotterrato da un branco di compagni esultanti. E alla fine, con le premiazioni, arriveranno anche il premio Miglior Portiere per il Nano e Miglior Giocatore per uno dei nostri centrocampisti, e io mi mangio le mani perché ogni volta che il Nano ha vinto questo premio non ci sono mai stata a vederlo (esiste la possibilità che io porti sfiga, lo ammetto).

E così questa domenica finisce, regalandoci tante emozioni e quella stanchezza che io amo, quella che ti dice “hai riempito la tua giornata di pura vita, puoi andare a letto, non preoccuparti, non hai mollato un attimo!” la stanchezza che invece di prosciugarti ti dà l’energia di ricominciare la settimana come si deve. Buon lunedì a tutti, davvero.

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One thought on “

  1. aaahhh, per commentare devo cliccare sul titolo, ma questo post non ha titolo!

    comunque, ce l’ho fatta. mi sono letta oggi i tuoi ultimi post e mi sono sconvolta pensando che vai a correre a stupinigi alle 6 del mattino IL WEEKEND… che per me è fatto per dormire. ma poi ho trovato la risposta alla mia domanda alle fine di questo post!

    son contenta che non ti sia dispiaciuto manzini. ma non ti ha fatto venire voglia di andare ad aosta subito??
    io sono finalmente riuscita a leggere un intero foster wallace (una cosa divertente che non farò mai più, ok ho giocato facile!) e vorrei riprovarci con ij ma me lo devo comprare cartaceo, sull’ereader con tutte quelle note veramente non è fattibile.
    infine, mi sono segnata un po’ dei titoli suggeriti da te.

    buon weekend bella!

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