Reading is sexy

It, Stephen King

Orbene, non scrivo da tanto, fondamentalmente perché non riesco ad arrivare in fondo ai mille post che metto in cantiere, per cui, bando alle ciance, qualunque cagata io scriva a questo giro devo portarla in fondo!Allora, ho finalmente letto IT! Visto la mia incapacità di concentrarmi a lungo di questo periodo non farò una recensione vera e propria (perché, ne ho mai fatte???), ma rovescerò a ruota libera i miei pensieri su OneNote, pià che altro per non dimenticarmeli.

Dunque, It è una figata, sono moderatamente sicura che sia il capolavoro di King, la summa del suo pensiero (fa un po’ strano parlare di pensiero Kinghiano, mi sembra di discettare di Kant (oggetto degli ultimi sfoghi telefonici della mia sorellina che lo sta studiando a filosofia e che decisamente non lo apprezza. Io l’ho rimosso, del mio secondo anno di filosofia ricordo solo i filosofi politici, Locke, Hobbes e Marx, Kierkegaard e qualcosa di Shopenhauer)).

Non sono certa di averlo preferito a Stagioni Diverse e a L’ombra dello scorpione (ma qui entrano in ballo turbolenti moti sentimentali), tuttavia non posso fare a meno di pensare che dentro It ci sia tutto quello che King mette nei romanzi , tutto quello che lo fa amare a chi lo ama (e conseguentemente detestare da chi lo detesta!) e tutto il suo incredibile talento.

Sono tuttavia abbastanza sicura che in questo libro ci sia qualcosa che lo rende, indiscutibilmente, un libro di valore, ed è il modo in cui viene tratteggiata l’infanzia. Credo che nessun autore sia rimasto legato alla dimensione dell’infanzia tanto quanto lo è il nostro Stephen. È facile argomentare che è importante ricordarsi del bambino che c’è in ognuno di noi, ma quanto, davvero, sono vivide le sensazioni dell’infanzia?

Leggendo It ho avuto la sensazione di trasformare un film in bianco e nero in uno a colori, o meglio, di vedere un film vecchio dai colori sbiaditi acquisire la definizione dell’HD, e quel film erano le mie sensazioni di bambina. Il problema dell’infanzia, temo, è che nel mezzo c’è l’adolescenza. Infanzia e adolescenza sono i due periodi in cui le emozioni sono più violente, ma l’adolescenza è più vicina, e quindi, forse, fa sbiadire un po’ quanto è venuto prima. King, per qualche motivo, si ricorda benissimo cosa provava da bimbo, si ricorda le violente primordiali paure e riesce a scriverne in modo da ricreare la linea di pensieri che, almeno io, avevo da bimba. Mi è piaciuto moltissimo, per esempio, quando (non è spoiler perché è a pag 7, tipo) fa pensare al piccolo Georgie, cinque anni, che quello che vede è un mostro, ma poi subentra subito il pensiero, cacchio, i mostri non esistono, ed io ricordo chiaramente un mio pensiero similissimo, dei tempi dell’asilo, quando un amichetto normalmente affidabile voleva farmi credere di aver avuto a che fare con qualche tipo di mostro ed io, tra me e me, ho pensato che i mostri non esistono. È questo tipo di dettagli c he rende la lettura di Stephen un’immersione nell’infanzia (senza contare che un paio di notti io l’ho proprio sognato, It).

Il libro è lunghissimo e, in alcuni tratti, un po’ prolisso (tipico perdonabile, per me, difetto kinghiano), ricchissimo di storie che sgorgano in mille rivoletti comunque sempre estremamente piacevoli da seguire (sei di parte, cara mia), è un libro inquieto, modernissimo, completamente immune all’effetto dei decenni (mentre L’ombra dello scorpione, un pochino, ha patito la fine degli anni ’80/’90, non saprei neppure io spiegare esattamente il motivo), mi è piaciuto tantissimo e sono assai dispiaciuta di aver finito la serie di King che desideravo leggere a tutti i costi.

Io lo so che nella vita vera molto spesso non c’è una linea di demarcazione netta tra bene e male, mentre nei libri di Stephen è sempre molto chiara (anche perché spesso c’è da una parte l’infanzia quasi incontaminata), e capisco chi pensa che il suo manicheismo sia semplificativo, però, a volte, il male esiste ed è chiarissimo. Magari si può indagare sui perché del male, ma a volte il male è male, e non si può girarci intorno. King si legge solo se si ha voglia di tifare per il bene, e io credo che questo, di tanto in tanto, sia corroborante per l’adulto scafato e un po’ cinico.

Io sono felicissima di aver letto It, ho passato tre settimane in sua compagnia e me le sono godute immensamente. SK rientra nel novero di autori che vorrei abbracciare e ringraziare per quello che mi hanno donato. Io credo che già sappia, Stephen, di quante emozioni ha donato in giro, ma sono convinta che non abbia perso il piacere di pensare che la sua scrittura si una fonte spumeggiante, e io mi sento un po’ una sua amica (scema, scema, scema!). 

 

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6 thoughts on “It, Stephen King

  1. It è senza ombra di dubbio uno dei lavori più importanti e belli mai fatti da King. Dentro esso c’è veramente tutto il suo pensiero e la sua filosofia. Il libro essendo veramente enorme riesce a destreggiarsi nel descrivere i personaggi principali (che sono veramente tanti e ben costruiti sia nella loro infanzia sia nella loro maturità) e gli avvenimenti che succedono per colpa dell’essere.
    Non pensavo che quest’opera potesse sorprendermi così tanto e alla fine ho chiuso il libro soddisfatto di quello che avevo letto.

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  2. It è non è un libro ma un’istituzione. Anche le parti prolisse hanno un loro senso: creare l’universo narrato. Ma come la mettiamo con il finale? Io mi devo ancora riprendere… E l’ho letto 4 anni fa. Oltre al fatto che non ho capito bene cosa ci azzeccava. Le “prime” 700 pagine rimangono nella storia, poi alla fine non so proprio cosa succede…

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    1. Non vorrei spoilerare nessuno, non leggete non leggete, ma quale parte intendi per finale? A me ha ovviamente sdubbiato l’orgia e poi mi ha proprio infastidito il fatto che si dimentichino tutto, l’ho detestato. D’accordo con te sul fatto che le parti prolisse hanno assolutamente un senso!

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      1. Esattamente… è proprio “l’ammucchiata” che mi ha sconvolto. Ho letto e riletto molte volte quella parte per cercarne il senso, ma niente da fare. O meglio, ci può anche stare, ma è completamente dissonante dal resto. Secondo me (e mi dispiace molto dirlo) poteva fare di meglio sul fin.

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