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Libri di maggio

Il primo maggio, nella prima parte del mio volo verso gli stati uniti, per una trasferta di due settimane che ho impressa nella mia mente per una serie di motivi che faccio perfino fatica a delineare, ho finito “trema la notte“, di Nadia Terranova. 

Un libro che mi sentirei di definire “senza infamia e senza lode”, si lascia leggere, piacevole, scorrevole, ma non rimescola nulla. La mia impressione è che, in questo periodo, se non vengo rimescolata, non sono soddisfatta. Non è periodo di letture semplici, ecco. Quindi, ok per lettura di intermezzo se vi va, niente di più, però.

Perché la verità è che io, a maggio, sento di aver praticamente letto un singolo libro, ed è “Dalla parte di Swann“, di Proust. Tra l’altro mi pare anche molto bello il fatto che maggio sia stato il mese proustiano, non so, questa primavera inoltrata, in cui mi sono goduta Combray, e poi vabbè, un amore di Swann, insomma, è puro amore e languore. Penso a Proust e mi sciolgo un po’. È una sensazione bellissima, così preziosa e oserei dire fondante, nella mia me lettrice, che veramente, ho la tentazione di prendere i miei tre mesi di ferie arretrate e leggere a manetta la recherche. Però no, non solo per ovvi motivi di carattere pratico, ma anche perché questo tantra dei libri, per cui rimando di un mese il piacere di iniziare All’ombra delle fanciulle in fiore, mi rende ancora più sdilinquita. 

È come quando corri. Correre è sempre molto bello, ogni allenamento, ogni chilometro ha il suo perché. Poi però c’è la Maratona. E quegli ultimi due chilometri che sono uno dei picchi della vita. Proust è gli ultimi due chilometri della maratone. Ed è anche un aracnide, credo. Tesse, tesse, tesse, fili impercettibili, le singole frasi sembrano così lievi e impalpabili che a momenti ti domandi com’è che alla fine sei tanto avviluppato nella sua ragnatela di parole. Leggerlo mi ha richiesto dedizione, gli ho dedicato attenzione, rilettura, pensieri, una gran cura, e lui mi ha ricambiato facendomi vivere la mia meta-madeleine. Sento di dover ringraziare anche Vanni Santoni che mi ha dato il coraggio di affrontarlo, e che in generale mi ha ricordato perché i classici sono classici (e alcuni classici sono più classici di altri), cosa che ho sempre bene in mente, però talvolta la pigrizia e la stanchezza fanno passare questa consapevolezza in secondo piano. 

Audiolibri

In realtà a maggio ho ascoltato anche due audiolibri molto belli.

Il primo è stato La tua vita e la mia, di Majgull Axelsson, una storia ambientata nella Svezia direi degli anni ’60-’70, in cui la protagonista, Marit, una ex giornalista che sta per compiere 70 anni, racconta la storia sua e della sua famiglia, concentrandosi in particolare sui suoi “anni di formazione”, e sul fratello disabile, in anni in cui questo voleva dire finire in istituti da incubo. Molto interessante, la scrittura e la voce non del tutto convincenti, ma comunque un bell’ascolto. 

A questo punto ero ormai persa nel mezzo a Combray, e avevo deciso che volevo solo libri di valore (quando prendo i fittoni sono così), quindi ho deciso di riascoltare Il vangelo secondo Gesù, di Saramago. Per me era stata una lettura importante, una lettura che mi aveva fatto sentire adulta (l’avevo letto tra la quinta superiore e i primi anni di università, non sono certa dell’anno esatto -2008, non ho resistito, ho dovuto controllare su anobii, quindi università), la ricordavo importante e ardua. Sull’importanza confermo, Saramago è stato uno scrittore sopraffino, mentre a questo giro difficoltà non ne ho riscontrate, certamente non è la novella di Buchettino, come avrebbe detto la mia prof di italiano e latino, ma è non solo accessibile, ma estremamente godibile, questa umanizzazione di Gesù, ma forse, ancora di più, di Maria, è davvero toccante. Se proprio devo trovare un difetto, a questo ascolto ho avuto la sensazione che la prima parte, quella diciamo che riguarda la storia di Maria e Giuseppe e poi infanzia e adolescenza di Gesù sia più curata rispetto all’ultima parte. Ma forse è solo la sensazione data dal fatto che, dopo tipo 9 ore di ascolto, io sia arrivata alla fine dicendomi “come, di già?”.

6 pensieri riguardo “Libri di maggio

    1. Guarda, non riesco nemmeno a immaginare che post tireresti fuori tu da una lettura di Proust. Però mi rendo conto che, come per ogni lettura impegnativa, deve “maturare”, devi sentire il momento.

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