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Non voglio dimenticare nulla

Io non voglio dimenticare nulla. Il modo in cui dici pRRonto quando rispondi al telefono. La piccola pallina di grasso che hai sulla nocca del pollice, un lipoma direi ora che Patri mi ha costretto a guardare mille puntate della dottoressa schiacciabrufoli. Il naso a patatina perché te lo sei rotto da giovane. I capelli soffici soffici. Le gambe salde che hanno camminato decine di migliaia di chilometri ma che anche di estate non si abbronzavano mai. Il modo metodico che hai di scozzare le carte prima di fare il solitario. La grafia impeccabile. Una volta che ero stanchissima e mi facesti un tema, “una grave preoccupazione” e parlasti di mamma che tornava da lavoro dopo la notte, e io pensai che fosse la tua grande preoccupazione, io ero fiduciosa. L’orgoglio con cui hai sempre raccontato del tuo lavoro alle sonde. Gli amici di Castel del Piano, dove sei stato tanto in trasferta, c’è nata anche mamma, e per qualche motivo per te è stata un po’ casa. Le Mariapoli a Forte dei Marmi e Montecatini. Quelle me le sono godute solo io tra tutte le nipoti, e se per le mie cugine mi viene da fare “pappappero” per Chiarina mi dispiace. Poi ci ripenso e mi dispiace anche per le mie cugine, mica è colpa loro se i miei zii sono stronzi e dal pero ci nascon le pere. La tua preoccupazione che quando moriremo io non ti raggiungerò in paradiso perché non sono credente. Tu che hai portato tanto un Valerio piccolo piccolo in giro, e che ridere quando, arrivati a primavera, aveva le mani abbronzatissime da quanto lo avevi fatto passeggiare al sole. Tu che non sei mai stato un autista, hai anche tagliato una rotatoria, ma poi una volta si è aperto lo sportello passeggeri, io ero dietro con Vale piccino, e ti sei sporto e al volo l’hai richiuso. Avevi già tipo 76 anni ed io ero senza parole. Quella volta che hai portato Agnese, che era già alta 1,60, sulle spalle, perché lei minacciava di sdraiarsi a terra. Tu e nonna che ballate il valzer ai castagni, e io che brontolo perché voglio ballare anche io, ma tu sei l’unico cavaliere disposto a sopportarmi. Tu che fai le salsicce, sempre ai castagni, e mi dai una cucchiaiata di ciccia. Tu che prendi il treno e vai a trovare tuo fratello col Parkinson in un paese in culo alla miseria e pianifichi tutti i cambi. Io malata che non riesco a leggere, allora faccio leggere te a voce alta, ma tu ti rompi e salti i periodi, quindi io ti brontolo e ti faccio tornare indietro. Tu che mi aizzi per brontolare mamma che va a ballare dopo il divorzio con babbo, io ti dò retta perché mi fa comodo, ma lo so che non hai ragione. Tu che non mi fai vedere i cartoni quando c’è il giro d’Italia e il tour de France. I gelati che mi hai comprato. Tutto il volontariato che hai fatto alla casa dell’accoglienza, quante secchiate di pastasciutta hai cucinato, io a volte ti accompagnavo e mi stupivo della curiosità con cui domandavi a tutti. 

Questo 2022 sembra ci voglia portare via anche te, che hai un mesotelioma (amianto del cazzo del cazzo del cazzo, tute di amianto che ti sei messo del cazzo, tubi di amianto in cui ti sei infilato del cazzo) e due mesi e mezzo fa hai fatto 9 chilometri a piedi con tre kg di arance (erano in offerta nel supermercato dall’altra parte di Cecina, che fai? Non vai?) e nonna che ti brontolava perché sudavi e tirava vento e ora non fai un piano e mezzo di scale, ti devi fermare, e a me fotte sega se hai 92 anni, tu due mesi e mezxo fa eri una roccia e ora hai i polmoni crivellati e io odio tutti e piango e consolo chiarina, e importuno mamma che è più disperata di me ma che siccome è mamma mi deve sopportare (ma questa ultima cosa ho smesso perché non è giusto). Niente. Io lo sapevo che finora ero stata graziata. Giuro che ne ero e sono consapevole che avevo avuto una fortuna incredibile nella vita. Ma così, scoprirlo dopo un mese da quello che è successo a Giò, mi sento autorizzata a essere in botta piena. Vabbè. Vorrei essere un bombardiere microscopico e uccidere ogni singola cellula di quei tumori (sento di essere nata per fare il globulo bianco cazzuto con la navicella di Siamo fatti così), e lasciare te vivo e attivo come ti conosco da sempre. Mondo sul ciuco, come direbbe nonna

8 pensieri riguardo “Non voglio dimenticare nulla

    1. Guarda, è un nonno davvero incredibile, la sofferenza è compensata, almeno un pochino, dalla consapevolezza che, a modo suo, se l’è goduta davvero la vita, nel modo in cui voleva lui e si è crogiolato nell’amore di una famiglia che lo ha sempre adorato!

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    1. Sì, nonno Renzo lavorava nella geotermia, si metteva le tute di amianto! Considerando che ha 92 anni è stato perfino fortunato, prima di tutto perché ha aspettato così tanto a colpire, poi perché è più lento rispetto a quando colpisce i giovani.

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