Qualche volta corro

La maratona della minima spesa massima resa

Finisco per pubblicare questo post la sera di Natale, e allora, tantissimi auguri a chi passa di qui!

A settembre, quando ho riniziato a sentirmi me stessa, dopo aver finalmente attenuato l’anemia a colpi di dosi massicce di ferro (Sideral forte… prrrrrrrr), mi sono data l’obiettivo di correre una mezza. Non riuscivo nemmeno a pensare in termini più ambiziosi. Avevo sentito le gambe tanto pesanti e stanche per tutti quei mesi che già 21km sembravano lontani come la luna. Poi tutto ha iniziato a girare. Ci sono state corse in compagnia, e, ooops, il 29 settembre ho fatto una mezza poco sotto le due ore, ma con un’energia enorme che mi sentivo rinascere dentro.

Allora il tarlo della Maratona ha iniziato a insinuarmisi nel cervellino, mentre corri coi tuoi amici niente sembra impossibile. Ma le mie settimane sono al limite del possibile, non pensavo di riuscire ad organizzarmi per i lunghi. Poi un giorno preso benissimo un’amica mi invita a fare 32km. È probabilmente l’unica domenica mattina buona del mese, 14 novembre, e a me pare un’eresia rifiutare. È vero, passare da 21 a 32 è rischioso, ma io li farò in compagnia, piano piano, a 6,20, è un passo che posso permettermi di tenere molto a lungo. E vado. Torno a casa e mi iscrivo alla Maratona di Pisa, il 19 dicembre. Questo allenamento mi ha detto infatti che la testa c’è e che se sono prudente la Maratona posso portarla in fondo. Due settimane dopo faccio il secondo lungo da sola. Mentre i miei amici corrono a Firenze, io, sola a pontedera, faccio due giri di un ritrovo podistico da 14 km, pieno di salita (non lo sapevo, ovviamente), più altri 4 km per arrivare a 32. Ho finito l’audiolibro del mostro di firenze, durante quella corsa, e iniziato Circe (che non avrei mai terminato se non ne avessi ascoltato quasi due ore mentre correvo, perché avevo scaricato solo quello, all’inizio mi pareva un harmony mitologico, ma migliora, altro che se migliora). Parto prestissimo, prima della partenza ufficiale della corsetta, per cui incrocio qualcuno solo al secondo giro, insomma, 32 km da sola, con il vento, le salite, non sono pochi. Mi sento ancora più tranquilla. Ce la posso fare. Le gambe iniziano a girare, gli allenamenti ad andare bene. L’8 dicembre c’è la mezza di San Miniato, la mezza di casa (passa letteralmente sotto casa mia), l’ho sempre fatta prima di Pisa, è 11 giorni prima, l’ultimo allenamento serio prima di lasciar andare le gambe in scarico. La faccio e la chiudo sotto 1h50‘, ottimo tempo per me in questo momento, corro la prima parte intorno ai 5’25” al chilometro con quella sensazione magica in cui ti dici “cavoli, a queto ritmo potrei correre per sempre”, e difatti accelero, perché se fai una mezza mica puoi tenere le gambe in comfort zone! Però i giorni successivi sono stanca stanca, e inizio a spaventarmi, vuoi vedere che ho tirato troppo la corda nel momento cruciale? Mi rimprovero (come sempre) di aver peccato di hybris, maratona? Io? Ma chi sono per pensare di poter macinare 42,195 km? Idiota, idiota, ma cerco di non perdere la calma, perché credo di sapere che 11 giorni sono sufficienti a riprendermi, nel frattempo corro piano, calmina, faccio gli allunghi da manuale, e, finalmente, il mercoledì inizio a risentirmi benino.

I due giorni precedenti l’emozione sale, mi commuovo al pensiero delle maratone passate, delle fatiche sofferte, mi commuovo di continuo. È il bello della maratona, non è magica solo quando corri, inizia a pomparti friccicore nelle arterie da diversi giorni prima.

Domenica 19 dicembre è freddissimo. Alle 8.30, quando mi spoglio (partenza ore 9), c’è -1, e io ho la mia meravigliosa tenuta convalidata, magliettina a maniche corte con canotta sopra e manicotti. Mi sembra di congelare. Ma mi sembra anche di volare. Mi sento a casa, nel mezzo a runner velocissimi e mozzarelline tremebonde come me, ansia e felicità che si rincorrono, mentre cerco di non assiderarmi. Parto sola, nella folla e nel giro di poche centinaia di metri aggancio i palloncini di 4h15‘. Proverò con loro. Passo 6,04, un pochino più rapido di quanto avessi pianificato durante i lunghi, ma gli allenamenti sono andati meglio del previsto. Sento la motivazione alle stelle. Sono concentratissima e pronta a soffrire. Voglio la mia medaglia, il mio ultimo obiettivo podistico dell’anno. Il freddo è ancora intenso, ma il sole splende nel cielo e dà moltissimo conforto. Il ritmo è blando io mi concedo perfino un po’ di chiacchiere. Una delle palloncine è campionessa europea master di corsa in montagna e racconta i suoi trail, un altro è un caro amico e racconta che si regalerà l’iscrizione al passatore per i 40 anni, un altro ancora ha la moglie che fa la palloncina alle 4h30‘ e conosce tutti quelli che incrocia, fa molto ridere!Alla mezza però rallentare per stare con loro diventa troppo faticoso. Aumentare il passo così presto è rischioso (la maratona inizia al 30°km, fino a quel momento è solo una passeggiata), ma io sono davvero tranquilla e faccio molta fatica a rallentare, perciò mi piazzo a 5,50, un ritmo ancora comodo comodo. Al trentesimo inizia il vialone di ritorno verso Pisa (siamo infatti a Marina di Pisa), sono circa 10 chilometri, molto duri perché c’è un po’ di vento contro, sempre, comunque sia la giornata, e perché è un vialone alberato estremamente monotono. E io sto bene, mi sembra impossibile, ma sono pimpante e allegra. Mi piazzo intorno a 5,40, allora, e continuo così. Faccio i compiti con impegno certosino. Ciuccio i gel al 20° e al 30°, due sorsi d’acqua, e via, senza farmi prendere dalla tentazione di digiunare come mi succede sempre. Tengo sempre un po’ il freno a mano tirato, anche per l’incredulità. Sono al 35, 36, 37 e sto bene, benone, al 38esimo accelero ancora e faccio il 42° addirittura a 5,05! Per tutta la corsa un pensiero mi ha dato tanta energia… Patri e Ludina che mi aspettano all’arrivo, e all’ultima curva la vedo, la biondina del mio cuore, la prendo e corro verso l’arrivo, con tanta gioia nel cuore, 4h06‘ e qualche secondo. Sono felice, stanca il giusto, emozionata, Ludo ride, abbraccio gente, ringrazio il dio della corsa che mi ha sostenuto, sono ancora maratoneta, per la settima volta, dopo 4 anni, quando nel mio cuore tante volte avevo dubitato di poter di nuovo raggiungere questo traguardo tanto amato.

È la maratona in cui ho sofferto meno in assoluto, e questo un po’ mi brucia, il pensiero di essere stata così prudente, di non aver spinto al massimo… insomma ero pronta anche a un po’ di sofferenza, invece è stata liscia come l’olio, però so che mi aspetta un fine anno complesso a lavoro e so che mi deve andare bene così. Questa maratona ha coronato il mio anno, in tutti i sensi, sia podistico, sia perché è una botta di emozione che non si dimentica.

Sono felice di essere riuscita a correrla senza sacrificare troppo la mia famiglia, però, devo essere onesta, a me piacciono le maratone in cui dai tutto, anche in fase di allenamento, e allora lascio socchiuso il cassetto dei sogni delle runner, e pianifico nuove corse, nuovi impegni, allenamenti e speranze!

8 pensieri riguardo “La maratona della minima spesa massima resa

  1. Ho letto tutto di un fiato, con la lacrima che spuntava all’idea di te sotto il traguardo con la Ludina. Mamma mia, sei stata davvero eccezionale e per me molto motivante (coi miei ritmi che nulla c’entrano con cose serie, ma l’energia la percepisco tutta!) Grazie davvero e ancora auguri per questi giorni festosi.

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    1. Verissimo! E io avevo fatto marcia indietro! È stato un incrocio di volontà, ma anche di fortune! Dopo due giorni mi è tornata l’infezione all’orecchio e dopo una settimana ero in attesa del tampone di figlio grande, quindi gran culo, ma le gambe mi hanno portato in fondo è va bene così!

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