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Libri di novembre

Prosegue la mia crisi della lettrice. Sono piuttosto certa che durerà anche a dicembre perché il carico di lavoro che mi affligge è importante, la foga per la corsa lasciamo stare, e se non finirò la Commedia avrò una crisi di nervi.

Oltretutto il primo libro che ho letto, Fisica della malinconia, di Gospodinov, dal quale mi aspettavo moltissimo, è stato talmente altalenante che la sera non sapevo mai se avrei letto alcune delle pagine più belle dell’anno o qualcosa di totale disinteresse. Non è un romanzo tradizionale, bensì come una raccolta di “frammenti” della vita di un uomo “afflitto” dalla malattia dell’empatia. La prima parte sul minotauro è di una bellezza assoluta. Immaginare il piccolo minotauro chiuso nel labirinto mentre sogna il suo solo amore, la sua mamma (Pasifae!!! Urca!!! Sto ascoltando Circe, di Madaline Miller, ommioddio ho il capogiro!!!), ti strazia e ti apre un mondo, come se quella mitologia greca che leggi e ami da tutta la vita acquisisse improvvisamente un nuovo afflato. Poi si perde. Ogni tanto si ritrova. Poi si riperde. Non lo so. Credo ci riproverò con Cronorifugio, ma devo lasciar passare un po’ di tempo.

Poi ho letto Livelli di vita, di Julian Barnes. Di suo avevo ascoltato e poi comprato (ma non ancora riletto) Il senso di una fine. Ogni istante di quell’ascolto è stampato nella mia mente, la sensazione corposa di un libro denso, ricco, che ha l’incedere maestoso di un elefante, non so se mi spiego, le sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di atavico, orbene, mi dico, ci riprovo. Meh. Barnes scrive benissimo, però la prima parte parla di tre persone fissate con il volo, persone reali, a cavallo tra ‘800 e ‘900, pionieri, peraltro super interessanti. A metà smette e parla del suo lutto, la moglie morta dopo un rapidissimo declino. Ecco, tutto bello, ma poco e poco legato.

Infine ho letto Ballo di famiglia, di David Leavitt. Credo che negli anni ’80 sia stato un libro abbastanza deflagrante, mantiene ancora la sua forza, oltretutto, sensazione personalissima, Franzenuccio, ringrazia David, perché non mi dire che le tue famiglie non sono versioni ampliate e riviste di quelle di Leavitt (parlo di Correzioni e Libertà, io dopo questi due con Franzen ho dato) perché non ci credo. Il fatto è che non credo di sentire più il bisogno di questo distillato di famiglie disfunzionali, famiglie in cui la cattiveria e il rigetto di stare assieme hanno preso il sopravvento su tutto, non ne sento più il bisogno, ma forse l’avrei sentito negli anni ’80, prima di leggere Franzen. Voglio comunque leggere altro di Leavitt, perché picchia duro, e, forse, quasi quarant’anni dopo, avrà acquisito quantomeno una sfumatura di morbidezza che lo renderà un po’ meno manicheo. Giusto un’altra piccola cosa. Mi è piaciuto il fatto che, a un certo punto, ci sia un personaggio, minore, che guarda perplesso e un po’ sconvolto questa devastazione familiare e rivendica il fatto che lui non ci sia abituato, e sembra sincero. Ecco, il fatto che Leavitt, in quel personaggio, abbia messo un po’ di speranza mi rende a mia volta speranzosa. Perché io credo nelle famiglie che ci si creano, e un po’ anche in quelle di origine. Trovo, per dire, che parte dei miei zii siano puro schifo, e l’ipocrisia di continuare a frequentarli mi devasta e mamma mi infama, perché per lei dobbiamo comunque tenere in vita questa ipocrisia. Però so anche che mia sorella è in Germania a fare la specialistica e vivere emozioni bellissime, e, sebbene studiare all’estero sia stato un mio sogno e non l’abbia potuto avverare, oltre a un’onesta dose di invidia, che c’è, non la nego, io più di tutto sento tanta felicità per lei e per le sue soddisfazioni. Ecco, Leavitt avrebbe bruciato tutto questo in una fiamma di rancore puro, e forse a volte va bene, ma a volte anche no.

La Commedia mi ha imposto di limitarmi a vivacchiare, quindi non ho seguito i miei propositi, non ci ho nemmeno pensato. Va bene così, per ora, perché sto già facendo una certa fatica a tenere insieme tutto.

Audiolibri:

Sette atti comici, Mattia Torre

Alti e bassi, un po’ di delusione. Però vorrei che il mio cervello parlasse con la voce di Mastandrea.

Brutta, Giulia Blasi

Non è il più memorabile dei suoi libri, tuttavia io avrei davvero tanto voluto leggerla a 15 anni. Alla me adolescente è mancata una Giulia Blasi.

Senza paura, Alessandro Zan

Da mesi ormai ritengo che Zan sia una persona da ammirare, se non altro per come ha risposto al mare di stronzate che gli sono piovute addosso per via della legge che porta il suo nome. Io non potrei fare la politica perché mi sarei infuriata tantissimo e sarei passata dalla parte del torto. Interessante.

Il mostro di Firenze, ultimo atto, Alessandro Cecioni e Gianluca Monastra

Chi non ama la vicenda del mostro di Firenze. Io facevo le elementari e adoravo il processo a Pacciani. Ho letto diversi libri sulla vicenda ma tutti mi lasciano un po’ perplessa. In generale i miei dubbi sono i seguenti:

                1) Scarsa obiettività (ci sta che tu ritenga Pacciani innocente, ma se ignori degli indizi pesanti a suo carico diventa malafede. Puoi smontarli, ma li devi quantomeno nominare), non è il caso di questo libro, mi è sembrato equilibrato.

                2) Confusione temporale. Non ho ancora trovato un libro che mi proceda con la chiarezza che chiederei io. Ci sta che la vicenda sia troppo intricata, per poter essere chiari, ma io spero ancora di trovare un libro che mi proceda in modo più cristallino. Questo è un po’ il problema di questo libro in particolare.

Tuttavia di quelli che è letto mi è parso il più centrato. Lo consiglio a chi interessa l’argomento.

12 pensieri riguardo “Libri di novembre

  1. A me è piaciuto moltissimo anche Purity, per quanto Le Correzioni rimane un libro per me davvero iconico, legato alla morte di mio padre. Ero giovane quando Leavitt esplose e mi feci regalare Eguali amori di cui ricordo poco, tipo che era imponente ma sfuggevole. Molto interessante, ci si potrebbe spendere davvero parecchio tempo, il discorso che fai sul rancore familiare, le ipocrisie sulla quale si reggono certi rapporti. Brava, sempre bello leggerti.

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    1. Sì, anche per me Le correzioni fu una folgorazione, ma poi Libertà mi ha sdegnata e soprattutto varie interviste, il libro di saggi Più lontano ancora, ecco, piano piano mi sono disamorata! Comunque sì, l’argomento è complesso per tutti, ma sono un po’ stanca di quel filone di narrativa che non vede sfumature. Io poi in questi giorni sono particolarmente snervata con Madre e Marito, e quindi tutto troverebbe terreno fertile in me, ma so che i momenti di esasperazione sono isole che vanno in qualche modo prese per quello che sono, momenti appunto!

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  2. Per essere in crisi di letture direi che ne hai letti e ascoltati un bel po’! Io adoro Franzen, in questi giorni comincerò Crossroads, di cui si dice un gran bene. Di Gospodinov ho letto Cronorifugio, ed è molto bello. Ballo di famiglia l’ho letto quando uscì, 1984, lui era un bimbo di poco più di 20 anni, mi colpì molto. Per quegli anni era davvero una grande novità. L’anno scorso ho letto Il decoro, molto interessante: certo Leavitt non ha più la potenza deflagrante di allora…

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    1. Cronorifugio lo leggerò sicuramente nel
      2022, perché Gospodinov, nelle parti riuscite, mi ha stregato. Credo che anche Il decoro farà parte delle mie letture, sono curiosa di conoscere questo Leavitt un po’ “smussato”. Su Franzen ahimè, per ora non ci ho fatto pace, ma mai dire mai!

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