Reading is sexy

Libri di ottobre

Ciao, sono Cristina, e per la prima volta da prima della nascita della Ludina ho avuto un “blocco della lettrice”.

Premettiamo subito una cosa, per me leggere è tutto fuorché performance. Tendenzialmente, leggo esclusivamente per piacere; cercando di ampliare “progettualmente” i miei orizzonti di lettura (introducendo volontariamente scrittori di origini o mondi a me lontanissimi) ho perlopiù incrementato il piacere, quindi non l’ho vissuto come una forzatura. Però se leggo poco sono meno felice, quindi il blocco della lettrice è qualcosa da sconfiggere quanto prima!

In realtà credo di sapere un po’ cosa abbia causato questo piccolo blocco, andiamo ad analizzare. (Questo è un post, temo, totalmente inutile, come molti altri, ma piace a me perché non è che la lettura sia l’argomento più gettonato nella mia cerchia di frequentazioni, per cui da qualche parte devo trovare sfogo!).

                1) La Divina Commedia. Questo è l’anno dantesco, e io l’ho voluto festeggiare leggendo tutta la Commedia, spalmata nell’anno, due canti a settimana. E la leggo con impegno, nel senso che leggo tutti i commenti, le spiegazioni, finché non ho afferrato il senso di quello che leggo non vado avanti. Non dico che sia dura o cosa, quantificando è circa un quarto d’ora a sera, ma spesso è il quarto d’ora che mi dà il colpo di grazia. Poi, mentre ho trovato l’Inferno enormemente godibile, Purgatorio e Paradiso, per me, non lo sono altrettanto. Ora che sono a circa metà Paradiso sto ritrovando il piacere, ma alcuni canti mi hanno letteralmente fracassato le palle. Quindi, insomma, la Commedia ha spesso fregato la mia lettura serale e dopo aver dedicato un quarto d’ora a lei non avevo più la testa per metterla sul librino ameno. Infatti ormai non vedo l’ora di arrivare in fondo. È stato un bel viaggio, specie la prima parte, ma ora sono pronta a terminarlo!

                2) La corsa. Da settembre ho ripreso a correre con regolarità e impegno. Posso dirlo? Cazzo quanto è bello. Io amo amo amo amo amo amo correre. Mi riempie di gioia, e sono anche lenta e scarsa, cioè, dici, sai, ci credo, hai enormi soddisfazioni dalla corsa, per forza ti piace. No. È solo che i miei piccoli progressi, solo miei, mi frastornano di felicità. Insomma, la corsa sostituisce in parte l’altro mio salvagente, la lettura. O meglio, quando sono affaticata dalla vita e per qualche motivo la corsa non funziona per aiutarmi ho solo la lettura. Quindi leggo leggo leggo. Ora ho anche la corsa, quindi non era così urgente leggere leggere leggere. Mi sono fatta prendere la mano dalle ripetizioni. Oltretutto la corsa abbatte la mia insonnia. Se corro non sono insonne, e, normalmente, sfrutto la mia insonnia per leggere.

3) Le contingenze dei libri. Non è che ho letto libri brutti, o meglio, non solo, ma ho letto libri un po’ asfissianti. I miei piccoli dispiaceri, di Miriam Toews, è molto bello, ma dolorosissimo, sicché ho proceduto con calma e cautela. Poi sono passata a Bianco è il colore del danno, vedi sopra, con l’aggravante che alcuni punti per me richiedevano proprio “elaborazione”, sapete tutte le menate sulla maternità e il fatto che se non la vivi come mondo comanda sei spesso attaccata o comunque fatta sentire a disagio? Ecco, qui di questa roba ce n’è a bizzeffe, non come lamentela, badate bene, ma proprio come racconto. Cioè io so che la Mannocchi, presumibilmente, sarà stata criticata per come vive la maternità, e leggere il suo racconto spinge me a delle domande. Una menata cosmica, vi dico, emotivamente.

Infine L’anomalia, questo cappero di librotto che ha riscosso un enorme successo, ha vinto il premio Goncourt, era candidato allo strega europea, e in generale tutti si sperticano per lodarlo. No. Proprio no. È brutto. C’è un’idea ganzetta, una, sviluppata male, 800 mila personaggi che rimangono tutti al livello di spessore di una moneta da 5 centesimi, luoghi comuni che svolazzano felici lungo le pagine, una scrittura finto ammiccante con citazioni di una banalità esasperante. Sono arrivata in fondo non so nemmeno io perché, non ero nemmeno particolarmente curiosa, nonostante il libro sia strutturato per essere una di quelle cose che non puoi posare finché non sai come finisce. Brutto.

Vabbè questi sono i miei tre libri di ottobre. So che per qualcuno non sono un blocco, tre libri (corti) in un mese, ma io l’ho vissuta così. Più che altro senza quella forma di desiderio e piacere di andare a letto per leggere.

Avevo scritto questo post verso il 27-28 ottobre, mi attendeva un fine settimana pienissimo, in cui dubitavo potentemente di poter leggere altro. Invece ho avuto un’altra infezione all’orecchio (l’intervento per debellarla definitivamente ha fatto infezione a sua volta, gioiamo insieme), quindi mi sono rifugiata a letto con una graphic novel e un libro fatto di frammenti, molto breve, che però lascia il segno.

La graphic novel è Stelle o sparo, di nova. Alcune tavole sono bellissime e l’ossatura della storia è interessante (riprendersi grazie a un piccolo viaggio in un’isola greca), però l’ho trovata un po’ acerba, caratterizzazione dei personaggi carente, e necessità di approfondire di più la trama. Comunque da tenere d’occhio e Nova mi piace molto quando parla, racconta.

Il libro di frammenti è Il ramo spezzato, di Karen Greene, la moglie di David Foster Wallace. Chi mi conosce lo sa, trovo DFW il genio più geniale della letteratura moderna, sto notando in giro una certa tendenza a ridimensionarlo (Franzen -che detestavo già e quindi si limita a confermare le mie idee, ha solo avuto la fortuna di non essere malato come DFW e quindi scrivere più a lungo-, Masneri -altro che mi pare troppo apprezzato senza fondamento- e forse anche Vanni Santoni – che invece apprezzo molto, specie quando parla di romanzi -sebbene anche dei suoi gusti mi fidi il giusto, dopo che ha arcilodato La città dei vivi, cosa che considero un’enorme marchetta a uno che nel panorama letterario italiano conta parecchio) ecco e io, nel mio piccolo, dico no, non c’è ridimensionamento, per me. Comunque io mi sentivo una voyer a leggere questo libro. Mi sembrava di voler inopportunamente sbirciare all’interno della vita di quello che è probabilmente, il mio unico idolo letterario, e, insomma, dopo che ne ho letto recentemente alla fine ho ceduto. Che dire? c’è tanto dolore, rielaborato come si può, altalenando tra malissimo e meno peggio, facendo i conti con l’assenza, con la rabbia e quant’altro. C’è tutto. Mi sento sempre una voyer, ma meritava tutto.

Con gli audiolibri è andata meglio, ma senza esagerazioni. Anche qui, ci sono due fattori che mi hanno un po’ abbattuta, il primo è che venivo da L’isola di Arturo, probabilmente l’audiolibro più bello che abbia mai ascoltato. il secondo motivo è che mi sono decisa ad ascoltare in inglese, e qui c’è da dire che, a differenza della lettura di carta, non lo faccio per piacere ma per dovere. È che mi sono resa conto che nelle luuuunghe riunioni di lavoro in inglese a un certo punto il mio cervello parte per la tangente. Non riesco a mantenere la concentrazione a lungo in una lingua che non è la mia. Altro problema è che se non capisco tutto mi indispongo e mi irrito e perdo la capacità di capire in generale. Cioè di un discorso di cui perdo un po’ di dettagli, per l’irritazione a un certo punto inizio a perdere il senso. Quindi mi sono riproposta di ascoltare libri in inglese. Dopo un mese in cui ho ascoltato The happiest man on Earth (bellissimo, mi sono comprata anche il libro di carta in inglese perché l’ho trovato incredibilmente ricco), la storia di un sopravvissuto ad Auschwitz che racconta la sua vita e… boh, ne ho letti molti nella mia vita di libri sul tema, e questo, se escludiamo Levi che vabbè è talmente fuori classifica che pare difficile paragonarlo a qualcosa, è forse quello che mi ha colpito di più, e The redemption of Shawshank, il racconto lungo di Stephen King da cui è tratto Le ali della libertà, un racconto che ho letto almeno due volte in italiano, su cui quindi come trama generale andavo sul sicuro, ma la voce del lettore, bella ma molto impastata, mi ha comunque messo in difficoltà. Ora sto ascoltando The Great Gatsby, molto più agevole, ma anche lui l’ho già letto almeno due volte. Mi sembra di vedere dei miglioramenti, ma chissà!

Poi ho ascoltato Kobane Calling, in italiano, ah quanta gioia, quasi sempre mentre correvo (mentre corro non riesco a concentrarmi sull’inglese, anche perché spesso il vento o le auto rendono l’ascolto meno chiaro e, se in italiano mi aiuta l’intuito, in inglese il mio intuito è ancora una forma protozoica!). È il mio libro preferito di Zero, perciò ero già felice, tuttavia devo dire che i lettori hanno fatto un lavoro eccezionale nel rendere “la pancia” del fumetto. Ovviamente però viva i disegnetti, le graphic novel di carta meritano un sacco!

9 pensieri riguardo “Libri di ottobre

  1. A volte capita di inciampare in qualche libro che poi richiede una pausa… come dice te (e vale anche per me) leggere è una attività che deve dare piacere, anche quando si leggono libri impegnativi, perché comunque ci sono spunti di riflessione, visioni del mondo che magari non abbiamo in noi, ecc. Però bisogna stare attenti alle abbuffate, che, come a tavola, poi richiedo un periodo di digiuno …..
    Comunque, come sempre, alto livello di letture, complimenti!!

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