Never Give up · Qualche volta corro

Mezza maratona di Pisa

Domenica scorsa ho corso, per la prima volta dal febbraio 2020, una mezza maratona. A marzo ne avevo fatta una in solitaria sotto casa, e poi anche 24 km (per chi non lo sapesse la mezza maratona sono 21, 097 km!), ma, dopo marzo, non ero più riuscita ad avvicinarmi a queste distanze, sia per i guai fisici (tamponamento e conseguente blocco di collo e schiena per dieci giorni, poi infezione all’orecchio, poi anemia particolarmente combattiva. Peraltro, ne sono fuori dall’anemia terribile? No, è migliorata, ma sono ancora a 11 di emoglobina e 7 di ferritina, dopo tre mesi di integratori, per cui siamo passati al ferro forte, che avevo per ora evitato per i noti problemi che dà allo stomaco. Sono cinque giorni che lo prendo e niente problemi, quindi al prossimo giro di analisi ci dovrebbe essere la svolta, vediamo. Peraltro può essere che in due giorni abbia già dato qualche risultato e che mi abbia aiutato in mezza? Chissà, il dottore mi aveva detto che avrei sentito i vantaggi molto rapidamente), sia per la mancanza di motivazione, conseguenza anche del fatto che stare poco bene ti rende poco efficiente. Luglio e agosto poi erano stati logisticamente proibitivi, sia perché l’anemia era al picco, sia perché l’unico modo di correre, non entro nei dettagli logistici della mia vita, ma fidatevi, era andare in pausa pranzo a lavoro, cioè spesso con 40 gradi, chi conosce Firenze e il suo microclima sa, insomma, un delirio. Eppure, in qualche modo, non mi sono mai fermata. Ci sono state settimane in cui ho corso, con immensa fatica, due volte 5 km, chiedendomi se sarei mai tornata a sentire l’energia, altre in cui la domenica riuscivo a fare 10 in un tempo che non ci mettevo al nono mese di gravidanza (ricordiamo che la mattina prima di partorire ho rotolato dieci km in 70 minuti) con scoraggiamento conseguente, eppure sono molto orgogliosa di dire che non ho mollato. Sapevo che, prima o poi, la mia fatica avrebbe dato i suoi frutti. Non chissà che frutti, ma la gioia di correre, quella sensazione di spinta difficile da spiegare. Io credo che chi è atleta di natura quella sensazione la conosca spesso. Vedo mio figlio, che è sempre stato portato per qualunque sport e che si allena 3 ore minimo tutti i giorni, che a volte usa il suo corpo e le sue gambe con una naturalezza e una gioia che io so non appartenermi, perché sono sempre stata un po’ piolletta, poco reattiva, lentina. Eppure, mentre corro, nelle corse lunghette, direi sopra i 15 km, a volte sento nascermi un’energia e una vitalità che sono gioia allo stato puro. In particolare porterò sempre nel cuore gli ultimi chilometri della maratona di Firenze e soprattutto Pisa del 2017, quando nell’ultima parte (si parla del 37esimo, 38esimo, eh, roba che solo 6 anni fa mai avrei pensato di correre), io ho sentito di averne e ho accelerato, e lo avvertivo, mentre andavo, che ero una privilegiata, a sperimentare quella sensazione. È unica, fidatevi, e la porterò sempre nel cuore.

Insomma, ieri questa sensazione l’ho sentita anche in mezza (non è la prima volta, in realtà in mezza succede spesso, ma la maratona è emotivamente una roba così grossa che finisce per oscurare le mezze). Ma partiamo dall’inizio.

Nei miei programmi questa Mezza di Pisa non c’era manco per idea. Guardo il calendario del Garminuccio e vedo che poco meno di un mese fa, il 12 settembre, per l’esattezza, avevo fatto 12 km a 6’24”. Ed ero pure arci felice. Era la prima settimana di preparazione per una mezza che mi ero prefissa di fare il 14 novembre, a Livorno. Questa domenica il programma prevedeva 14 km.

Vabbè. In settimana un amico di corsa mi scrive un messaggino chiedendomi se mi va di fare la volontaria alla mezza di Pisa, al controllo pettorali dell’ingresso in griglia. In cambio pettorale omaggio. Fibrillazione. La mezza di Pisa è stata la mia prima mezza, nel 2015, non è bellissima, c’è un pezzo che passa nella zona meno pittoresca di Pisa, ed è il pezzo che in mezza significa crisi, dal 13 al 17esimo, quando sei stanco ma non vedi ancora la fine, ma il resto è spettacolare, poi è tutta in piano e l’arrivo è sotto la Torre, sempre un’emozione!

Insomma, mi organizzo col marito e accetto, però non ho il certificato. La visita agonistica è fissata per il 26 e io non riesco in alcun modo, chiamando in tutta la regione, praticamente, ad anticiparla. Per cui ok, faccio la volontaria, dopo correrò una mezza in autonomia, senza venir cronometrata, sfruttando solo il percorso e la compagnia. Non è una cosa che si fa, nel senso, di solito paghi un’iscrizione proprio per usufruire di tutto questo, più i ristori, il pacco, etc, ma io mi ero data da fare come volontaria, avrei avuto comunque diritto al pettorale, per cui non mi sono sentita in colpa, e per non incorrere in questioni ho corso col giacchettino da volontaria, meno male che sono freddolosa e anche nei pezzi al sole non ho patito!

La mattina partiamo in gruppo con tre amic*, tra cui Fausta, con cui a gennaio scorso avevo fatto le uniche corse in compagnia dell’era pandemica, quando eravamo in zona bianca, perché abitiamo in due comuni diversi, e che mi ha aiutato moltissimo, per messaggio, a mantenere un barlume di motivazione durante i mesi bui dell’estate. C’è voglia di ridere e scherzare, loro hanno spesso corso in gruppo, sono tutti di Pontedera, e hanno meno problemi di gestione familiare di me. Arriviamo in un Pisa deserta, semibuia e freddissima, 8 gradi, e iniziamo a dare una mano a montare i tavoli e le postazioni per i controlli dei green pass. Fortunatamente noi siamo in pregriglia, ci arrivano solo runner a cui hanno già controllato i green pass. Il nostro compito è tenere le distanze in griglia, ci sono dei pallini verdi a 1,8 m, e far tenere le mascherine su fino alla partenza. Dopo 500 m dalla partenza ci sono dei cestini dove si potrà lasciare la mascherina, perché sicuramente la situazione si sarà distanziata. Alcuni reagiscono con un po’ di fastidio, al nostro (sempre gentile, c’è tanta felicità in giro, perché guastarla?) invito a non superarsi in griglia e a tenere la mascherina sul naso, ma il bilancio è positivo, e ci prendiamo solo un vaffanculo conclamato. La maggior parte reagisce scusandosi e seguendo le indicazioni. Facciamo partire tutti tutti, li incoraggiamo, poi ci spogliamo, corsa folle alla macchina, vicinissima per fortuna, arrivare all’alba ha i suoi lati positivi, lasciamo le borse e partiamo anche noi. Siamo in fondo, fondo, fondo, e formiamo un mega gruppo per correre la mezza in 2 ore, che corrispondono a circa 5’38”, come passo. Io ero partita con l’idea di un allenamento corso tutto a 6′, ma mi dispiaceva lasciarli andare, per cui mi sono aggregata e ho sperato di reggere il più possibile. I miei amici sono abitualmente dei pacemaker, quei runner che, nelle mezze e nelle maratone, corrono a passo fisso per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi di tempo, per cui sono abituati a incoraggiare e a far divertire, in modo che la fatica scorra meglio. Troviamo subito altri ritardatari che vogliono correre la mezza in due ore, e, in breve, siamo il gruppo più unito e ridanciano di tutta la corsa! Io ho mantenuto un very low profile per molti molti chilometri. Mi godevo le risate in silenzio, ho investito del fiato in chiacchiere solo quando abbiamo beccato Ale Bas, un amico con cui avevo corso la Mezza di Scandicci, quasi due anni fa, e che era stato praticamente il mio ultimo abbraccio extrafamiliare prima della pandemia. Al tredicesimo, però, quando inizia il momento più complicato della mezza, ho capito che difficilmente sarei scoppiata, stavo bene, ero gioiosa, quel passo che un mese fa mi pareva un’utopia era perfino limitante per la voglia delle mie gambe. A quel punto ci siamo divisi in due gruppetti, un primo, con me e un altro pacer, che puntava a spingere quelli del gruppo delle due ore che un po’ ne avevano e speravano di arrivare sotto con un certo margine, e quello, più affaticato, che manteneva il passo delle due ore preciso. Per qualche altro chilometro, comunque, siamo stati molto vicini, poi, al 17esimo, abbiamo urlato “e ora chi ne ha vada!!!”. Il gruppo dietro è rimasto più unito, quello avanti si è sfilacciato. Io ho mantenuto un passo intermedio, per fare qualche urlaccio al pubblico che non ci applaudiva (applaudite i runners!!! È una cosa bellissima sentirsi incoraggiare!!!) e cercare di motivare un po’ le persone, poi al 19esimo ho lasciato andare le gambe, senza esagerare. È stato bellissimo, andavo a 5 e le trattenevo, e stavo bene, non ero stanca, non ero affaticata, solo felice. Da ultimissimo sono uscita dal tracciato perché mi scocciava passare sotto il gonfiabile senza il pettorale, ma ho affiancato l’arrivo per essere sicura di fare la distanza. Alla fine ho fatto 1h59, considerando che gli ultimi 300 li ho corsi a zig zag tra la gente e che non ho mai spinto sono felicissima! È la mia mezza più lenta di sempre, ma non mi importa niente, è comunque oltre qualunque mia aspettativa! Ora ovviamente ho ancora più voglia di correre e, ancora più ovviamente, solo un coro mi risuona nel cervello… MARATONA MARATONA MARATONA. È un coro maledetto, perché la maratona è impegnativa, e richiede, per avere qualche possibilità di finirla senza ammazzarsi, diversi lunghi di 25-28 km e almeno un 30 e un 35 (perlomeno, questa è la mia ricetta). Sono moltissime ore investite. Quando potrei allenare la mezza con un dispendio di tempo accettabile. Il problema è che la Maratona è il mio amore podistico. Le emozioni che ti lascia sono una cosa difficile da mollare. Quindi non lo so. La ragione proclama Mezza e il cuore grida Maratona! Potrei scegliere la Mezza e rendere la vita facile a me e alla mia famiglia, soprattutto (perché complicarmi la mia, di vita, non mi sembra un problema, per Lei), emozioni belle ma non quella roba sconquassante dei mitici 42km, oppure complicare la vita a tutti e far mettere le ali al cuore. Oi oi oi che scelta difficile.

Ah, ultima cosa, gli adorabili organizzatori mi hanno dato comunque il pacco gara e la medaglia, che è una delle più belle di sempre, visto l’aiuto fornito e il fatto che i 21 me li sono corsi tutti!

15 pensieri riguardo “Mezza maratona di Pisa

    1. Invece mi sa che continuo con le mezze, ho ludo con la febbre, in attesa di tampone (le ho fatto il rapido ed è negativo, ma insomma), mi rendo conto che già se tutto va bene è difficile organizzarsi, ma con i normali imprevisti diventa davvero impossibile e rischio di rodermi il fegato! Tornerà il momento delle maratone, ma per ora, Mezza a noi due!!!

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      1. Grazie a te per la risposta! Colgo l’occasione per dirti che anch’io ho appena pubblicato un post autobiografico, in cui racconto una mia esperienza molto intima e personale… spero che ti piaccia! 🙂

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  1. Ma sei una forza della natura!!!! E’ stato bellissimo leggerti e conoscere i pensieri di una persona che corre. Quando esco, specialmente sul lungomare ( a Livorno sono fissati ) ne incontro tantissimi a correre, di tutte le età. E pure nel periodo della pandemia, quando uscivo col cane, era pieno di giovani donne o ragazzi o persone mature , che correvano. Mi dicevo fra me e me – mah, cosa ci troveranno mai di tanto bello correre sempre così??” Ora grazie alle tue parole, li guarderò con sincera ammirazione. Io non oso provare, non ho il fiato,in più mi sono rotta una gamba una volta e il ginocchio un ‘altra volta, quindi cammino bene ma non so come reagirebbero queste gambe. E poi giù via, confessiamolo….sono un tantino pigra, anche se non sto’ ferma un momento!!!! Sono felice di averti scoperto- Ora quandop correrai col pensiero, correrò con te!!!! 🙂

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