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Libri di marzo (in ritardo!)

Allora, intanto una piccola informazione di servizio :). Ho deciso di mettere nel post dei libri anche gli audiolibri, semplicemente perché ormai, nella mia mente, i due mezzi di fruizione sono sempre più vicini. Ovvio che la lettura è ancora di gran lunga favorita, ma riconosco che, una volta imparato a concentrarsi sull’ascolto, le esperienze diventano sempre più simili e soprattutto i libri rimangono impressi tanto quanto. Al momento gli audiolibri continueranno a non entrare nei computi statistici degli obiettivi, perché la scelta è giocoforza più limitata, ma vedremo.

Partiamo!

Libri di carta

La guerra non ha volto di donna (Svetlana Aleksievic)

Dopo il febbraio deludente volevo partire andando sul sicuro con questo libro trovato usato sul libraccio (avevo il buono dei libri di scuola!). L’anno scorso la Aleksievic era sul secondo gradino del podio, con Preghiera per Chernobyl, sapevo cosa aspettarmi dal suo stile, sapevo che non sarebbe stata una lettura leggera, ma, mio dio, il talento di questa giornalista nell’andare a cercare le storie, nello scavare in un mondo spaventosamente evidente eppure nascosto. Qui intervista le donne che hanno combattuto nell’armata rossa nella seconda guerra mondiale (non ricordo il numero esatto, ma si parla comunque di stime oltre il milione), le aiuta ad aprirsi a raccontare cose che sono quasi state obbligate a dimenticare, perché quello che ha visto una donna soldato è roba che deve essere cancellata, brasata dalla memoria. Alcune di queste donne sono riuscite a rifarsi una vita, altre hanno continuato per tutta l’esistenza ad essere additate perché una donna in guerra non può che essere stata una poco di buono, alcune parlano degli anni al fronte con una sorta di malinconia per la vita cameratesca che vi hanno incontrato, per l’orgoglio di essere fondamentali per la patria, altre ne parlano con ritrosia, ancora vittime degli incubi. Un libro eccezionale, durissimo eppure ricco di momenti di poesia e lirismo, perché, ricordiamolo, c’è un po’ di Dostoevskij in ogni Russo e in ogni Russa.

Atti umani (Han Kang)

Diversi mesi fa avevo ascoltato su Storytel l’audiolibro de “La vegetariana”, di questa scrittrice sud coreana. L’ascolto mi aveva lasciato molto perplessa, eppure è uno di quei libri che scavano, scavano, scavano, e non si fanno dimenticare. Per questo motivo ho cercato anche questo romanzo (la rete bibliotecaria del mio cuore se lo è fatto mandare da una rete di un’altra zona, se ancora non usufruite dei servizi delle biblioteche fateci un pensierino!). Il tema è completamente il lirismo, ma lo stile è inconfondibile, una voce evocativa, piena di riverberi, che sembra risuonare da ogni direzione, come un’eco. Si parla del massacro di Gwanju di cui, colpevolmente, non sapevo assolutamente niente, e viene raccontato da numerosi punti di vista che, proprio come le voci dell’eco che ti assalgono da più parti, e ti immergono nella tragedia. È un libro che merita per moltissimi motivi, per la voce, diversa e lontana, per l’argomento, sconosciuto e remoto, per i personaggi, storti e segnati.

Il weekend (Charlotte Wood)

Anche questa è stata una bella lettura. Si parla di tre amiche anziane, oltre i 70 anni, che vanno a svuotare la casa della quarta amica, morta da pochi mesi. Quest’ultima era, in qualche modo, il collante di questa relazione quadrangolare, che proprio per la sua mancanza, inizia a sfaldarsi. Anzi, lo scollamento è già importante. Sono belle, queste tre amiche, perché sono diverse, perché affrontano la vecchiaia ognuna a modo loro, perché ti mettono di fronte a una parte della vita che ora mi sembra lontanissima. Quando parlo con la mia nonna ultraottantenne (mercoledì fa la seconda dose!!!) non riesco ad empatizzare così tanto con lei come ho fatto con queste donne. O meglio, nonna ed io siamo legate da amore puro, parliamo, ci raccontiamo, ma forse rimane un po’ di pudore, in lei, e sicuramente non ha i mezzi per descrivere le sensazioni della vecchiaia come fa questa autrice. Ho pensato molto a quale di quelle donne, un giorno, somiglierò di più (dando per scontato di arrivarci alla vecchiaia, insomma, lasciatemi essere ottimista) e a come vorrò ripensare alla mia vita. Non so.

Ho scelto questo libro dopo averne letto sul blog Il mestiere di leggere (sempre aggiornatissimo e pieno di spunti fuori dai soliti circuiti!), attirata anche dal fatto di non aver mai letto niente di Australiano. Quello che mi ha fatto riflettere, a questo giro, è stato che, nel mio progetto di leggere da mondi diversi dal mio, in questo caso il mondo diverso non è tanto un continente opposto al mio quanto una vecchiaia che mi sembra ancora tanto lontana.


Una storia americana (Francesco Costa)

Chi mi conosce lo sa, amo Costa di prima che diventasse mainstream e sono anche un po’ gelosa del fatto che così tanti l’abbiano scoperto, a volte vorrei rispondere acidissima, ehi, guardate, io lo seguo dalla prima stagione di Da Costa a Costa, brutti saltatori sul carro del vincitore! Poi mi ripiglio e gioisco del suo meritato successo. Questo libro, se siete appassionati e lo seguite religiosamente, non è utilissimo, sapevo già tutto, ma è comunque funzionale avere la storia di Biden e Harris in un volume e se non seguite con certosina devozione Costa, o comunque la politica americana, è molto molto interessante per aprire uno spiraglio su due personaggi con cui avremo a che fare nei prossimi quattro anni!

La mia cosa preferita sono i mostri, Libro Primo (Emil Ferris)

Avevo sentito innumerevoli volte parlare di questa graphic novel, sempre in toni entusiastici, e non è difficile capire perché. Disegni bellissimi, pagine molto ricche sia a livello di immagini che di testi, è un librone denso, non una graphic novel che va giù liscia e morbida. Anche i temi sono macigni, insomma roba grossa. Se proprio devo fare un appunto è che il Libro Primo ha più di quattro anni e, che io sappia, un Libro Secondo non è stato annunciato, e che sembra davvero difficile poter replicare con un livello all’altezza di questo. 

Pirati (Clive Cussler)

1995-1996. I libri da ragazzi mi duravano due giorni, la biblioteca da ragazzi di Cecina era esaurita, e io costavo troppo. In preda alla disperazione mamma mi portò nella nostra libreria di fiducia e chiedemmo un consiglio per un libro di avventura da adulti. Il mitico libraio ci consigliò Clive Cussler, io ci misi una settimana a leggerlo, passai alla sezione della biblioteca per adulti e mamma fu felice e non in bancarotta. Per i successivi 3 anni Dirk Pitt, mitico protagonista cussleriano, fu il mio amore (poco) segreto, lessi tutto quello che era stato pubblicato, poi passai ad altro. Non ho più comprato un libro di Clive Cussler da quei giorni, ma nel mio cuore Dirk Pitt rimane il mio avventurosissimo amore.

Natale 2020, è il Natale dei libri, e alla mia lista mamma, in totale autonomia, aggiunge l’ultimo libro di Cussler. Un colpo al cuore che non ci sia Dirk Pitt (ma forse meglio così, il mio amore rimane inalterato), e lo metto da parte per periodi complessi. Arriva il periodo complesso, e io mi lancio in questa avventura. Non è più il mio genere, ma cacchio se è bella la sensazione di riavere 10 anni!

La seconda occasione (Edith Warthon)

Questo libro è una sorpresina aggiuntiva che la cara lise.charmel di goodreads mi ha voluto fare per l’American Christmas di Goodreads visto che mi ero presa la briga di organizzarlo. Allora, mai, nella mia vita, mi ero posta il problema di leggere Edith Warthon. L’età dell’innocenza è un titolo che mi attira meno di zero. Però partivo per una trasferta, mi serviva un librino piccolino che non pesasse nel mio zainetto stipato e questo era perfetto. Stupore e meraviglia! Sono tre piccoli racconti, tre perle nascoste (l’ultimo un filo sotto, per me). La Warthon è riuscita a cesellare una forma di verità ambigua, una tipologia di dolore così simile ai tagli fatti con la carta, quasi impercettibili all’apparenza, dolorosi nell’essenza che io, rintanata nel mio bed and breakfast surriscaldato, mi sentivo ribollire dall’incredulità di trovarmi materiale così prezioso tra le mani.

Audiolibri

La peste (Camus)

Penso che mezzo mondo abbia letto questo libro in corrispondenza della pandemia, mentre io nicchiavo. Non mi ispirava, ne sapevo molto poco e non ero convinta. Ma una delle cose belle di Storytel è che mi permette di godermi i classici mentre magari nelle letture sono presa da mille voglie e mille desideri ondivaghi, e ascoltare La Peste è stato uno dei regali di marzo. Non è assolutamente pesante, e i due protagonisti, Rieux e Tarrou, sono fra i personaggi più belli che mi sia capitato di incontrare. Ci sta che un giorno me lo rilegga anche di carta.

L’acqua del lago non è mai dolce (Giulia Caminito)

Ero scettica, scetticona, su questo libro. 1) la copertina e il titolo mi respingevano, assolutamente troppo enfatici 2) scrittrice italiana contemporanea, diffidenza, diffidenza a pacchi 3) non c’è un tre, ma i primi due punti erano più che sufficienti. Però c’erano delle belle recensioni di gente abbastanza fidata su goodreads, dall’aria che tirava sembrava chiaro che sarebbe entrata nella dozzina dello strega e, per la prima volta da tanti anni, avevo voglia di interessarmi a questo premio, e ho deciso di provare. 

Che dire? È un bel libro. Ogni tanto ho trovato la scrittura troppo leziosa, ma non è stata una cosa eccessivamente fastidiosa, e la Caminito ha creato un personaggio credibile e personale, non la solita trita protagonista. Per la mia generazione, inoltre, credo che abbia il valore aggiunto di scrivere esattamente la nostra realtà, è la prima volta che ritrovo la mia condizione adolescenziale (cioè, non mia di Cristina, ma il mio contorno, che è diverso da quello di chi è stato adolescente negli anni 80 e primi 90) e quindi è facile entrare in risonanza, anche se poi la provincia Toscana non ha nulla a che vedere con un posto come Anguillara. Mi è piaciuto e lo consiglio.

5 pensieri riguardo “Libri di marzo (in ritardo!)

    1. Ricambio l’augurio, cara, sono contenta che ti piacciano queste recensioni, ma a questo giro mi rendo conto che sono proprio stiracchiate, ho avuto un mese complicato a livello lavorativo, specie nell’ultima parte, e spesso ho dovuto lavorare la sera, tempo che tipicamente dedico alla lettura e a riflettere sui titoli!

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  1. Come sempre un bel panorama di letture. Intanto grazie per le belle parole che mi hai dedicato, e che posso girare nei tuoi confronti.
    Mi fa piacere che il libro Il weekend ti sia piaciuto; certo, non è un capolavoro, ma una lettura piacevole sì. Tra le tue letture c’è ne sono diverse che mi attirano: Warton e Aleksjevic, ad esempio. Grazie per questi spunti.

    Non ho ancora esplorato gli audiolibri ma mi sa che ci proverò. 🤔

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    1. Sugli audiolibri io sono davvero una fan (e c’è voluto un po’ di tempo, perché lo diventassi!), quindi li consiglio, specie a chi ha dei momenti morti, guida, passeggiate, faccende.
      La Wharton e la Aleksievic decisamente si distinguono questo mese!

      Piace a 1 persona

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