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Libri di gennaio

Oh che bello cominciare a mettere in fila anche questo 2021 di libri! E vedere mese per mese se i miei buoni propositi vengono rispettati!

Allora, ho iniziato l’anno con un libro splendido “Di notte sotto il fiume di pietra“, di Leo Perutz. Il libro viene dall’American Christmas del meraviglioso gruppo goodreads che seguo con venerazione (sorto dalle ceneri di due gruppi anobii, e qui la lacrimuccia di rimpianto è d’ordinanza), ogni anno organizziamo uno scambio a catena, ed è sempre una gioia! Tra l’altro quest’anno, per quanto poco partecipato (solo in dieci, nei gloriosi tempi di anobii eravamo una trentina), ho organizzato io tutto l’ambaradan (sottraendo tempo al sonno), escogitato un raffinatissimo metodo stocastico per gli accoppiamenti (il dito smanaccante di Ludo sulla lista dei nomi) e mandato le mail, e ne ho ricavato gran soddisfazione, perché è sempre bello fare qualcosa di comunitario!

Smetto di tergiversare, il libro è magico e io consiglio consiglio consiglio consiglio di leggerlo prima di andare a Praga, prima di immergersi nella città più bella che io abbia mai visto (sì la preferisco a tutte), nelle sue atmosfere fatte di penombra e toni scuri, nel suo freddo tagliente, nelle pietre che ti si chiudono addosso avvolgendoti. Io ci sono stata 6 anni fa, e dopo aver letto questi racconti, che ballano intorno all’imperatore e al mondo del ghetto ebraico, ho sentito l’urgenza di ripartire, immediatamente! Sono ambientati nel 1500-1600, in un mondo che però si percepisce ancora “medievale”, nel senso più immaginifico del termine, quindi non quel medioevo vivido e vivace che ci descrive spesso Barbero per scardinare le nostre certezze, ma quello un po’ oscuro e castrante dei nostri deliri onirici e, specie in un periodo come questo, dove siamo tutti vittime di questa triste impossibilità di muoverci, ha il pregio inestimabile di trasportarci coi panni e tutto in un mondo altro. Bellissimo.

Poi ho letto la seconda puntata della saga di Douglas Adams, Ristorante al termine dell’universo. Io non sono stata la fan numero 1 di Guida galattica per autostoppisti (disonore su di me), ma era il primo libro iniziato nel 2020 e volevo dare vita a questa tradizione, per cui il primo libro iniziato nel 2021 doveva essere proprio questo. Proprio perché non sono rimasta folgorata dal primo, che è comunque delizioso, pieno di inventiva e di humor inglese, mi sono goduta assai il secondo, dove ho ritrovato quel clima ironico e scanzonato, sotto al quale si nascondono un sacco di pensieri molto pregnanti.

A questo punto ho fatto una deviazione dai miei piani, deviazione dovuta alla visione di SanPa, e al conseguente infognarmi nel tema, per cui, quando Loredana Lipperini ha scritto nel suo blog che l’atmosfera di quegli anni era perfettamente sintetizzata dal libro “I giorni della rotonda“, di Silvia Ballestra, ho visto che nella piccola biblioteca del mio paesino era disponibile senza starlo a richiedere e l’ho preso al volo. Il libro non è brutto, per niente, scritto non male, interessante, poco gigione, centrato, se non riesco a sperticarmi in lodi è perché manca quel graffio, quella storia che ti entra dentro e ciao, non ci sei per nessuno, e quindi ho il timore che non mi resti a lungo in mente. Però, ecco, è un bel lavoro. Un lavoro preciso e ben scritto per iniziare a “studiare”, per capire che c’è un periodo della nostra storia che è stato davvero poco elaborato. Gli anni ’70 e ’80, i profondissimi cambiamenti che hanno portato, sono stati pietosamente coperti, raccontati solo per cliché e filoni (perdendone altri importanti, avrò sempre in mente il pensiero che per tutti oggi gli anni 70 sono gli anni di piombo, ma per chi aveva 20 allora decisamente non lo erano -temo che questo pensiero sia, ancora, del mio amato Barbero, ma potrei sbagliarmi), si vede benissimo, secondo me, ora con SanPa, tutti ad accapigliarsi sul giudizio morale che si dà su Muccioli, senza interrogarsi sui numeri delle alternative (che, ahimé sempre troppo poche e ancora meno visibili ma c’erano), voglio dire, per capire davvero se un metodo, pur violento, possa funzionare per il recupero, bisognerebbe confrontarlo con i numeri degli altri metodi, e questi numeri andrebbero raccolti da un ente esterno, e rielaborati, e analizzati, e non sarebbe tempo perso, perché ci darebbe indicazioni chiare su tutto il mondo dell’educazione e del reinserimento, bisognerebbe domandarsi se lo stato, che non sapeva affrontare la tossicodipendenza allora, abbia imparato qualcosa oggi, ma niente, mi sembra che le discussioni su SanPa, copiose e necessarie, vertano quasi esclusivamente sugli aspetti morbosi, ma insomma, è già qualcosa. Niente, oggi divago. Ripeto non posso lasciarmi andare all’entusiasmo perché manca un po’ il colpo di grazia, a questo libro, ma in generale lo consiglio con convinzione.

Poi ho letto Persepolis, la graphic novel dell’autrice iraniana Marjane Satrapi, penso di essere rimasta proprio l’ultima a farlo! L’ho trovata davvero interessante, è bellissimo il fatto che riesca a mettere in luce le incredibili contraddizioni che hanno percorso l’Iran e la sua storia recente, ho adorato i genitori di Marjane e la loro apertura mentale, così in contrasto con quello che li circonda, la dicotomia vita pubblica/vita privata, il fatto che l’autrice sia stata per lunghi periodi combattuta tra Iran e Francia, insomma sono molto felice di aver colmato questa mia lacuna!

Ho, con un po’ di mestizia, continuato a divagare dal mio piano di azione libresca originale, perché mi hanno prestato con grande entusiasmo “La paziente silenziosa“, thriller psicologico del 2019 di enorme successo (leggo sulla fascetta, eh), not my cup of tea, molto acchiappone, non vedi l’ora di finirlo, ma poco credibile e un po’ telefonato come finale.

Nei miei piani originali, quindi, c’era Bernardine Evaristo, con Ragazza, donna, altro, ma ho dovuto fare un’ulteriore deviazione perché l’ho ordinato in libreria e non ero ancora riuscita a passare a prenderlo.

Ho letto, quindi, Bestiario Sentimentale, di Guadalupe Nettel, e qui, direi, c’è stato il primo vero scossone del 2021 letterario.

Quando, con cinque racconti da poco più di venti pagine l’uno, ti ritrovi ad essere artigliata da una scrittrice, secondo me vuol dire che sei di fronte a qualcosa di importante. Questi racconti sono storti. Ognuno di essi racconta una stortura angosciante, vagamente ripugnante, ma viva, riconoscibile, insinuata ovunque. Mi è piaciuto tutto di questo libro, ogni dettaglio, ma rimane qualcosa di spaventoso che mi fa temere di approfondire la conoscenza con Guadalupe Nettel. Ma è un timore che non ho la minima intenzione di assecondare. (Oltretutto è un’altra scrittrice con l’ossessione degli animali un po’ trucidi. O meglio, animali trucidi specchio di roba trucida degli uomini. Parliamone, che mi vengono in mente subito di schianto anche Ammaniti e Puissant e mi sale l’ansia. Uno spappolava gli asini, l’altro i coccodrilli e, dopo Nettel, pensare ai funghi, che fanno regno a parte, ma insomma, non è più sinonimo di lasagne ai porcini. Che disagio.)

E alla fine, ci siamo, ho letto Ragazza, donna, altro. Ne avevo paura, perché il super librone femminista dell’anno scorso, Invisibili, acclamato urbi et orbi, mi aveva lasciato tiepidina tiepidina (ne riconosco la fondamentale necessità, ma allo stesso modo in cui riconosco quella dell’aspirapolvere, indispensabile, ma odiosa), e questo, nella mia testa, era uno stretto parente. Come mi sbagliavo! Ragazza, donna, altro è un libro di storie di donne, vere, reali, tangibili, di ciccia. O perlomeno, ormai lo sono nella mia mente. Ognuna è differente, ognuna pensa secondo percorsi tutti suoi, e la Evaristo le rende tutte, indipendenti ma intrecciate, magnificamente. Sono stata travolta da questa lettura, e mi sono sentita anche un po’ frustrata, perché il mio mondo mi è sembrato più piccolo, confrontandolo con quello delle protagoniste. Mi è dispiaciuto vedere su Goodreads che ci sono quasi esclusivamente recensioni di donne, a me è sembrato un libro universale, un libro-Londra, nel senso che prende una città e la palleggia tra le sue pagine facendone emergere il mondo variegato che la compone.

Non ho messo 5 stelle, ma 4 (forse sono stata troppo severa, aspetto qualche settimana e poi potrei incrementare), solo perché è uno di quei libri così trascinanti che talvolta l’entusiasmo li “monta” un po’; inoltre il finale è un po’ “calante”, e un paio di personaggi, quelli più “ordinari”, non sono all’altezza degli altri, ciò non toglie che sia un libro davvero imperdibile e molto centrato.

8 pensieri riguardo “Libri di gennaio

  1. Bellissimo post!!! Di quelli chi ti fanno venire ancora più voglia di leggere.
    Il libro della Evaristo l’ho appena letto anch’io e mi è sembrato magistrale, mi spingo a dire l’unica vera novità letteraria degli ultimi anni. Lo stile, la scrittura, mi hanno colpito dritto in testa. Le storie, dritto al cuore.
    Io l’ho messo come libro del mese.

    Nettel c’è l’ho in programma, le avevo dedicato un focus e non vedo l’ora di leggerla.

    Che dire? Buone letture per i prossimi giorni 👍👍👍

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    1. Avevo visto che era il libro del mese! A livello stilistico è vero, nuovissimo senza forzature, c’è piena rispondenza tra la forma e il contenuto, le storie dritte al cuore, secondo me avrebbe guadagnato dal finire 50 pagine prima. Buone letture anche a te!

      Piace a 1 persona

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