Reading is sexy

Libri di dicembre

Dicembre è stato uno dei mesi peggiori dell’anno, per me. Il marito si è rotto un piede correndo, e questo ha incrementato il mio carico di lavoro nella gestione della casa, il carico di lavoro a lavoro era già assurdo (mi svegliavo alle 6 per lavorare un’oretta e un quarto prima di scarrozzare i figli (Vale si sta allenando con la prima squadra, mattina e pomeriggio, è andato di conseguenza a scuola privata, una storia molto pesante gestionalmente e psicologicamente, per me) e spesso mi rimettevo la sera dopo che Ludo si addormentava), ho anche mollato la corsa, in questo periodo, a parte poche sporadiche uscite quando proprio mi trovavo un’oretta libera, e a lavoro si sono create un paio di situazioni spiacevoli in cui sono stata accusata di non aver condiviso alcune cose con le persone giuste (e io, come in quelle terribili freddure, ho fatto loro un “disegnino”, mandando loro lo schema del flusso di comunicazioni ufficiali, ma ovviamente ne è sorta una lunga polemica che ho detestato), in realtà era solo un rompicazzo nulla facente che aveva dovuto far buon viso a cattivo gioco di fronte a una decisione che non gli tornava, ma per la quale era in schiacciante minoranza, e allora si è messo a cavillare sui flussi comunicativi. Orrore.

In tutto questo, come sempre, santi librini, ho letto un sacco. I primi due librini, a dir la verità, sono più di novembre, perché li ho finiti il 2, ma non importa.

Il primo libro è stato Un cuore in Bretagna, di Sandra Faè. Lo dico sempre, non è un genere con cui mi confronto spesso (literary romance?) ma Sandra è veramente brava a creare personaggi e atmosfere. Questo, in particolare, è stato perfetto per immergersi nell’atmosfera natalizia, un ottimo interludio fra tomi impegnativi, e non incapperete in scene di sesso sfrenato e inutilmente dettagliato, non incapperete in improbabili maschi alfa che si innamorano di ragazza belle ma troppo modeste per mettersi in evidenza finché non fioriscono grazie all’intervento del suddetto maschio alfa, ma soprattutto, in un momento in cui evadere era impossibile, io sognavo i paesini della Bretagna, e sono stati momenti molto confortevoli.

Più o meno contemporaneamente ho finito Dante, del sommo Alessandro Barbero. Piccola premessa, ascolto Barbero dai tempi in cui non era mainstream, non so nemmeno io come beccai la conferenza in cui spiegava come si era arrivati alla seconda guerra mondiale e mi innamorai, fatto sta che quando è esploso il suo fenomeno io avevo già ascoltato quasi tutto quello che si trovava in rete e sui podcast di suo! Questo libro è stato una bella sorpresa, tanto più che avevo già il progetto di leggere la Divina Commedia nel 2021, e avere questa introduzione per calare Dante nel suo tempo mi è stato decisamente utile! Ma la bellezza di queste pagine è che non solo ti permettono di ciacciare felice nella vita di Dante, ma ti aprono anche uno spiraglio sul lavoro dello storico, sempre alle prese con incroci funambolici tra documenti ammuffiti e omonimi burloni!

Dopo questo inizio così promettente ho avuto una serie di quattro libri meh, diciamo sufficienze senza entusiasmi, e la cosa mi rompe un po’. Sono 4 libri che hanno in comune il fatto che, in tutti i casi, mi si erano palesati la prima volta su instagram. A me piace molto ciacciare su di libri su Instagram, ma di profili davvero compatibili col mio, al momento, ne ho trovati pochi, e quei pochi non sono mai nati su instagram. Questo per dire che continuerò a mettere le mie letture anche lì, ma non è il mio ambiente, e mi sto allontanando sempre di più. 

Il primo di questa serie è Gli anni invisibili, di Rodrigo Hasbun. È la storia di un gruppo di adolescenti benestanti in Bolivia che attraversano un mese che li segnerà per la vita. Niente di nuovo sotto il sole, niente niente, perfino l’ambientazione boliviana è quasi impalpabile. Non consigliato.

Poi c’è stato Eredità. Super pubblicizzato, super apprezzato in giro per il web, tratta un argomento molto delicato. In occasione della spartizione dell’eredità dei genitori, la protagonista, molestata da bambina dal padre (niente spoiler, accennato dall’inizio), decide di obbligare il resto della famiglia a fare i conti con la verità. Il primo problema di questo libro, per me, è la scrittura in quanto tale. Farraginosa, una sintassi che, a mio modo di vedere, è spesso al limite della correttezza

Due esempi:

“Come se sarebbe servito a cambiare qualcosa. Come se in quel caso avrei chiamato. Come se io avrei assunto un altro atteggiamento per via della malattia, per via della morte.”

Aiuto. A volersi arrampicare sugli specchi non è del tutto sbagliato. Perché esprime l’improbabilità del verificarsi del fatto, anche se fosse stato compiuto non avrebbe cambiato niente. C’è una differenza, mi dicono, con il “come se fosse servito a cambiare qualcosa”. Nel primo caso non è stato fatto ma non sarebbe servito, nel secondo caso è stato fatto e non è servito a cambiare. Mi torna, ma mi disturba.

Secondo esempio:

“A un certo punto mi imbattei in una delle persone che erano rimaste in caffetteria la sera prima, mi chiese se stavo bene, come se esistesse la possibilità che potessi non esserlo.”

Quell’esserlo in fondo. Terribile. Agghiacciante. 

Inoltre è tutto scritto come una continua anafora. E io capisco che sia legato al tema dell’ossessione, ma per me è risultato solo irritante.

Tuttavia non è solo un problema di scrittura, tutto il libro è un girare a vuoto, e io mi sono chiesta se non sia il tema stesso, così complesso, che porta a un girare a vuoto, proprio perché non esiste una risoluzione a un trauma così importante, però alla fine non posso fare a meno di mettere insieme buio nella trama e stile urticante. Non consigliato.

Terzo libro meh, Il pastore d’Islanda, di Gunnar Gunnarsson. Quale gioia più grande poteva esserci di leggere un racconto di Natale islandese. No. Un pastore tutti gli avventi va a cercare le pecore disperse. In una natura molesta. Fa freddo. Meno male ha un cane bravissimo e un montone super sveglio. Ma che bravo che è questo pastore a cercare le pecore perdute. Mi sento cinica e poco ricettiva, ma ci ha pensato Il canto di Natale di Dickens a risvegliare il mio cuoricino esacerbato. Gli va proprio via filo gas.


Quarto libro un po’ meno meh “La casa dei Gunner“. È la storia di un gruppo di amici che si sono allontanati quando una di loro ha deciso di non considerarli mai più senza dar loro una spiegazione. La stessa che si è allontanata, dopo circa 10-15 anni si suicida e in questa occasione gli altri si rivedono e si fanno un sacco di spiegoni dei vari segreti. Scrittura molto scorrevole, lettura piacevole, la sufficienza, per l’amor del cielo, si dà. Lo rileggerei, sapendo cosa mi aspettava? No. Forse messo tra due tomi impegnativi può avere un senso, ma, mentre ero già proiettata sulla splendida “to read” del 2021, non si è ritagliato neppure un angolino del mio cuore, ed è quel tipo di libro che, se non crea affezione per i personaggi, fallisce.

Fortunatamente, parallelamente a questo mare di meh, stavo leggendo I racconti di Cechov. Ah, quale refrigerio. Come ho scritto nel post dei libri del 2020 non posso dire che sia una di quelle letture che mi marchieranno a fuoco. Troppo limpido e dritto al punto, troppo poco furore. Tuttavia è impossibile non accorgersi della “nobiltà” di questa lettura. Preziosissimo.

Infine, ultimo libro terminato nel 2020, La misura del tempo, di Carofiglio.

Carofiglio merita un discorso a parte. Il motivo principale per cui l’ho letto è che lo avevo regalato l’anno scorso a babbo e io non regalo mai libri che non ho letto. In questo caso avevo fatto un’eccezione perché pensavo (a ragione) che Guerrieri fosse un personaggio che poteva piacere a babbo. 

Quindi mi sono messa in pari. 

Per me, Carofiglio è in assoluto lo scrittore italiano con più facilità di scrittura ammaliante. Esiste proprio una categoria della ruffianeria che si chiama “carofigliaggine”. Lui scrive e ti ipnotizza. Ti culla sommesso. Ti blandisce. E scrive sempre la solita roba. 

Peraltro, come forse ho già scritto, a me Carofiglio piace anche quando viene intervistato. Anzi, soprattutto quando viene intervistato. Dalla Bignardi è stato bravissimo, eccezionale. È riuscito a scansare con eleganza sopraffina tutte le domande delicate senza risultare antipatico. Mi piace perfino su twitter, quelle rare volte che mi capita di imbattermi in questo social. Eppure, secondo me, manca di coraggio. Potrebbe scrivere della gran roba, con quella penna magica che ha, con quell’intelligenza affilata e laterale, potrebbe scartavetrare il lettore, potrebbe essere qualcosa che in Italia non esiste. Invece scrive sempre la solita cosa, condita con salse diverse. Ora, povero figlio, magari lui si strappa l’anima per scrivere i suoi romanzi, e in questo caso io, povera ignorante, mi scuso. Ma non ci credo. 

E basta, anno archiviato, come lettrice. Per tutto il resto, chi mai potrà dire di aver archiviato il 2020?

8 pensieri riguardo “Libri di dicembre

  1. Caspita che concusione d’anno tremenda con la frattura e la rogna lavorativa, mi spiace assai per entrambe, come se ci fosse bisogno anche di questo ulteriore carico.
    Felicissima di averti almeno un po’ alleviata con la mia Bretagna, ma onorata, in una maniera indicibile di essere stata contemporanea di lettura col nostro amante condiviso.
    E’ molto giusta la spiegazione che dai allo svariore sarebbe/fosse nel tuo esempio, così come è tremenda la frase seguente, certi pasticci – per cui ci si chiede anche se in casa editrice non esista un editor competente – fanno proprio male al cuore e inficiano del tutto la lettura a discapito della trama.
    Carofiglio nei talk show se la cava sempre egregiamente, è un grandissimo comunicatore, per non dire che apprezzo e appoggio la sua linea di pensiero per cui lo stimo. Non ho mai letto nulla proprio perché temo che questo suo modo di porsi, nella forma scritta, potrebbe essere – e tu mi confermi che in effetti sì, lo è – un po’ parachiul e questo, probabilmente perché rosico non riuscendo mai a scindermi tra autrice e lettrice (gran scocciatura) non mi piacerebbe per niente.
    Grazie davvero per il tuo apprezzamento alle mie opere, per me è sul serio importante.

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  2. Gli esempi di “pessima scrittura” che fai sono veramente agghiaccianti! Non leggerò mai Eredità!
    Delle tue letture di dicembre, ho letto Il pastore d’Islanda e La casa dei Gunner. Il primo mi pare che mi fosse piaciuto abbastanza, ma non ricordo quasi nulla. La casa dei Gunner invece non mi ha convinto. Di Carofiglio ho letto un solo romanzo, anni fa, e mi è bastato.

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    1. Meno male che non sono la sola a trovare queste frasi tremende! Mentre leggevo, essendo una casa editrice comunque importante, mi sentivo straniata, possibile leggere questo senza che un editor avesse sistemato? Sì, dicembre era partito bene, ma si è arenato.

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      1. Non sono un’esteta, al contrario, amo la scrittura semplice e chiara, anche se so apprezzare autori di grande spessore che sanno giocare col linguaggio in modo straordinario. Ma, appunto, una cosa è la ricerca linguistica, un’altra la sciatteria o il periodare ingarbugliato. Da parte mia, un libro scritto male mi infastidisce sempre, indipendentemente dalla bontà della storia!

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  3. Sei veramente brava, riuscire a combinare famiglia, lavoro, sport e anche la lettura! Complimenti! Ok che un po’ il lockdown sta aiutando ma…ad ogni modo bisogna riuscire a trovare il tempo! Quindi, veramente, complimenti di nuovo!

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    1. Sai, penso che, come tutti, mi ingegno per riuscire a fare le cose che mi piacciono, ma siccome me ne piacciono un sacco (riesco comunque a farne solo una piccola parte di quelle che vorrei) mi devo organizzare parecchio!

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  4. accipicchia quanti problemi! Mi dispiace…spero che adesso vada un po’ meglio sia la questione di tuo marito che anche quella lavorativa. Immagino come tu sia indaffarata. Interessanti le tue recensioni sulle tue letture…scrivi molto bene.. A presto mia cara, buonanotte 🙂

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