Reading is sexy

I libri del 2020!

Il 2020, anno di merda per antonomasia, è stato un anno glorioso per Le mie letture. Ho letto 67 libri (saranno 68, prima che l’anno sia definitivamente archiviato), e ci sono ben 8 5 stelle (e due a cui ne avevo date 4, ma non sono per niente convinta, erano da 5).

Ma andiamo diretti al podio, che di cose da dire ne ho un bel po’!

Al terzo posto, con una certa tristezza, piazzo Ho paura torero, di Pedro Lemebel. È una storia magica, piena di gioia, amarezza e malinconia, con la protagonista più bella del 2020 (e chissà di quanti altri anni), la Fata dell’angolo, questa diva meravigliosa, nata in un corpo che non è il suo, con un amore impossibile nel cuore, e una dittatura terribile sullo sfondo che rende ogni stilla di serenità e poesia ancora più commovente.

Al secondo posto, Preghiera per Chernobyl, di Svetlana Aleksievic. Qui il post dei libri di febbraio in cui ne ho parlato. Dopo tutti questi mesi le voci dei Bielorussi intervistati, che ormai immagino, tanti piccoli omeri, parlare in esametri dattilici, mi risuonano in testa, vite troncate dall’ombra della tragedia che continua a spingersi su di loro.

Infine, ho creduto per tutto l’anno che sarebbe stato la mia medaglia d’argento. Un libro tanto imperfetto che ho visto molti, nelle loro recensioni, detestarlo. Eppure. Ci penso quasi tutte le sere, prima di dormire. Penso a Major Tom, e a un fratello che la dedica a una sorella. Penso ai bambini perduti sul confine messicano. L’archivio dei bambini perduti è il mio libro dell’anno, forse troppo ambizioso, forse molto citazionista, specie nella prima parte, eppure io non sono riuscita a liberarmi di lui. All’inizio mi era sembrato che il parallelo tra i bambini messicani perduti e un fratello e una sorella che si stanno perdendo a causa del disfacimento della loro famiglia si depotenziasse vicendevolmente, troppa carne al fuoco. Poi la rotta si è invertita, credo perché il cuore della Luiselli è veramente qualcosa di importante, e ho iniziato a sentire tutto. Se uno dei fini della letteratura è, come credo, esercitarci all’empatia, alle vite altrui, a ricordarci che non siamo il centro del mondo, ecco, L’Archivio è un libro potentissimo. L’ho amato molto, l’avevo preso in biblioteca ma me lo sono fatto regalare per Natale, per averlo sempre con me. Qui c’è il post in cui ne parlavo.

Come da tradizione vorrei assegnare due premi speciali fuori classifica. Il primo è il premio “Ti accompagno in quarantena”. Il primo mese di quarantena ho letto La banalità del male, Hannah Arendt, e l’ho trovato una lettura incredibile, un saggio doloroso che mi ha aperto la mente e che decisamente rimane uno dei miei caposaldi di questo 2020, considerando anche che è, incredibilmente, stato la mia salvezza nel momento in cui adattarmi alla nuova vita da reclusa mi sembrava impossibile.

L’altro premio speciale è il premio “Sono un Russo che ha raggiunto l’atarassia” e va ai Racconti di Cechov. Sono bellissimi, un livello letterario fuori da qualunque criterio, ma l’imperturbabilità cechoviana non è fatta per me. Ecco cosa ha scritto Calvino.

“Amo Puskin perché è limpidezza, ironia e serietà. Amo Hemingway, perché è matter of fact,understatement, volontà di felicità, tristezza.

Amo Stevenson, perché pare che voli. 

Amo Cechov perché non va più in là di dove va. 

Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda. 

Amo Tolstoj perché alle volte mi pare d’essere lì lì per capire come fa e invece niente.

[…]Amo Gogol perché deforma con nettezza, cattiveria e misura.

Amo Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura.”

Sono d’accordo con lui, Cechov è da amare per la sua misura, per quella precisione chirurgica, ma quando poi penso a Dostoevskij che deforma con furore e senza misura, ecco dove batte il mio cuore!

Altre piccole osservazioni sono che ho letto 20 libri di non-fiction, un numerone, per i miei standard, e 26 libri di donne, decisamente troppo pochi. In un mondo ideale non ci farei attenzione, ma nel mondo come è ora devo starci più attenta.  

Stesso discorso per la provenienza delle mie letture. Oggi avevo tempo da perdere (sono i venuti i suoceri a pranzo, dopo le feste separati, in astinenza da nipoti), e ho piazzato i puntolini dei miei scrittori su Google Earth. Imbarazzante. Europa e Nord America a gogo. 5 miserevoli puntini in Asia, se si conta la Russia asiatica, uno in Africa, 3 in Sud America, 2 in Messico. Anche qui urge migliorarsi. Obiettivo del 2021 per la lettura coniugare meglio il fatto che sia il mio piacere principe col fatto che, sempre di più, lo avverto anche come un dovere civico per imparare a mettermi nei panni di persone provenienti da mondi diversi. Le due cose non si escludono, ma va calibrato bene quello che si legge come “progetto” agli impulsi estemporanei. Ci vogliono entrambe le cose.

Niente, per dovere di cronaca le altre 5 stelline sono I racconti di Cechov, appunto, Nomadland, Una stanza tutta per sé, Le case del malcontento e Becoming, le 4 stelline che dovevano essere 5 La banalità del male e Pedro Paramo.

La finisco qui (tra pochi giorni il post coi libri di dicembre, sono una caterva, perché due in realtà erano praticamente di novembre, avendoli finiti il 2, ma vabbè), è stato un anno complicato, faticoso, estenuante, la lettura, più della corsa, è stata la mia isola felice e la mia ancora. Noi siamo stati graziati, in realtà, in quest’anno, gli anziani di famiglia se ne stanno protetti in casa, anche se molto soli, hanno imparato a fare le videochiamate, il lavoro in qualche modo va avanti, ma non riesco a vedere questa pandemia e le conseguenti quarantene come grandi opportunità, come fanno altri, perciò me le faccio andare bene, ingoio il rospo, e non vedo l’ora di buttarmi a corpo morto sui vaccini.

7 pensieri riguardo “I libri del 2020!

  1. Che bello questo post, così sentito e perfettamente aderente anche al mio sentire libri e pandemia, pur passandoci un botto di anni, mamma mia che bella sta cosa trasversale della comunicazione e dei libri. Anch’io stavo meditando di fare un riassuntino dei libri, caspita tu 67 sono stra tanti considerando anche la corsa, la Ludina e la FI-PI.LI. Anch’io ho letto delle storie pazzamente strappa cuore che mi rimarranno addosso, anche se forse, forse eh, tendo a leggere cose un pelo più d’intrattenimento in generale. Però abbiamo dei titoli in comune, come ben sai. Una cosa speciale della Fata dell’angolo è che è così tanto ma tanto reale, averla qui e abbracciarla forte.

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    1. Eh, abbracciare la fata, io l’ho regalato a due persone, questo Natale, spero si uniscano nell’abbraccio. Sui libri giassai, lo ripeto di continuo, capisco che chi non legge lo trovi assurdo, ma io, dopo una giornata difficile, ho questo conforto dell’ora di lettura a letto… una terapia, praticamente!

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    1. Sì, io adoro mettere in fila i miei librini sulle librerie virtuali e fisiche! Quest’anno, merito anche del podcast copertina e di alcuni gruppi su goodreads, sono stata continuamente incuriosita da libri nuovi e quindi ho avuto un sacco di stimoli!

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