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Libri di novembre

Novembre è stato un mese un po’ fiacco, dal punto di vista della lettura. Alcuni libri che avevo molto atteso si sono rivelati meno belli del previsto, ma, devo ammettere, carichi di lavoro particolarmente gravosi hanno fatto sì che la sera cadessi addormentata molto presto. Oltretutto, con la zona rossa, Vale è sempre in casa (sia lode al fatto che ci sono gli allenamenti a distrarlo, è una cosa meravigliosa, questa, che lo fa sfogare e gli rende il lockdown più lieve!) e la sera ci siamo dati il punto di fare un mega recupero supereroi. Abbiamo riguardato quasi tutta la serie degli X-Men (adoro!) e ora siamo ripartiti con gli Avangers  (adoro un po’ meno, ma pare manchino i migliori!). È bellissimo dedicare queste ore a stare sul divano insieme a guardare cinecomics, ma ovviamente mi rimane ancora meno energia da dedicare ai librini. Ad ogni modo, parto con un libro che ho letto quasi interamente a ottobre, temo, ma che ho finito a novembre.

Ho paura torero, di Pedro Lemebel, si piazza altissimo nella classifica del 2020 (questo è stato un anno davvero pirotecnico, almeno per il libri), lotta per un posto sul podio, ma vediamo.

Ho paura torero (anche il titolo è bellissimo) è la storia della Fata dell’angolo, un travestito (io non lo so se è il termine giusto; per capirsi, la Fata è una diva un po’ zuccherosa e svenevole, che se ne dovrebbe stare col suo amore su una decappottabile in Costa Azzurra, con i guanti in tinta con un cappello civettuolo) di mezza età che dissemina il quartiere di bellezza e poesia, e che si innamora di un attivista contro il governo Pinochet. Quindi da un lato c’è tutta questa bellezza, e amore impossibile, e dall’altro l’orrore della dittatura, e per tutto il libro se ne vanno a braccetto, fracassando il cuore di una povera lettrice con l’umore ballerino che desidera solo che tutta questa bellezza che scaturisce dalle pagine la accompagni sempre, in qualche modo.

Ormai sono una groupie del podcast di Matteo B. Bianchi, Copertina, che spaccia consigli di libri, ma a questo giro ha proprio sballato. Meraviglioso.

A questo punto ho iniziato Salvare una vita: La voce di un medico in prima linea, di James Maskalyk. Ne avevo sentito leggere un frammento parecchio tempo fa su Linee d’ombra, la trasmissione di Matteo Caccia su Radio 24, (sorry, ma, pur essendo sempre Matteo Caccia, pur essendo un format simile, pur essendo sempre bravissimi, Pascal aveva qualcosa in più, e la stupidità di Radio 2 nel lasciarselo sfuggire mi rende ancora isterica, ma vabbè) e la storia di questo chirurgo d’urgenza che si divide tra Canada e Etiopia mi aveva incantato, ma il libro non è un granché, o meglio, è molto interessante la parte sull’Etiopia, ma purtroppo è troppo poco approfondita, ed intervallata su roba sulla vita del medico di scarso interesse. La sufficienza c’è, ma insomma, c’è anche di meglio.

Sono quindi passata a Nessuno è come qualcun altro: Storie americane, di Amy Hempel. Sono racconti. Alcuni corti. Corti corti. Una pagina. Non li ho capiti. E ce ne sarebbero anche un paio che mi hanno colpito, uno lungo (6-7 pagine, non di più) e uno corto, ma si perdono nel resto che proprio… boh. Tuttavia non credo di rinunciare. Magari non farò i salti mortali per leggerla, ma ci riproverò. Perché qualcosa c’è, qualcosa che li rende inconfondibili e in qualche modo fulminanti, solo che forse non era il loro momento. O sono dura io.

A questo punto ho letto di nuovo qualcosa che senza Matteo B. Bianchi non avrei mai “scovato”. È imbarazzante essere tanto grata a una persona che nemmeno si conosce per dei libri, ma tant’è. Ho letto una graphic novel completamente diversa da tutte quelle che avevo letto finora. Non che sia un’esperta, ci mancherebbe, ma leggo abbastanza, ormai da molti anni, per cui quando scopro qualcosa di bello e di diverso è sempre una grande gioia.

La graphic novel in questione è Clyde Fans, di Seth. È un bel tomo, quasi 500 pagine piuttosto fitte, e questo fa sì che sia, tra le graphic novel che ho letto, quella che più si avvicina al concetto di romanzo, in una sintesi pressoché perfetta tra le capacità fulminanti dell’illustrazione e l’immersione concettuale della parola scritta. La storia, come spiega l’autore stesso, parte da un’immagine ben precisa, un’immagine che io ho sentito fortissima nel mio “sottobosco mentale”, l’immagine di un negozio demodé, polveroso, non al passo con i tempi, a cui passiamo davanti, osserviamo la vetrina, sempre quella, gli oggetti un po’ stinti dal sole. Quest’immagine è al tempo stesso amara e vagamente dolce, di quella dolcezza antica che vela il ricordo, non dei nonni, perché i miei nonni sono dolci, ma molto energici, e lo saranno sempre, nella mia mente, quanto magari di qualche bisnonno, nella sua casa dal gusto retrò. Da questo negozio polveroso prende il via la storia di due fratelli, rovescio della stessa medaglia, il maggiore che tiene in piedi e costruisce un certo successo per la sua attività, una fabbrica di ventilatori, un successo sempre un po’ ripiegato su sé stesso, mai rivolto al futuro, mai davvero speranzoso, mai slanciato, e per costruire questo successo si reprime in favore di uno sterile pragmatismo autoimposto, il minore chiuso in un suo mondo interiore vagamente onirico, incapace di emergere e tirare fuori chi è veramente.

Spero di essere riuscita a rendere l’idea di quanto questo libro sia bello e particolare, ha un prezzo abbastanza importante (mi sembra 42 €), ma lo vedo abbastanza giustificato dal lavoro anche grafico che gli sta dietro. Un libro che rimane, a mio parere. L’avevo preso in biblioteca, ma mi piacerebbe metterlo in libreria.

Ora ho due libri proprio agli sgoccioli, ma ieri non ce l’ho fatta a finirli, finiranno nel mese di dicembre, che si prospetta scoppiettante!

7 pensieri riguardo “Libri di novembre

  1. Meno male che hai scritto questo post perché mi ero segnata mentalmente (sarebbe meglio farlo su un foglio a sto punto) Ho paura torero, già adocchiato quando uscì poi tu ne hai parlato (credo su instagram) solo che me lo sono scordata di nuovo! Ho assolutamente bisogno di libri da almeno 9 come voto, eventualmente 8 1/2 in via eccezionale, è un bisogno quasi fisico, un’urgenza vera. E siccome, stranissimo ma vero, la Lombardia ora è arancione, domani vado in libreria e spericamoche il torero stia lì, ad aspettarmi. Grazie.
    PS. Grandissimo Matteo B. Bianchi

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  2. mi chiedo come tu faccia, tra lavoro, figli, sport..poi c’è pure la tv da guardare la sera 🙂 Sei un vulcano. Complimenti! 🙂 Bei libri anche questi di novembre..io pensavo li prendessi in biblioteca, invece ho capito che li compri.. Avrai una libreria enorme 🙂 Buonanotte mia cara Cristina 🙂

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    1. In realtà faccio metà e metà, cerco di comprare quelli che prevedo vorrei avere in libreria, gli altri li prendo in biblioteca (a volte sbaglio i calcoli, i due libri più belli che ho letto quest’anno non li ho comprati, e sono molto abbattuta!). Mi sono data un budget di 50-60€ al mese in libreria, considerando che non fumo, non bevo, non vado da parrucchiera e estetista, non amo i vestiti, è il mio unico vizio 😜! Le giornate comunque non mi bastano mai :(.

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      1. ti invidio! Vorrei essere anch’io come te… Sono convinta che ci legge molto ha anche un grande bagaglio culturale. Io mi sono sempre limitata alla matematica o, al limite, alle scienze… Chissà che belle librerie che avrai in casa!

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