Reading is sexy

Tennis, tv, trigonometria, tornado…

Premessa, mi sono resa conto di non averlo detto in tutto il post e può quindi risultare strano l’accenno alla fipili (strada brutta brutta brutta piena piena piena di menate perché è super percorsa e senza corsia di emergenza), ma a questo giro mi sono ascoltata in audiolibro questa magnifica raccolta. Magnifica è riduttivo.

I sei saggi raccolti in “Tennis, TV, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più” sono, non ho alcun dubbio a proposito, insieme al resto dell’opera davidfosterwallaciana, una delle meraviglie dell’universo. Pare che io l’abbia originariamente letto nel 2010, la prima volta (dieci anni fa, oh my god), ma l’ho rispulciato negli anni. Di sicuro avevo riletto il primo saggio, “Tennis, trigonometria e tornado” e temo di aver ammorbato a suo tempo anche diversi colleghi e amici, affinché potessero captare con uno sforzo ridotto (perché, non ci nascondiamo dietro un dito, DFW è faticoso, nell’80% della sua produzione, la totalità per quanto riguarda quella narrativa, un po’ più agevole con la saggistica, dove si trova roba godibile per cui non senti il bisogno di scartavetrarti il cervello, tipo questo primo saggio) la genialità del sommo, ma temo di non aver mai riletto il saggio su Lynch.

A distanza di dieci anni, con una conoscenza di Lynch che non è ancora quella che desidererei (ho visto Strade perdute e Velluto blu e li ho rimossi, sì, lo so, ho un problema, ma non ricordo niente, perfino la scena dello stupro temo sia un ricordo costruito dagli articoli che ho letto al riguardo, mi sa che Lynch tocca corde che il mio cervello si premura di rimuovere con solerzia, ho visto Twin peaks, adoro, e Dune, ehm ehm) devo dire che il saggio David Lynch non perde la testa è quello che ho amato di più. 

In questo saggio David racconta i giorni che ha passato sul set di Strade perdute, e quello che tira fuori da questi giorni è una roba grossissima.

Ora, vedete, io non riesco a scrivere una cosa più precisa o dettagliata, perché tutte le emozioni che mi ha suscitato questo saggio, mentre facevo in su e in giù lungo una fipili davvero davvero davvero problematica, erano, ancora una volta, così intense, e così davidfosterwallace-specifiche che non posso fare a meno di avvertire, per la milionesima volta, i morsi del rimpianto per le parole che ci siamo persi.

Vediamo se riesco a dare un’idea di cosa abbia DFW per essere così speciale.

Prima di tutto era (sigh) dotato di un’intelligenza unica. Secondo me, oltre ad avere un QI insolitamente alto, aveva una sorta di intelligenza “creativa” che gli permetteva di vedere le cose più banali sotto un altro punto di vista. Come quando becchi per una serie di riflessi combinati fra specchi e vetrate una visuale strana di una cosa che vedi tutti i giorni e ti senti piena di stupore. Solo che lui questa visuale strana te la offre di continuo, in una sorta di meraviglia che si reitera durante la lettura (o l’ascolto). 

Poi era (arisigh) dotato di umanità ed empatia intensi e mai scontati. Talvolta, in alcuni racconti, questa empatia non la si avverte bene (nei romanzi invece sì, Infinite Jest contiene delle pagine di umanità totale e spassionata, pagine che, a distanza di tanti anni, sono uno dei miei fari più luminosi quando mi sento sopraffatta. I muri tra i minuti di Don Gately per me sono diventati quasi una religione), ma nei saggi sono molto evidenti. Lui guarda il mondo, un mondo col quale, talvolta, fatica a relazionarsi, eppure lo guarda con benevolenza, perfino laddove si avverte una sorta di giudizio negativo. Perché questo giudizio, è evidente, riguarda lui per primo. Non si mette mai al di sopra del “mondo” analizzandone le storture. La stortura parte sempre da lui. È il primo a mettersi in gioco, sempre.

A queste due doti uniche, poi, associava una cultura vasta e stratificata, che andava dalla nicchia più involuta al mainstream puro.

Ecco, da tutto questo, secondo me, nasce il saggio su Lynch e soprattutto quell’analisi splendida di tutto quello che ci provoca guardare Lynch, il perché del turbamento, il perché della fascinazione, in un’analisi che va via filo gas a tutte le altre analisi cinematografiche che abbia mai letto.

10 pensieri riguardo “Tennis, tv, trigonometria, tornado…

  1. Mi fai venire voglia di dare una seconda opportunità a Infinite Jest! Se non sei ancora svenuta leggendo questa frase continuo: l’avevo iniziato sull’ebook reader e mi ero arresa per le infinite note che nell’ebook reader erano tutte tutte in fondo, a fine libro, e ti costringevano a interrompere la lettera per spostare la pagina… quanto spesso lo sai meglio te di me!

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    1. Ma guarda io non consiglio mai Infinite Jest! È un libro talmente impegnativo, anche fisicamente (un mattone da portarsi dietro, da leggere a letto, con segnalibri multipli!), che bisogna essere motivatissimi a leggerlo, e beccare il periodo giusto! Se ami DFW restituisce con gli interessi tutto l’impegno che gli dedichi, ma è una cosa personalissima! Avevi letto altro di suo?

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      1. Quando l’avevo iniziato mi aveva preso abbastanza, erano proprio le note a avermi fatto desistere. Di suo ho letto solo “Una cosa divertente che non farò mai più”, che mi è piaciuto!

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  2. non so se è maggiore l’incubo della fi-pi-li o della trigonometria :-)..che poi detta da una prof di matematica come me è tutto dire 😀 Nel senso che la trigonometria me ame piace anche..ma a piccole dosi..e ne capisco poco il senso 🙂

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  3. E niente volevo dire che Una cosa divertente che non farò mai più a Francesca Bianca l’ho regalato io, proprio la mia copia eh, perchè voleva leggerlo, io l’avevo letto e molto apprezzato e mi parve bello darglielo.

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