Reading is sexy

Libri di ottobre

Ottobre è iniziato con un libro che attendevo di leggere da tempo, Papà, fammi una promessa, di Joe Biden. Nonostante il mio guru Francesco Costa suggerisca di non accostarsi alle elezioni americane con atteggiamento da tifosi, io faccio fatica a darmi un contegno e dentro di me gufo come una disperata per evitare una rielezione di Trump, e nel mio percorso pro Biden questo libro era una tappa obbligata. Anche e soprattutto perché la mia verve da tifosa era molto abbacchiata a causa del pessimo confronto televisivo tra i due contendenti, in cui Biden è apparso anziano, un po’ spento e bullizzato. Se il mio cuoricino sobbalza ardimentoso nel vedere BelliCapelli (io mi sarei ripromessa di non prendere MAI in giro nessuno, nemmeno tra me e me, per l’aspetto fisico, in questo caso vengo meno alla mia promessa, ma vorrei specificare che in questo caso prendo la capigliatura a specchio della tempra morale, secondo me, di Trump) comportarsi da bullo e mi spingerebbe a slanciarmi in difesa di Joe, il mio cervellino mi dice che un presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere in grado di non farsi bullizzare. Vedremo il prossimo confronto, se ci sarà.

Ma dicevo del libro. Queste pagine si concentrano sull’anno in cui al figlio di Biden, Beau, è stato diagnosticato un tumore al cervello, sul periodo della sua malattia e sulle ripercussioni di quest’ultima sulla vita privata e su quella pubblica di Joe Biden. 

Non è un libro esageratamente emozionale, ma la forte impronta del politico navigato e abituato a mostrare il lato migliore di sé si avverte, piuttosto evidente.

Mi ero già informata abbastanza sul Biden politico, quindi conoscevo molte delle leggi di cui era stato promotore, conoscevo molte sue iniziative, alcune piccole polemiche di cui era stato protagonista, quasi niente di quello che racconta il libro di questo aspetto mi ha colto di sorpresa. Quello che davvero mi ha colpito è stato il rapporto con la sua famiglia. Sapevo già che aveva reagito a un lutto importantissimo, ormai 45 anni fa, la moglie e la figlia di 18 mesi morte in un incidente d’auto, sapevo già che si era risposato, aveva avuto un’altra figlia (oltre ai due del precedente matrimonio, sopravvissuti all’incidente), ma ero impreparata al forte senso di “clan” che percorre tutto il libro. Come si fa a costruire un tessuto familiare così saldo, con un lavoro così impegnativo? Voglio dire, io mi sento in colpa per aver trascurato Vale nei due anni del progetto, per essere stato poco presente (ma dubito di aver lavorato di più di un senatore o di un vicepresidente), imputo a quel momento un sacco dei problemi attuali, e questo fa il vicepresidente e si occupa della famiglia con un notevole successo. Tanto di cappello. Mi è piaciuto molto il fatto che si siano costruiti delle loro tradizioni, sono stata decisamente un po’ invidiosa!

Dopo ho letto “Gli ingranaggi della memoria“, di Marisa Salabelle. Marisa ha un blog che seguo da un po’ di tempo, e quello che mi ha conquistato, quando ha “pubblicizzato” coi suoi post il suo libro in uscita, è stato il fatto che parlasse dell’attentato di Via Rasella (molti, moltissimi anni fa feci una ricerca alle superiori, su questa storia, per cui mi sono sempre scontrata coi tanti dei luoghi comuni che la riguardano e che vengono continuamente ripetuti da persone simpatiche, non starò qui a dare dettagli, perché non sono sufficientemente preparata, tuttavia, oltre a questo libro, consiglio il podcast di Barbero su questa vicenda (https://www.youtube.com/watch?v=URwZznbtga4, metto il link su Youtube, ma basta cercarlo tra i podcast gratuiti, si trova facilmente). L’altro punto della trama che ho adorato è stata l’ambientazione sarda, che adoro, mentre, onestamente, ho trovato alcune delle voci narranti non troppo empatiche. Comunque consigliatissimo, uno sprazzo di storia del nostro paese che meriterebbe di essere raccontato più spesso e con maggior cognizione di causa!

Dopo “Gli ingranaggi della memoria” sono tornata a stringermi nelle prodigiose braccia di Sacha Naspini. Le case del malcontento resiste indomito nella top three dell’anno, e io non vedevo l’ora di leggere qualcos’altro di suo. Perciò “Nives” l’ho preso praticamente il giorno stesso della sua uscita e vederlo lì sul comodino mi ha regalato un brividino di gioia continuo. Non posso negare che fosse accompagnato dal timore di avere aspettative troppo alte, d’altra parte ho letto un solo libro del Nostro, ma insomma, è sempre bello quando rincontri un autore amato.

Chiariamo subito. Nives non è Le casa. Graziealpiffero, mi si dirà, però dietro alle Case si avverte un lavoro e un rimescolio del sangue che non sono paragonabili a quello che c’è dietro Nives. Che rimane peraltro un bel libro, una lunga telefonata notturna sinuosa ed avvolgente, piena di angoscia e orrore, a rimestare un passato che decisamente non è andato giù. La voce di Sacha è sempre portentosa, scrivere come lui è un dono inestimabile, spero che questo non lo porti a essere un po’ troppo “approssimativo”, nei suoi romanzi (per capirsi, mi pare un autore abbastanza prolifico, tre libri negli ultimi due anni più i Cariolanti riedito, e ho la sensazione che magari avrebbe potuto prendersi un po’ più di tempo. Non è il primo, non sarà l’ultimo, per fare un esempio super eccellente Stephen King, che sforna libri a getto continuo, passa agile da capolavori a cagate pazzesche)! Detto questo voglio Ossigeno. Io non leggo mai lo stesso autore troppo ravvicinato, ma avrei la tentazione di fare un’eccezione. Ma non cederò.

A questo punto ho letto un libro che finisce diretto nella cinquina delle letture dell’anno. Mi commuovo un po’ a ripensarci. Ho letto Nomadland, un “reportage” di una giornalista statunitense che ha viaggiato e vissuto per dei periodi in prima persona con i “nuovi nomadi” americani. Sono persone che, a un certo punto, hanno ritenuto che non valesse la pena fare i salti mortali tra tre lavori diversi per pagare conti che rimanevano comunque inesorabilmente indietro, oppure che i salti mortali li hanno fatti, ma a un certo momento sono scivolati e non sono più riusciti a ripartire. C’è tanta di quella umanità in queste pagine, tante cose da sentirsi dentro e addosso, il timore di dormire in un parcheggio, il calore di un falò la notte, il chiarore dell’alba dalla propria roulotte, che ho faticato ad andare avanti. Ancora, ancora, ne volevo ancora. Ho scritto anche all’autrice su instagram, per dirle che avevo amato così tanto il suo libro che non l’avrei mai dimenticato. Una perla, rara e preziosissima.

Momento di stasi. Non avevo libri “freschi”, ho letto un altro paio di capitoli di Invisibili (ne avevo già parlato, un giorno lo finirò, ma non è la bibbia del femminismo che tanti mi avevano proclamato) con l’entusiasmo di bradipo appena sveglio, ma poi la mia adorata libraia mi scrive il fatidico messaggino “Arrivati Ho paura torero e Dante”.

La sera mi sono precipitata in libreria, e ne sono uscita anche con Scheletri, dell’amato Zerocalcare. Ah, quanto gaudio. Non sono una fan sfegatata di graphic novel, faccio fatica a trovarne di adatti a me, ma con Zero, incredibilmente, non rimango mai delusa. Ora dico uno sfondone. Grosso. Con tutte le differenze del caso a me fa venire in mente David Foster Wallace. L’avevo detto che era uno sfondone. Ma spiego perché. Entrambi si “accollano” sempre per fare spiegoni sulle loro motivazioni, paturnie e quant’altro che ti fanno proprio avvertire che certe cose le sentono, che niente di quello che dicono te lo dicono tanto per dire. Si sente un gran lavorio interiore. E poi che c’entra, mica tutti quelli che si fanno le paranoie possono scrivere roba bella, quello è talento, però poi se senti che c’è qualcosa di autentico dietro, wow, le tue conversazioni immaginarie con gli scrittori vengono ancora meglio! Altre cosa che li accomuna è che entrambi colgono dettagli della vita di tutti i giorni e te li distillano sulla pagina, e io li amo. Hanno uno sguardo laterale, che coglie di sbieco le cose e te le restituisce differenti. Scheletri, oltretutto, mi sembra proprio un gradino più su rispetto al resto anche come costruzione della trama. Zero è un genio, io ne sono certa.

14 pensieri riguardo “Libri di ottobre

  1. Zerocalcare è un genio sì. Lo vidi a Torino anni fa con una fila lunghissima davanti al suo tavolo e lui instancabile che autografava le copie. Dunque, tanta roba queste letture, tutti parlano un gran bene di Sasha Naspini, io non sto più dietro a ciò che vorrei leggere, anche Ho paura Torero, ci siamo già brevemente confrontate su IG, e poi di questo post mi è piaciuto tanto l’approccio coi brividi ai libri quando arrivano, le aspettative, quel denso sentire che la lettura sarà salvifica. A presto.

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    1. Ho paura torero libro del mese assolutamente, Sacha Naspini super consigliato (Le case!) ci ho pensato tanto in questi giorni, a questa cosa dei libri, e a quanto mi rendono felice, mi rendo conto che sono proprio un’ancora. In questo periodo di pandemia, con la vita ripiegata su se stessa, me la “allargano” e mi aiutano tanto!

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  2. Grande Cristina! Sei una lettrice che andrebbe premiata per la sua assiduità. Bel post! A me ha interessato soprattutto il primo libro, quello di Biden. Devo dire che la penso in modo identico a te e anch’io mi chiedevo come avesse fatto lui a fare tutto quel che ha fatto. Proprio un uomo valoroso e infaticabile, al di là del suo aspetto da “nonno buono”. Ho letto che per far curare suo figlio, era arrivato al punto di dover vendere la casa, perché le cure in America sono costosissime.. e a quel punto è intervenuto Obama in persona e gli ha saldato i debiti.
    Beh, buon inizio settimana Cristina 🙂

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    1. Sì il fatto che in tutti questi anni di politica non si sia arricchito a sproposito mi ha fatto sicuramente un grande effetto, e in generale il rapporto tra lui e Obama è uno dei lati più affascinanti del libro. Devo essere onesta, il fatto che a 77 anni abbia la voglia di imbarcarsi in questa impresa me lo fa stimare moltissimo, io sono sicura che a quell’età vorrò solo andare in pensione per leggere i miei librini!

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  3. Oh, grazie Cristina per aver recensito il mio libro! Sono contenta che ti sia piaciuto! Mi piacerebbe anche che tu mi dicessi quali personaggi ti sono sembrati poco empatici e perché…
    Riguardo agli altri libri di cui parli, non ho ancora letto Nives, che ho prenotato in biblioteca, ma temo anch’io che non sia al livello delle Case del malcontento, come non lo è assolutamente Ossigeno. Sacha è bravo, ma forse è vero che ha messo troppa carne al fuoco.
    Infine, anch’io ho letto Nomadland, che mi è piaciuto veramente tanto, e aspetto di poter vedere il film che ne è stato tratto
    Un caro saluto
    Marisa

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    1. Carla e Renata sono quelle che ho trovato meno empatiche, rispetto a tutte le altre vicende, che mi hanno suscitato grande partecipazione (in particolare Generosa, che belle le vicende della famiglia!), mi sono sembrate poco “amalgamate”, come se fossero troppo poco curiose rispetto alle storie della loro famiglia!
      Che peccato che anche Ossigeno non sia all’altezza de Le case, aspetterò un altro po’ allora a leggerlo. Nomadland tanta tanta roba!

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      1. Donata è una figura marginale e vista dagli occhi di Carla appare antipatica: chissà poi se lo è davvero o se è solo perché “disturba” la cugina. Riguardo a Carla, ho voluto creare un personaggio un po’ cinico, almeno apparentemente, in realtà queste visite alla zia, inizialmente fatte un po’ controvoglia, la coinvolgono sempre di più perché la zia la sa avvincere col racconto delle sue avventure…

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      2. Sì, capisco l’intento, non posso negare però il maggior piacere con cui leggevo le parti relative a Generosa, o alla zia Demi, rispetto a quelle di Carla. In effetti non la definirei cinica, l’affetto per la zia si sente, forse solo un po’ disincantato.

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    1. Allora, è sicuramente il libro di un politico, perciò c’è un aspetto autocelebrativo, tuttavia c’è anche parecchia sostanza, più che altro perché in effetti mostra delle cose che per me italiana sono quanto meno “strane”. In 50 di politica Biden non si è arricchito, nel senso che come diceva Alidada ha rischiato di dover vendere la casa per curare il figlio, finché Obama non si è offerto di dargli una mano economicamente, e in generale fa una certa impressione l’idea che con le tragedie che l’hanno colpito lui abbia ancora quell’energia. Però capisco la riluttanza a leggerlo, io provo da anni un interesse quasi morboso per gli States, per cui tendo a essere curiosa anche sui politici statunitensi, però non credo leggerei il libro di Macron, per dire 🙂

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