Reading is sexy

Libri di maggio

Post fiume. Tremendo.

Sono sei i librini che ho finito a maggio (anche se il primo in realtà l’ho letto quasi tutto ad aprile), e non posso che pensare che sia stato un mese benedetto, da un punto di vista della lettura. In generale, dopo il periodo fiacco della quarantena stretta, con la fase due, con le pochissime uscite che abbiamo ricominciato a fare (essenzialmente andare a trovare i nonni la domenica e qualche volta lavoro in azienda per me, mentre il marito non ha mai smesso), è davvero rinata anche una voglia di scoprire. O forse è stata solo fortuna. Fatto sta che ho iniziato il mese con Le case del malcontento.

L’avevo in casa dall’inizio della quarantena (avevo fatto, del tutto casualmente, incetta di libri in libreria e in biblioteca subito prima del lock down) e attendeva pazientemente il suo turno. Era tanto che volevo fare la conoscenza di Sasha Naspini, avevo letto quasi solo recensioni entusiastiche sia di questo che di Ossigeno, però mi metteva un po’ in soggezione. Tutti parlavano di questo noir un po’ grottesco e io avevo il timore che troppa morbosità mi respingesse, specie dopo Carrère. Invece è stato una folgorazione. È talmente potente e perturbante che la notte lo sognavo, quasi sempre. È grottesco, tragico, poetico, ma soprattutto è antico e nuovo contemporaneamente, con il linguaggio arcaico che sposa in un modo che faccio fatica a definire una visione del mondo che è invece figlia della contemporaneità. È vero, a volte ci sguazza troppo, in queste brutture e dà l’idea di una specie di medioevo (ma quel medioevo dell’immaginario più cupo, quello delle segrete umide dei castelli) moderno che calca troppo la mano, i barlumi di luce, che ci sono, eh, qua e là, vengono inghiottiti dal torbido troppo in fretta, ma la fascinazione che mi ha ispirato questo libro è stata talmente irresistibile che alla fine chi se ne frega.

A questo punto avevo finito le riserve fresche di libri, ed ho iniziato a ispezionare la libreria. Ho trovato I dolori del giovane Werther, e ho pensato che un piccolo classico fosse quello che ci voleva, non avevo mai letto niente di Goethe, e mi sembrava giusto, specie dopo che ho scoperto che il vestito del ballo della Bestia si ispira proprio a Werther, provarci. Che dire? Ci sono dei classici per i quali non importano i secoli passati, è impossibile sentirli distanti, sensibilità universali che parlano a colui che li legge in ogni tempo e in ogni luogo. Per me Werther non è così, la vicenda è lontana, così figlia della sua contemporaneità che mi sono sentita respinta, una scrittura divina che mi ha lasciato fredda (e pensare a tutti quelli che si sono suicidati per imitarlo!). MI ha fatto il solito effetto che mi fece alle superiori Virgilio con la Bucoliche e le Georgiche. Un mondo distante che non comunicava con me (sicuramente colpa mia che ho la sensibilità di un cirripede), in quelle reminiscenze pastorali a me sale solo lo sbadiglio. Empia.

Sempre alla ricerca di librini senza scomodare Amazon ho quindi comprato, su suggerimento di una conoscente (che però non mi conosce quasi per niente come lettrice), un libro di una piccolissima casa editrice (qui il link) locale. Il cerchio rotto, di Sabrina Tanfi. La trama mi è piaciuta, la ricerca di una madre che ha abbandonato la figlia piccolissima con un viaggio in Argentina (Ushuaia <3), però ci sono dei difetti piuttosto importanti che non posso fare a meno di notare. Diversi refusi, ma sarebbe il meno, più che altro ci sono delle parti eccessivamente retoriche nella disperazione della mamma (roba che, credo, un buon editor avrebbe sforbiciato) e un buco di trama abbastanza importante che mi ha lasciato perplessa. Peccato, davvero, perché la trama ha il suo perché! Non escludo di comprare altro di questa casa editrice, se le trame mi intrigano!

Sempre ravanando nella libreria ho trovato un’altra cosa quasi dimenticata. Freeman’s, scrittori dal futuro, la prima uscita di una rivista letteraria curata da un critico letterario presumibilmente molto famoso negli stati uniti. Insomma, Freeman’s rimaneva abbandonato in una posizione defilata della libreria, poi, un po’ per la penuria di nuovi librini, un po’ perché nel podcast Copertina (adoro, di Matteo B. Bianchi, ogni due settimane ci consiglia librini, e ormai è una delle mie fonti preferenziali per scoprire nuove letture) ha parlato della nuova uscita di questa rivista, e a me è salita una scimmia incredibile.

Ho preso quindi tra le mani questa bella rivista (che ha la forma di un libro).

Già l’introduzione di Freeman è una perla. Non voglio dire che chi legge sia necessariamente migliore di chi non legge, però Freeman ci parla dei risvolti quasi “civici” della lettura. Se leggi molte cose da molte parti del mondo, di molte persone diverse, in molte situazioni diverse, il tuo sguardo si amplia. Non solo la tua empatia verrà esercitata (cosa assolutamente fondamentale, da esercitare indefessamente coi bambini, sarà utilissima durante l’adolescenza, fidatevi), ma sarai più pronto e recettivo di fronte a stimoli diversissimi, sarà più agevole mettersi nei panni di altre persone (sempre empatia, suppongo). E questi racconti, provenienti davvero da ogni angolo di mondo, sono un primo fantastico esempio di questo fiondarsi per il mondo. Sono oltre 20 racconti/poesie (poesie poche, a memoria un paio, mi ricordo perché io, da persona poco recettiva, non capisco la poesia, tranne in casi eccezionali, perciò sono stati le mie parti spreferite, parola inesistente, lo so, ma io la uso sempre) e la media qualitativa è veramente altissima, e proprio l’incredibile differenza che c’è tra l’uno e l’altro dà un ulteriore valore aggiunto.

Poi ho comprato la versione elettronica de “La ragazza che ascoltava de André“, di Sandra Faè. Io non leggo praticamente mai libri rosa, è un genere che proprio non mi suscita interesse, ma in questo caso ho fatto un’eccezione, perché avevo letto recentemente un racconto di Sandra, e mi aveva refrigerato nel mezzo di due libri molto impegnativi, per cui ho voluto provare. Devo dire che è stato un bell’esperimento, magari fa brutto dirlo, ma io ho “usato” questo libro proprio come un oggetto di comfort. L’ho letto mentre facevo colazione dopo una corsa mattutina, mentre davo il biberon a Ludo, se avevo 5 minuti prima di rimettermi a lavoro, proprio come una piccola isola serena in mezzo a giornate abbastanza complicate (niente di che, eh, solo super lavoro da remoto, senza nido e un adolescente malmostoso lasciato a se stesso dalla scuola e dallo sport). Il valore aggiunto di queste pagine sono i personaggi. Sono tutti così imperfetti, a volte insicuri, che risultano vivissimi, e ci si affeziona tantissimo!

Infine un ultimo saggio, Questa è l’America, di Francesco Costa.

A inizio quarantena, volendo fare la posta alle notizie sul coronavirus, ho fatto l’abbonamento online, in offerta, al Corriere prima e a Repubblica poi, per rendermi conto che, onestamente, la qualità degli articoli online era pessima, sensazionalismo a profusione, clickbait a pioggia (pratica veramente ignobile in un momento così), insomma non sono rimasta soddisfatta. Già da tempo, per molti approfondimenti, mi affidavo a il Post, e in questi mesi, onestamente, l’informazione che ha fatto mi è sembrata sempre la più equilibrata, ricca di dati, affidabile nel panorama dei giornali online (una menzione di merito devo farla anche verso l’Avvenire, sempre sul pezzo e sobrio, nonostante io chiaramente, in quanto atea convinta, non possa eleggerlo a mio faro informativo). Insomma, ho fatto l’abbonamento, 80€ annui, anche se gli articoli sono gratuiti, perché credo che il buon lavoro vada premiato, e ne sono molto soddisfatta.

Cercare di essere più aggiornata e sul pezzo, però, non viene gratis, specie in termini di tempo, e può essere molto molto complicato, con un lavoro a tempo più che pieno, due figli impegnativi, un marito bravo ma molto lavoratore, una casa che onestamente ignoro tranne il minimo sindacale, e voglio pure correre e leggere romanzi :)! Perciò quando trovi un giornalista che inizi a reputare affidabile che ti spaccia contenuti, ah, gioia e letizia. Uno di questi giornalisti è Francesco Costa, del quale seguo da molti anni il podcast, da Costa a Costa, che parla essenzialmente di cultura e politica statunitense. Ultimamente sto seguendo anche la sua newsletter e le sue storie su instagram, e in questo modo ogni giorno mi garantisco degli sprazzi di notizie che mi danno la sensazione di essere un po’ più sul pezzo, almeno lato Stati Uniti. Insomma, di Costa ho letto in questi giorni anche il libro, uscito pochi mesi fa (mi pare a gennaio) e comprato appena la mia libreria indipendente di fiducia ha riaperto i battenti, Questa è l’America. 

Parto col dire i due piccoli difetti che ci ho trovato. La bibliografia e le fonti sono scarse e manca evidentemente un capitolo sul sistema sanitario statunitense (io avevo approfondito l’argomento, indovinate un po’, dopo un suo podcast, perciò mi sentirei anche abbastanza informata, tuttavia averlo per scritto in un bel librino mi avrebbe fatto piacere), per il resto, ho letto tutto con vorace curiosità.

Il filo conduttore del libro è, secondo me, cosa ha portato questo paese, che ha oggettivamente espresso una sua grandezza, dalla nascita, a finire in quella situazione un po’ stagnante nella quale si trova ora, per cui è ancora, sicuramente, un punto di riferimento, ma un punto di riferimento appannato. Cosa ha esasperato le contraddizioni che ci sono? (E in tutto questo un domandone serpeggia pagina dopo pagina, come è possibile che un personaggio evidentemente assurdo come Donald Trump sia attualmente presidente? E badate bene, non c’è un giudizio morale insito in questa domanda, quanto culturale, nel senso, solo 20 anni fa sarebbe stato impensabile che le sue sparate allucinanti non lo rendessero un impresentabile, oggi ci stiamo tutti quanti abituando al suo modo di fare).

Il libro affronta diversi temi, uno dei più interessanti, secondo me, è quello del rapporto degli americani con le armi. Perché le considerano così fondamentali, perché sono così diffuse, quale tipo di cultura impedisce loro di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti e cioè che la società non diventa più sicura con la diffusione capillare delle armi?

C’è poi il racconto del declino del Midwest e la storia terribile della città di Flint, dove il degrado generale ha portato alla storiaccia della rete idrica contaminata di piombo, con insabbiamenti e scaricabarili generalizzati. 

Sapete poi cosa è il “gerrymandering”? Io l’ho scoperto ieri sera e sono totalmente estasiata da questa scoperta, la pagina wikipedia del termine illustra perfettamente con un ottimo disegnino cosa sia questa pratica, una specie di manipolazione dei collegi elettorali, legale ma chiaramente spregiudicata per favorire un certo partito alle elezioni.

Insomma questo libro mi ha lasciato talmente tanta voglia di saperne di più (non solo sugli Stati Uniti, mi piacerebbe leggere libri di questo tipo su tutti i paesi del mondo!) che credo abbia fatto egregiamente il suo lavoro di saggio (non so se si possa definire saggio, secondo me mancano un po’ di dati perché possa rientrare a pieno titolo nel genere, ma è solo una mia impressione, forse,), farmi girare l’ultima pagina contenta delle cose in più che so ma soprattutto vorace verso tutte quelle che ancora non so!

7 pensieri riguardo “Libri di maggio

  1. Hai letto davvero una marea di libri! Che brava! Io durante la quarantena ne ho letti sicuramente di più…ma 6 in un mese per me sarebbe un record. Complimentissimi! E mi piace anche il fatto che tu spazi un po’ in tutti i generi, fai bene!

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    1. Allora il primo libro l’ho finito il 2, tipo, quindi è più di aprile che di maggio, però effettivamente ho letto abbastanza, perché tutti i libri mi piacevano! Diciamo che è un buon proposito che mi sono data quello di spaziare nei generi, diciamo che è ottimo anche per sconfiggere un’eventuale stanchezza del lettore!

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      1. E fai bene! Io spesso alterno romanzi (di vario genere, no storie d’amore di solito) a libri magari più spirituali, o libri sulla montagna e la corsa (come ben sai)…ma leggo di certo più lentamente! Solo quando sono in ferie riesco anche a leggere 100 pagine al giorno 😱

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  2. Sì, hai letto molto complimenti. A me non fa per niente brutto dirlo che mi hai usata. Mi fa piacere anzi,e poi una sana consapevolezza da autrice è necessaria. Io non sono in grado di fare alta letteratura, scrivo narrativa, non troppo rosa – felice per la tua conferma che non lo sia – ed essere stata il tuo conforto, un po’ come un biscottino è bellissimo. Immaginarti poi mentre davi il biberon alla Ludina bellissima, oh cosa potrei desiderare di più? Sinceramente, il nutrimento di una piccolotta assieme alla mia storia, altro che Premio Strega. Gratitudine.

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