Reading is sexy

Libri di aprile

Ero rimasta ai libri di marzo; aprile è stato un mese strano, ho continuato a leggere a rilento, ma quella mezz’ora che mi regalo prima di dormire col mio librino è preziosissima, l’ho vissuta come un regalo a me stessa nel disagio della quarantena.

Ho letto Dubus, e ne ho parlato qui, per la prima volta non esco da un suo libro inzuppata d’amore, ma più, credo, per la contingenza della situazione che non per suo demerito. Peraltro leggevo da un bravissimo recensore su Goodreads che a lui ha fatto l’effetto opposto, una boccata d’aria fresca nella quarantena.

Dopo Dubus ho letto Vite che non sono la mia. Credo che anche su questo libro dovrei scrivere un post a sé, ma mi sa che non ho tutto questo tempo (non capisco se ho tantissimo lavoro o se sono poco efficiente e non riesco a smaltirlo come al solito, probabilmente la verità sta in mezzo), perciò ne parlerò qui.

Vite che non sono la mia è di Carrère. Io ho un problema, con Carrère. Riconosco che è molto molto bravo, ma mi sta antipatico e, comunque, non ritengo nessuno dei suoi libri neppure vicino al capolavoro. Però ci riprovo testardamente, ne ho letti 4, nell’illusione che il prossimo libro sarà quello che mi farà volare. Perché ogni volta che leggo una sua trama mi dico “no, eccolo, impossibile, questo mi stenderà”, e invece in ognuno c’è qualche difetto che mi sembra evidente e insopportabile. Per esempio, con L’avversario, uno dei suoi più famosi, io credevo di scoprire un viaggio in profondità nel male, invece, onestamente, per me manca qualcosa. La storia è incredibile (l’uomo francese che ha finto una laurea in medicina e un lavoro all’oms, per 30 anni, e poi ha sterminato la famiglia, quando il castello di carte stava per crollare, non spoilero niente perché si parte a vicenda nota), ma il suo modo di affrontarla non mi ha dato molto, ho avuto l’impressione che il suo merito più importante fosse saper scegliere la storia, poi qualunque scrittore dotato avrebbe fatto quanto lui se non di meglio.

Vite che non sono la mia comincia con il racconto di Carrère dello tsunami del 2004. Lui, la compagna e i figli erano in vacanza in Sri Lanka, e sono sopravvissuti per un bel colpo di culo (io sarei morta, non avevano avuto voglia di fare il corso di immersioni ed erano rimasti in albergo, io non ci sarei rimasta neppure se mi avessero legato), e questo, in qualche modo, cementa il legame tra i due.

Quando tornano a casa, nel giro di pochi mesi, finiscono nel vortice del cancro della sorella della suddetta compagna, e Carrère, con “l’istigazione” di un collega molto particolare, racconta il lavoro di questa donna, una giurista molto talentuosa, che ha vissuto una vita breve, ma scelta e voluta in ogni dettaglio.

Il libro si legge tutto d’un fiato, con un vago senso di colpa, almeno per quanto mi riguarda, perché Carrère costeggia pericolosamente la china del morboso, e tu lo segui chiaramente affascinato sentendoti una specie di voyeur della sofferenza.

Inoltre lo trovo presuntuoso, supponente, alcune sue convinzioni mi fanno rabbia (in questo libro in particolare ci sono stati due argomenti che mi hanno dato fastidio, uno sciocco, su quanto non gli piaccia la parola mamma, e l’altro serio, sulle origini psicologiche del cancro che veramente mi ha fatto venire la tentazione di chiudere tutto e tirare il libro dalla finestra, metto le foto di due estratti per spiegarmi direttamente con le parole di Carrère).

Insomma, per chi ama questo scrittore è l’ennesimo splendido libro, per chi, invece, come me, ha un rapporto conflittuale con lui, qualcosa di notevole, peccato non sia venuto in mente a uno scrittore più nelle mie corde.

Infine ho letto Ai sopravvissuti spareremo ancora, un esordio abbastanza pubblicizzato, almeno su Instagram, dove mi si è riproposto diverse volte. Non so cosa mi avesse intrigato della trama, ma più probabilmente mi aveva colpito una recensione che poi ho dimenticato, perché, quando me lo sono ritrovata in mano nella libreria dove me l’ero fatta mettere da parte, un enorme punto interrogativo mi si è disegnato sulla faccia, anche la cara libraia mi ha detto che se non lo volevo più non c’erano problemi. Però a quel punto non mi sembrava il caso di posarlo, gli dovevo qualcosa, a questo librino. E in effetti non è malaccio, però l’ho trovato un filo forzato, questo universo provinciale chiuso e poco caratterizzato, una vita vissuta tra tre case mi è sembrata poco plausibile, quando, per il tipo di libro che era, secondo me, sarebbe stato il caso di rincorrere maggiormente la verosimiglianza.

Infine, per tutto il mese, a sprazzi, ho letto un saggio meraviglioso, Cromorama. È la storia dei colori e di come i colori ci influenzino. Ho scoperto un sacco di cose incredibili, tra le quali, prima in classifica, che i vestiti della Bestia al ballo (sto ovviamente parlando de La bella e la bestia film disney, mio personale cult, come tutta la produzione disneyana da La Sirenetta a Il re leone + Mulan) sono ricalcati sul famosissimo stile del Giovane Werther, frac turchino e gilet giallo! Ho gongolato mezz’ora quando l’ho scoperto. Secondo me questo saggio è il regalo perfetto, impossibile non apprezzare tutte le informazioni che contiene, si può leggere a pezzi o tutto d’un fiato, è meraviglioso!

3 pensieri riguardo “Libri di aprile

  1. Amo moltissimo Emmanuel Carrère. Lo trovo uno scrittore eccellente e molto originale nel scegliere i suoi temi. L’avversario mi ha impressionato moltissimo e Vite che non sono la mia l’ho trovato, oltre che molto bello, incredibilmente toccante. Non trovo che Carrère sia supponente o morboso; certo è un autore di estrazione alto-borghese e questa sua ascendenza (famiglia bene, cultura, intellettualismo) si percepisce, ma l’autore ha questa caratteristica di mettersi a nudo nelle sue opere, di diventarne non solo il narratore ma un personaggio, quindi mettendo in evidenza anche i suoi eventuali limiti personali, che me lo rende simpatico.

    Piace a 2 people

    1. Si sì, lo capisco, infatti ho premesso che è molto bravo, sono io che ho un problema con lui, anche se secondo me la supponenza c’è e non poca. Buffa però la differenza che uno scrittore può fare sulle persone, a te sta simpatico, per me è detestabile!

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...