Reading is sexy

I 5 libri dell’anno (e due menzioni speciali!)

Il 2019 è stato un anno molto bello per la nostra famiglia.

È arrivata la Ludina, riempiendoci tutti di enorme gioia. Il Nano ha avuto moltissime soddisfazioni e ci ha regalato momenti esaltanti, la salute è stata ottima, metterei la firma perché tutti gli anni portassero la gioia di questo. 

Con i librini, devo dire, non è stato un anno esaltante, sebbene Goodreads mi dica che ho letto 50 libri tondi tondi, che sono un buon numero, per i miei standard degli ultimi anni (nel 2018, ahimè, mi ero fermata a 30 e nel 2017 a 36, erano stati anni tremendamente impegnativi sul lavoro, per cui ci stava, ma mi mancava sempre qualcosa). Quindi, se la quantità mi ha soddisfatto, è stata la qualità a non essere sempre eccelsa, o meglio, la sufficienza c’è quasi sempre stata, ma, se si esclude il picco finale, un vero amore non è mai scoppiato. 

Ma procediamo con la classifica :).

Al quinto posto abbiamo nientepopodimenoche Il dottor Zivago. Ora, io mi sento terribilmente in soggezione a mettere in fondo alla “manita” questo classicone, ma, come spiegavo nel post a lui dedicato, se per circa 3/4 del libro ho pensato di essere di fronte a un capolavoro immenso, io non posso perdonare quelle ultime 100 pagine. A mente fredda, passato oltre un mese dalla sua lettura, il disappunto per una parte finale indegna è sempre più forte. Perciò niente, finisce qui. 

Al quarto posto si piazza felice Middle England. Allora, io non lo so se mentre lo leggevo pensavo di star leggendo la mia medaglia di legno dell’anno, probabilmente no, ma Middle England appartiene a quella categoria di libri che, sedimentando, mette radici più profonde nella tua anima. Anche per lui c’è un post dedicato, qui, e tutte le sensazioni e il turbamento che mi ha provocato sono più vividi di allora, senza contare che mi sono sentita accolta per tutto il dolore per la Brexit (sembra impossibile, mi sento più legata all’Europa di quanto pensassi, mi addolora davvero questo voltare le spalle a un’unità che, per quanto ben lontana dall’esser perfetta, era comunque un passetto verso il mondo senza confini che mi azzardo a sognare).

Prima di andare a vedere il podio faccio una precisazione. I tre libri vincitori sono praticamente gli ultimi tre libri che ho letto, in un finale di anno da lettrice veramente pirotecnico.

Al terzo posto, come un monito continuo a non abbassare la guardia, a ricordare che ogni sofferenza inflitta a un essere umano dovrei sentila anche mia, sta I ragazzi della Nickel. Su questo non esiste ancora un post, e non credo esisterà mai perché è la fine dell’anno e mi sento tutta presa dai bilanci, perciò spendo due parole in più qui. I ragazzi della Nickel è la storia di Elwood, un ragazzo nero della Florida, consapevole del disagio sociale che gli porta essere nero, ma desideroso e speranzoso di affrancarsi, con l’impegno e con le lotte sociali, dalla sua posizione subalterna, facendo affidamento sulla sua serietà e sulle sue indubbie capacità. Un colpo di sfiga lo porterà nel riformatorio della Nickel, e da lì, purtroppo, si affaccerà su un inferno allucinante di sevizie. Non è una storia vera, ma è una storia ispirata a un luogo vero, e mi ha provocato un’indignazione è una rabbia così brucianti che, ancora una volta, ho sentito come il vero grande dono della lettura sia l’empatia. Io non potrò mai avallare un’ingiustizia, perché leggere mi ha insegnato a mettermi nei panni degli altri. E con questo pensiero mi ripropongo di spegnere anche le piccole cattiverie quotidiane che mi possono sorgere in mente.

Al secondo posto finito appena una settimana fa, non posso che mettere Cime Tempestose. Probabilmente avrebbe meritato la medaglia d’oro, ma è un classicone e non se la prenderà a male se l’ambito primo posto andrà a un esordiente che mi ha letteralmente travolto. Ma parliamo di cime tempestose, che libro è? Innanzitutto NON è una storia d’amore. È intriso di cattiveria e livore, è un monumento a folli vendette e gelosie, è un universo asfissiante fatto solo di brughiera e dimore gotiche (e gente con lo stesso nome, perché così l’effetto labirinto è completo, e tu rincoglionisci a ricostruire l’albero genealogico). È un libro invernale, sono felice di averlo letto a dicembre, su treni spesso sferzati falla pioggia, che mi hanno fatto sentire un po’ nelle mie personali Wuthering Heights. Le sensazioni che lascia una lettura come questa sono profondissime, ti si incidono addosso, evocano atmosfere così tangibili che ti rimane indelebile una strana splendida nostalgia.

E infine arriviamo al primo gradino del podio. Ripeto, sicuramente a mente fredda Cime Tempestoso svetta su tutto quello che ho letto quest’anno, però, con Febbre, di Jonathan Bazzi, ci sono veramente rimasta sotto. Erano anni che non vivevo in simbiosi con un libro, leggere è stato un continuo urgente pensiero della giornata. Sono pagine roventi, immediate, e sarà che sento ancora i turbamenti della nascita di Ludo, sarà che questa cosa di trattare contemporaneamente un adolescente e una neonata a volte è veramente devastante, psicologicamente, passare da “avrà bevuto?” riferito al grande che è a ballare e non ti fa dormire perché hai la sveglia alle tre per recuperarlo a “avrà bevuto?” riferito al biberon della piccola che è uno scricciolo e non ti fa dormire perché non si vuole staccare nemmeno un istante da te, ma a me verso Jonathan si è scatenato un importante istinto materno (anche se ha la mia età, ecco, visto che ultimamente un po’ di gente mi sfotte perché sono anziana), e, mentre leggevo, di continuo, avrei voluto aiutarlo, abbracciarlo, esserci.

Infine due premi speciali, a due libri che non sono entrati in classifica, ma che non riesco a dimenticare. Il premio Chi ben comincia… va a La casa della Moschea, primo libro del 2019, un libro così ricco, pieno, uno squarcio in un mondo differente, avrebbe potuto essere al posto del Dottor Zivago, se non mi fossi sentita empia.

E poi c’è l’ambito premio Conte di Montecristo, per il miglio libro di evasione che io abbia mai letto. Ritrovarsi, con una bimba di due mesi attaccata alla tetta, sulle vette dell’Himalaya, non ha prezzo. Qui spiego come ha fatto Jon Krakauer, che pure scrive in un modo che non mi convince e sul quale le tante polemiche mi lasciano piena di dubbi, a portarmici.

 

2 pensieri riguardo “I 5 libri dell’anno (e due menzioni speciali!)

  1. Mi ero persa questo post e me ne scuso. Dobbiamo avere i gusti molti simili, Cime tempestose è uno dei miei libri mito di sempre, letto più volte e condivido l’opinione che no, non è una storia d’amore. Se non l’hai letto ti consiglio Le affinità elettive.
    Su Middle England ci siamo già confrontate e ormai la BREXIT è cosa fatta.
    Febbre mi attirava poi non l’ho preso perchè, eh come si fa, dovrei leggere e basta, ho come te un buon ritmo, pure io 50, ma caspita sono 1 a settimana voglio/devo anche fare altro. Ma come non essere toccati dalla tua frase su quell’essere totalemnte dentro il libro, pensarci quando dovresti pesare ad altro? Sono sensazioni pazzesche, dopanti che chi non legge non conosce, ohoahoaoao peggio per loro.

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    1. Dopanti! Non ci avevo mai pensato ma hai proprio ragione! Se hai occasione eti interessa su Ad alta voce stanno leggendo Febbre, magari puoi provare a sentire la prima puntata e vedere se ti attira!

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