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Il giorno in cui NON ho corso la Maratona di Firenze

Ci sono un sacco di riflessioni che vorrei fare sulla corsa, mi manca viverla appieno, mi sento una runner inconcludente e poco seria, sto andando tre volte a settimana in pausa pranzo, non più di 7 km, per esigenze di tempo, e il fine settimana proprio non ce la faccio ad allontanarmi da Ludo, quando lei spasima ogni minuto con me, da quando ho ricominciato a lavorare. Ma oggi non è questo l’importante. Oggi è il giorno in cui non ho corso la maratona di Firenze, anche se ero iscritta. Non l’ho corsa perché non l’ho preparata, perché non volevo arrivare a farla soffrendo troppi, troppi chilometri, perché a un certo punto, qualche fine settimana fa, mi sono detta che trovare quelle tre ore per il lungo era più uno stress che una gioia. Eppure stamani ero a Firenze, proprio io che mai avrei creduto di potermici avvicinare, proprio nel giorno della maratona che non ho corso e che avrei voluto tanto correre. Ero a Firenze Sud, vicino a uno dei passaggi che ricordo più duri, nella mia maratona di due anni fa, quella che ho corso accompagnata da tanti amici, a prendermi un tempo che mi ha dato tanta gioia (anche se poi, appena un mese dopo, in quella di Pisa, avrei migliorato inaspettatamente di quasi dieci minuti) sotto un diluvio cosmico. E la cosa incredibile è che non stavo nemmeno rosicando (o non troppo), per essere lì a Firenze, perché probabilmente ero a farci una delle poche cose al mondo che potessero regalarmi un’emozione forse perfino più grande di quella della maratona. Perché ero a Firenze sud, ma più precisamente ero a Coverciano, dove il mio bimbo grande esordiva in nazionale under 17. A voler essere precisi era la squadra b della nazionale under 17, perché il posto da titolare se lo sono contesi finora il portiere del Sassuolo e del Milan, ma non importa, lui era lì, emozionato ma non troppo, concentrato come sempre, perché rincorrere un posto nella squadra a è un sogno a cui non si deve rinunciare. E così l’ho visto entrare in campo indossando la maglia che hanno portato i suoi miti, e proprio io, che mi interesso il giusto di calcio e che sogno un mondo in cui i confini nazionali non vogliano dire nulla, ho provato un’emozione davvero difficile da spiegare. Ha giocato una buona partita, con degli errori, come è giusto che sia, è uscito soddisfatto a metà, con l’obiettivo di migliorare laddove è consapevole di aver sbagliato, ma soprattutto con gli occhi super sbrilluccicanti!

Dopo mi ha raccontato mille cose di questi tre giorni di stage, del migliore amico convocato come lui per la prima volta (praticamente la gioia perfetta) uscito dopo 5 minuti perché ha sentito tirare il flessore in un modo che gli ha ricordato decisamente troppo lo stiramento all’altro flessore di pochi mesi fa, del preparatore che era un giocatore di serie a che ha riconosciuto dalle figurine, della tagliata di tonno che ha mangiato zitto e buono anche se lui odia il tonno, del fatto che l’ultima sera hanno scoperto di avere Sky in camera e si sono sentiti super fighi, delle gruccette che hanno trovato nell’armadio con su scritti i nomi dei calciatori della nazionale vera, e gli occhi continuavano a brillare.

Magari non gli capiterà mai più, di essere convocato, magari dovrà accontentarsi di questa fugace visione dei corridoi e dei campi di Coverciano, ma io spero che in questi tre giorni abbia riconosciuto uno di quei momenti da vivere al 100% , da ricordare per sempre e da raccontare un giorno ai nipoti.

E io sono grata al destino, e anche al suo impegno e alla sua bravura, per questa convocazione, perché non era facile farmi dimenticare quei quasi 10000 runner che scorrazzavano la Mia maratona, ma per quell’ora e 45 il mio Nanetto, di fronte a quella porta che sembra sempre gigantesca, c’è davvero riuscito!

4 risposte a "Il giorno in cui NON ho corso la Maratona di Firenze"

    1. Grazie cara :)! Lo spero, mi manca tanto correre in modo diverso, ma cerco di accettare questo limite e vivermi le mie corse in pausa pranzo con il solito entusiasmo di sempre! Oltretutto, figata, siccome ho diminuito le distanze è aumentato i tempi, abbiamo creato un gruppetto e andiamo in 4, ed è molto bello!

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