Reading is sexy

Middle England, Jonathan Coe

Erano molti, moltissimi anni che non leggevo Jonathan Coe. Non saprei dire perché, molti suoi libri mi sono piaciuti, specialmente la banda dei brocchi, eppure ho dimenticato tutte le trame. Paradossalmente quella che ricordo meglio è quella de La casa del sonno, il suo romanzo che mi ha lasciato più amaro in bocca, perché ebbi l’impressione che partisse da un’idea geniale per arenarsi in qualcosa di dimenticabile. A distanza di anni, invece, è quello che mi ha lasciato di più, vedi strano. I giudizi sui libri andrebbero tutti riflettuti molto a lungo.

Comunque qualche mese fa ho visto in libreria Middle England e, pian pianino, l’idea di leggerlo mi ha scavicchiato dentro e, alla fine, l’ho ordinato in biblioteca.

Forse non lo avrei davvero letto, se non avessi ricominciato a fare la pendolare in treno; ultimamente faccio fatica a leggere libri che mi costringano a riflettere, a fare i conti in qualche modo con me stessa, per il famoso discorso che le emozioni mi scorticano ancora troppo, ma questi 40 minuti di treno mi danno la possibilità di concentrarmi in modo diverso sulla lettura, se ho bisogno di interrompere cinque minuti per riprendermi posso farlo, a casa invece cinque minuti è il tempo che riesco a leggere di fila, per cui se devo anche interrompermi causa sconvolgimento emotivo veramente non ne esco più!

Middle England riprende i personaggi della Banda dei Brocchi, io li avevo dimenticati, ma non importa. Suppongo che lo avrei apprezzato ancora di più se mi fossero stati familiari, ma nonostante questo il libro mi è piaciuto molto. Il tema principale è lo spaesamento dei vari personaggi di fronte al clima sociale e politico inglese negli anni immediatamente precedenti e successivi alla Brexit. Ora, se siete come me, guardare quello che sta succedendo in Italia vi spaventa e vi lascia basiti. Persone che condividono gattini su facebook hanno iniziato vomitando rabbia e rancore sui social, in particolare verso alcune categorie di persone, e, piano piano, hanno visto uno sdoganamento istituzionale di questo loro rancore funesto, e stanno, sempre di più, passando dalle esternazioni virtuali a quelle reali. Quando sembrava che il cammino verso l’emancipazione della donna fosse inarrestabile, uno strisciante maschilismo, anzi, patriarchismo, lo definirei, sta esplodendo trasversalmente e attecchendo perfino tra le donne. Quando sembrava che la scienza e la cultura fossero ormai una base comune da non mettere in dubbio, un terribile sonno della ragione sta creando mostri assurdi. Ecco, Coe racconta un simile spaesamento dall’altro lato della Manica. Sotto alcuni aspetti assume peculiarità tutte inglesi, ma il fenomeno sembra lo stesso. Sovranismo e populismo imperante, scontento rancoroso generalizzato e manipolato e indirizzato ad arte. Cosa ci sta succedendo? È questo l’interrogativo di Coe, che mostra questo sbigottimento da più punti di vista. Il Nostro (se mi ricordassi la Banda dei Brocchi) Ben, che lo osserva un po’ defilato, dal suo angolo di mondo idillico e isolato, assistendo il padre anziano, fiero sostenitore della Brexit; Doug, che lo osserva dalla prospettiva privilegiata di giornalista politico di sinistra, innamorato di una parlamentare conservatrice, e soprattutto Sophie, che ha la mia età, circa, ed è una giovane accademica un po’ idealista (ma nemmeno esageratamente, ecco, sennò poi sembra una persona fuori dal mondo) che finisce per sposare un uomo diametralmente opposto a lei, onesto, corretto, ma poco interessato alla cultura e un po’ soggiogato da una madre tiranna, bigotta e ultra conservatrice, fieramente avversa a tutto quello che considera solo “politically correct”.

Fondamentalmente l’interrogativo che ci si pone per tutto il libro è “come mi pongo nei confronti di una persona che la pensa così diversamente da me che faccio fatica a trovare un terreno comune?”. È la straniante sensazione tanto familiare negli ultimi mesi, anzi, ormai anni, direi. 

Ieri pomeriggio, sul treno, (fare la pendolare è come frequentare un laboratorio sociale avanzato) eravamo tutti molto alterati. Il treno aveva infatti accumulato 50 min di ritardo perché c’erano estranei sui binari. Quando ho chiesto al controllore del primo treno che prendo (perché devo cambiare, altrimenti sarebbe troppo semplice) se fosse una manifestazione mi ha risposto che, a quanto pareva, erano solo 2 persone (non li vedevamo, perché erano fra rifredi e smn, ma sono riusciti a bloccare tutto per quasi un’ora). Dopo, sul secondo treno, in ritardissimo, una signora mi chiede gentilmente se io abbia capito cosa è successo, al che le riferisco quanto ho appreso dal controllore. Una signora si inserisce nella conversazione e ci dice “una, due persone, avete visto come fanno gli zingari, avranno attraversato i binari, non sono mica civili come noi”. Io ero basita, la signora gentile si è ripresa prima di me e le ha chiesto come poteva sapere che fossero zingari e come potesse pensare che fossero meno civili di noi, indiscriminatamente. La signora si è difesa con una certa aggressività rispondendole che se non si accorge che i nomadi (ha usato alternativamente la parola zingari e nomadi numerose volte) sono meno civili di noi lei non ci può fare niente. L’altra le ha chiesto ancora se si rendeva conto di quello che stava dicendo, e la signora aggressiva ha iniziato a fare “basta basta, non si può ragionare con voi”. Al che la signora gentile le ha detto che stava dicendo cose davvero orribili, e l’altra, molto offesa, ha continuato a dire “basta basta”. Ecco cosa intendo per non avere un sentire comune. Io e questa signora vediamo le cose in modo così differente che leggiamo qualunque avvenimento in modo diverso. Si innesca così un circolo vizioso per cui la distanza che ci separa aumenta e si approfondisce. Io ho provato a quel punto a dirle che basterebbe cercare di non lanciare accuse indiscriminate senza avere informazioni precise, volevo cercare di innescare un ragionamento, ma niente.

Pochi giorni fa leggevo un articolo sul funzionamento dei famigerati algoritmi, in particolare sui social (che anche per questo sto cercando di ridurne l’uso al minimo, ho disinstallato instagram e facebook dal cell, mi capita di consultarli solo la sera, dopo che ludo si è addormentata, ma normalmente in quei momenti preferisco leggere per cui praticamente non li guardo più, anche se il motivo essenziale è che puppano tempo che posso sfruttare altrimenti), e uno dei punti per cui sono sotto accusa è che, non appena si accorgono che un argomento ti interessa, zac!, te lo propinano ancora e ancora. Così io mi ritrovo con migliaia di articoli di corsa pubblicizzati, libri e film, ma chi clicca continuamente articoli di aggressioni di immigrati, per dire, si ritrova con questo argomento proposto e riproposto di continuo, e anche questo innesca un circolo vizioso. Lo stesso circolo vizioso per cui io leggo Coe, e mi arrabbio, ma anche mi sento capita. Ho mai letto un romanzo che mi metta nei panni di chi si sente invaso? (Esiste questo romanzo?). No. 

Ecco, ho scritto questo post, su questo romanzo che ho amato, e mi rendo conto che l’ho usato per parlare d’altro, di uno dei miei grossi crucci del periodo (ricordate la sorella leghista? Non me ne sono ancora fatta una ragione, ma le ho regalato Uomini e topi, e si è commossa moltissimo e quindi non tutto è perduto, non credete? Lavorare lavorare lavorare sull’empatia), dei dubbi che mi attanagliano di continuo, della mia paura di essere anche io una analfabeta funzionale, mangiatrice bovina di fake news, di una cosa però sono certa, io non mi sento invasa, onestamente, più lingue (o accenti) sento e più colori della pelle vedo, più mi sento felice, più mi sento curiosa. Ripeto, il treno è un laboratorio sociale avanzato, in alcuni orari la presenza di extracomunitari è sicuramente massiccia, ma, cercando di essere oggettiva, maleducazione e comportamenti negativi sono molto trasversali, non si concentrano in alcun modo in nessuna categoria, se si eccettuano gli adolescenti con la musica molesta (ma ne ho uno a casa a farmi ascoltare un sacco di rap e trap, sono più che vaccinata).

7 risposte a "Middle England, Jonathan Coe"

  1. Nella mia esperienza, ci sono libri molto godibili che lasciano poco

    studiando ho imparato che la memoria è facilitata dalle emozioni, quindi non mi sono stupita di aver completamente dimenticato tutti i libri di Zafon: avvincenti ma privi di trasporto affettivo verso i personaggi 🙂

    Anche il disappunto in quello può servire, quindi – in base a questa logica – i viaggi in treno lì ricorderai molto bene 😅

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    1. Sai che Zafon l’ho dimenticato anche io? E ho dimenticato, ben due volte, l’insostenibile leggerezza dell’essere! Di alcuni libri, poi, li ricordo proprio per l’emozione che mi hanno suscitato, specie la sofferenza, quando leggevo Le ceneri di Angela, e sono passati quasi 15 anni, soffrivo così tanto per quei bambini affamati da un padre ubriacone che, ancora, quando lo vedo in libreria, sento un nodo allo stomaco.

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      1. Uuuh, non l’ho mai letto quello!

        Con Zafon, pensavo fosse colpa del disturbo dell’attenzione che avevo all’epoca, poi – vagando online – mi sono imbattuta in un paio di recensioni che dicevano la stessa cosa che avevo pensato. Il trasporto emotivo verso i personaggi manca, ma giuro che fatico a capire bene perché… in realtà di motivi narrativi per averne ce ne sarebbero… boh!

        L’insostenibile Kundera anche io lo dimenticai dopo la prima lettura. Anni dopo lo ripresi in mano e le pagine che rilessi mi sembrarono una tale fila di paraculate imperdonabili che lo piantai lì, mortalmente offesa 😂

        Libri che mi sono rimasti impressi di recente sono quelli della trilogia “La famiglia Aubrey”, perché sono scritti così bene da commuovermi (anche se la storia di per sé non è… travolgente).

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  2. Quello che vedo e che sento anche io, è sempre di più la scarsa empatia fra le persone. Magari non qui, non proprio dove abito io, dove ancora ci si saluta per nome, e magari la panettiera mi regala un dolcetto perché non riesce più a venderlo, ma mi riferisco alla gente alla massa o, come dici tu, anche al laboratorio sociale che è il treno. E mi dispiace che siamo sempre più rabbiosi nei confronti degli altri, che tendiamo a cercare sempre il male in ogni cosa e tendiamo ad aggredire gli altri. Ma aspetta. “tendiamo”….no scusa, io con questa massa non c’entro proprio e non mi sento di appartenerci…ultimamente ho sviluppato una certa empatia e compassione nei confronti del prossimo umano e animale, e vorrei che tante più persone fossero così, che uscissero dalla loro bolla di sospetto e prevaricazione nei confronti degli altri!

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    1. Secondo me l’empatia va allenata, paghi un prezzo, perché soffri di più, però ti permette di rimanere umano, di notare le piccole cose, le piccole prevaricazioni, a cui cerco di oppormi (niente di che, ma se qualcuno pronuncia parole di odio io cerco di dirlo, e sto allenandomi a essere gentile e tranquilla anche in queste situazioni, che a volte prima mi si chiudeva la vena).

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  3. Ti dico, io adoro Coe, al punto che sono stata nei posti citati de La banda dei Brocchi, non so se ricordi la scena di Paul Trotter che salva il tedesco dall’annegamento in Danimarca, esattamente in quel luogo, e ho adorato ritrovare i Trotter e tutta l’atmosfera dopo così tanto tempo. Middle England mi è piaciuto molto molto molto, poi parla della Brexit e io lavoro in dogana per cui è davvero il mio pane quotidiano. Insomma tante cose, poi mi ritrovo chiaramente nel tuo argomento treno = di sicuro erano zingari = circolo vizioso di cose ignoranti e cattive. A volte la sera sono talmente stanca/scoglionata che magari reagisco male es. in fila alle casse poi me ne vergogno anche se di solito la mia è una reazione a gente più nervosa di me che mi ha attacata senza motivo, però lucidamente cerco sempre il confronto sano senza pregiudizi. Ah Le Ceneri di Angela l’ho amato molto pure io.

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    1. Ovviamente non ricordo la scena, che vergogna! Però Middle England è stata davvero una lettura che mi ha lasciato qualcosa, una di quelle letture a cui ripensi a distanza di giorni, settimane (per i mesi vedremo, visto che non l’ho letto molto tempo fa). Sai che ascolto le notizie sulla brexit con spirito diverso da quando l’ho letto? Il treno continua a darmi un sacco di materiale a cui pensare, ma siamo un bel nucleo resistente che cerca di coltivare la tolleranza, magari non rumoroso come gli altri (e forse anche meno numeroso, a guardare i risultati delle varie elezioni), ma ci Siamo!

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