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Sul treno

Avrei molte cose da raccontare, molte emozioni da buttare giù, per fare chiarezza, ma non ne ho il tempo. Cerco almeno di metterle in fila per non farmi sopraffare, anche da quelle positive, perché in questo momento ho la sensazione che sia troppa roba.

La mattina mi sveglio, molto presto, la sveglia è alle 6,15, ma normalmente ludo alle 5.30 inizia ad agitarsi perché ha fame. Le do il biberon (c’è ancora la stretta al cuore perché non puppa più, ma sono convinta di aver fatto la scelta migliore, lei non la cercava quasi più, latte ce n’era poco, dopo che avevo smesso di darglielo di notte, circa un mese e una settimana fa, prima no, ne avevo a fiumi) e lei ridorme un’altra mezz’ora o venti minuti, e questo mi permette di sistemarmi e sistemare un minimo anche casa (giusto tre cose in croce), finché lei si sveglia, di solito molto sorridente, e la piazzo sul vasino. Lo so che è piccola, ma era molto regolare e ho pensato valesse la pena provare se ci stava, e lei ha capito, appena ce la metto fa tutte le sue cosine. Poi la lavo, la agghindo, ovviamente a quel punto non ha fame, e la metto sul tappeto tra tutti i suoi giochi, dove se tutto va bene sta fino al momento di uscire, alle 7.30. A quel punto via al nido, piantino (3 secondi di numero, si distrae immediatamente) e io corro alla stazione. Sul treno lavoro, di solito mi lascio cose per cui non ho bisogno della connessione (sono sempre meno, c’è sempre il bisogno di consultare altri documenti, altre fonti, altre cose), o leggo (ma talvolta devo interrompere, come stamani, perché il carico emotivo è troppo).

A lavoro arrivo alle 9, tardissimo per i miei standard, e mi do da fare. Cerco di concentrarmi al 100%, per sfruttare al meglio le 6 ore lavorative, perché sono pochissime, piene di riunioni talvolta insulse, e invece io vorrei dare il massimo e fare del mio meglio, ma ho la sensazione che il tempo mi sfugga di mano. Un giorno sì e uno no sono tornata a correre in pausa pranzo, il Mio Tempo, nemmeno voler dare il massimo a lavoro mi induce a privarmi di questo spazio, ne ho un bisogno così famelico che mi spaventa un po’. Corro poco, perché cerco di fare tutto in un’ora e poco più, mangio un panino al volo e sono una specialista nella doccia più rapida del mondo.

Alle 15,35 o alle 16,35 riprendo il treno e corro a casa, dove Ludina mi aspetta in gloria. Ogni suo sorriso a quel punto è per me, a volte usciamo ma più spesso ci mettiamo sul tappeto a giocare, a coccolarci, e aspettiamo il ritorno di Vale dagli allenamenti. Alle 6,45 le preparo la pappa, e poi c’è la cena. Non più tardi delle 8,30 le do un bel biberon e con quello si abbiocca, ma non è mai un sonno profondo, sicché me la metto vicina sul divano, si risveglia cento volte, fino alle 9,30-9,45 non riesco mai a posarla definitivamente, e talvolta si risveglia di nuovo, e l’unica scelta che mi rimane è mettermela vicina e mettermi a letto anche io, sebbene a quell’ora io sia piena di energia e abbia voglia di vedere un film con vale, o leggere per conto mio o magari rimettermi una mezz’ora a fare cose. È un’energia strana, data dal fatto di sentire che avrei un po’ di tempo per me, ma raramente riesco a sfruttarla, proprio perché Ludo continua a pretendere la mia attenzione.

Vale è molto, molto impegnativo, mentalmente. Quando torna c’è da gestire il suo umore, ma non in senso negativo. Ha una vita pienissima, non ha un momento libero, con la scuola e l’impegno sportivo che ormai è un lavoro non retribuito quasi a tempo pieno, e l’attività agonistico a livello alto logora mentalmente, per cui c’è molto lavoro da fare per aiutarlo a incanalare le emozioni, le paure, gli scazzi, la competizione, l’ansia da prestazione, a volte un pizzico di invidia per gli adolescenti che passano il pomeriggio sul divano a giocare alla play (ci pensavo in questi giorni, sono 11 anni che gioca a pallone, non ha mai saltato un allenamento se non per febbre alta o infortunio, anzi, in caso di infortunio va uguale per fare palestra e terapie, un impegno incredibile, a pensarci bene).

È che da quando è nata Ludo io mi sento investita dalle emozioni, come fossero dei tram. Oggi, per dire, in due occasioni mi sono sentita sopraffatta. Prima sul treno, stamani, mentre leggevo Middle England, di Coe, perché ha saputo ritrarre così bene la costernazione che provo anche io di fronte ai populismi dilaganti che non sono riuscita ad andare avanti, mi faceva quasi mancare il respiro. E poi a lavoro, quando ho visto il mio impianto girare per la prima volta da quando sono tornata (e la seconda volta in generale) e ho pensato a quando era solo un disegnino sul mio quaderno, e alle ore passate a pensare a come fare meglio, in officina a studiare la posizione delle valvole, anche lì ero commossa, e ovviamente ho fatto del mio meglio per nasconderlo. 

Tra poco sarò a casa, e ci penseranno le coccole della mia Ludina a rimettermi al mondo, mentre aspetteremo il ritorno di vale, convocato con la Primavera per una partita a genova in cui gli è toccato stare in tribuna come terzo portiere, senza potersi allenare con la SUA squadra. 

È stanchezza bella quella che provo la sera, ma mi sento ipersensibile, come la pelle di una ferita appena rimarginata.

Una risposta a "Sul treno"

  1. Cara Cristina, prima di tutto, vale subito un abbraccio grande per quello che scrivi. E’ la prima cosa che mi verrebbe da fare se ti avessi qui.
    Secondo me, da come ti leggo (e diciamo, non ti conosco), sei una persona estremamente sensibile e ti definirei proprio un’anima bella.
    Sono sicura che questo tram emotivo passerà così come il passare del tempo, e la ripresa del ciclo delle cose. Stai serena, abbi pazienza e vedrai che tutto magicamente s’incastrerà.

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