Reading is sexy

L’assassinio del commendatore

Cuoricino di Cri: Hai visto, amica testa, abbiamo finito il secondo volume dell’ultimo romanzo di Murakami, L’assassinio del commendatore! Che splendore, che armonia, che piacere inaudito galleggiare sul divano, coccolati dalle splendide parole di Murakami!

Testolina di Cri: amico cuore, cosa vai blaterando? È da quando l’abbiamo finito che mi scervello. Mi vuoi spiegare il senso di questo romanzo? Mi vuoi dire perché Murakami imbandisce 800 fili narrativi e ne riannoda sì e no un paio? Non mi torna, non capisco, mi infastidisco.

CdC: sei troppo severa, cara, eppure non mi sembravi infastidita mentre, appollaiata sul divano, ti lasciavi trascinare in un mondo che sapevi già essere privo di logica, dai, quando mai Murakami ha seguito la causalità del mondo come la conosci tu? Lo sapevi già, eppure gioivi nel perderti in un dedalo di idee e metafore che non capivi, speravi vagamente di raccapezzarti alla fine, ma sotto sotto intuivi che la trama non avrebbe portato a quegli scioglimenti lineari alla Agatha Christie!

TdC: sei tu che ti sei rammollito! Un tempo ti saresti arrabbiato, quando eri giovane e baldanzoso! Ti ricordi dopo 1q84? Eravamo tutti infuriati e per un sacco di tempo abbiamo accuratamente evitato HM! E poi lo sapevo, non lo nego, che non avrei avuto soddisfazione nella ricerca di una logica ferrata, però mi è mancata una cosa fondamentale, in questo romanzo, un percorso di crescita del protagonista. Mi spiego meglio, il protagonista-narratore è senza nome, unico personaggio che non sappiamo come chiamare. Questo mi fa pensare che manchi di un’identità, e spero che durante il romanzo se la costruisca, e invece, nulla, alla fine mi sembra che si sia evoluto ben poco!

CdC: Non parliamo di 1q84, era del tutto diverso, si perdeva in mille rivoli senza senso, dopo miiiiille pagine eravamo entrambi estenuati. Non puoi paragonarlo a L’assassinio del commendatore, sii sincera, hai persino rallentato nella lettura per farlo durare un po’ di più e avere il conforto di queste pagine termali un po’ più a lungo, non essere ipocrita! È vero, crescita non c’è stata, per il protagonista, forse, o noi non l’abbiamo capita, però c’è stato un percorso, dei passi fatti accanto a personaggi interessanti, dai che non riuscirai mai più a guardare un uomo coi capelli bianchi senza pensare alla chioma splendente di Menshiki.

TdC: ma appunto! Scrivi una bella storia, interessante, piena di dettagli fascinosi, non riannodi le sottotrame, ok, sei Murakami, me lo posso aspettare, ma almeno fammi crescere questo cavolo di pittore, che ti costava sforzarti un pochino e farmi felice regalandomi una parvenza di evoluzione!

CdC: Ma è il prototipo del personaggio Murakamiano! Lui voleva continuare a fare le sue cosine, fare ritratti, cucinare con la precisione di tutti i giapponesini del nostro immaginario, seguire i suoi ritmi pacati e misurati, tutto quello che c’è stato in mezzo è stato un sogno regalato a noi lettori!

Insomma, mi pare evidente che testa e cuore (o i miei due emisferi cerebrali, chissà), non riescono a trovarsi d’accordo. Erano dieci giorni che giravo intorno a questo post senza riuscire a scriverlo, perché mi sentivo schizofrenica, e alla fine ho deciso di farlo in questo modo. Io lo consiglio comunque, solo se siete ben disposti a lasciarvi trascinare, piacevolmente, in un labirinto che, almeno per me, non ha avuto sbocco. Se, come me, non potete andare alla SPA, questo è, letterariamente parlando, quanto di più vicino ci sia, io sono stata molto bene tra le spire morbide di Murakami, direi che ne è valsa la pena, anche se alla fine rimane quel fastidio che Testolina non riesce ancora a gestire!

2 risposte a "L’assassinio del commendatore"

    1. Fai bene, io mi trovo in una situazione particolare, in cui sono costretta (con dolcezza e morbidezza, ma sempre costretta :)) a dei ritmi non miei, per cui questo librone scorrevole e appassionante, a modo suo, mi ha fatto evadere, però poi lascia ben poco!

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