Reading is sexy

La scatola nera, Amos Oz

Ci sono degli scrittori verso i quali si sente un po’ di soggezione, e che ci tengono a distanza, con la loro aura maestosa. A volte questa aura è solo immaginata, per esempio, Vonnegut, che mi ha spaventato per anni, si è rivelato lo scrittore più alla mano che potessi immaginare (so che l’espressione è assurda, non l’ho mica conosciuto, ma nella mia mente contorta gli scrittori sono come tanti piccoli amici nel cervello, e con loro orchestro conversazioni e rapporti più o meno stretti, per esempio adoro Roth, ma non mi sognerei mai di intrattenere una conversazione leggera con lui, anzi, mi sa che non ci parlerei proprio, terrorizzata dalla sua austerità, dal suo rigore, finanche dalla sua cattiveria! Con Vonnegut penso me la sentirei di prenderci un teino o un caffè coi dolcini). Amos Oz si piazza un po’ nel mezzo. Innanzitutto credo di averlo un po’ confuso con Pamuk, del quale ho faticosissimamente letto Istanbul, di cui non ricordo assolutamente nulla se non di averlo buttato giù come un antibiotico, e poi è Israeliano. Lungi da me, ovviamente, allontanare consapevolmente uno scrittore israeliano, però mi fanno sempre un po’ paura. Il fatto è che la famosa questione religiosa mi mette a disagio, anche quando non sono religiosi. È che quella zona è talmente impregnata di conflitti religiosi che suppongo che, perfino quando sei ateo, sia impossibile non sentirne l’influenza (e a me viene immediatamente l’orticaria). Inoltre mi mette in soggezione tutta la storia della colonizzazione, del rapporto con i Palestinesi, ho provato a leggere, informarmi, e continua a sfuggirmi l’essenza del problema, mi dà noia non riuscire a identificare le ragioni e i torti, e questa confusione mi mette terribilmente a disagio. Infine pensavo che fosse uno scrittore pesante e tortuoso.

Per fortuna, per il mio compleanno, Barbara, la ex compagna di babbo, mi ha regalato La scatola nera, proprio del nostro Oz, (insieme alla coperta del lettore, ma quanto è bella?) quando mi giungono i libri in regalo io mi sento (quasi) sempre obbligata a dar loro una possibilità, per cui, di buona lena, una volta finito “La memoria ci rende liberi”, ho cominciato a leggerlo.

La prima sorpresa (sorpresa per i miei pregiudizi, of course) è stata che la scrittura di Oz è cosi affilata, elegante ma scorrevole, che risulta davvero un piacere scorrere le sue pagine, perfino quando queste pagine sono composte da una lunga sfilza di lettere, a volte decisamente un po’ prolisse. Io non amo i romanzi epistolari, di solito mi manca quel fluire che mi permette di immergermi totalmente in un romanzo, e anche in questo caso ho fatto un po’ fatica a lasciarmi trasportare, tuttavia la prosa è così armoniosa che anche le lunghe descrizioni e divagazioni non risultano pesanti.

La trama è presto detta, Ilana e Alex si sono separati rovinosamente sette anni prima delle vicende narrate nel romanzo, così rovinosamente che Alex ha ripudiato anche il figlio Boaz, e non si parlano da allora. Ilana si è poi risposata con Michel (un ebreo ultraortodosso) col quale vive serenamente con una bambina avuta da questo secondo matrimonio. Alex invece si è trasferito negli stati uniti dove scrive saggi e insegna all’università. A un certo punto Ilana scrive ad Alex per avere aiuto col figlio, ormai una specie di selvaggio ingestibile, e da lì si snoda una corrispondenza sempre più fitta che coinvolge non solo i due ex coniugi, ma anche Boaz, Michel, l’avvocato di Alex e la sorella di Ilana, essenzialmente. 

Come ho già detto la prosa di Amos Oz è davvero mirabile, un piacere incredibile nello scorrere le frasi. Quello che proprio non ho capito in questo libro, però sono i caratteri dei personaggi. Ilana è sensualissima, sfacciatissima, disperatissima, Alex bellissimo cattivissimo intelligentissimo, Michel poverissimo ortodossissimo prolississimo, Boaz ignorantissimo, bellissimo, fortissimo. Sono tutti talmente pieni di superlativi da risultare poco credibili (e io non sono una che cerca necessariamente la sobrietà, nella lettura). Si scrivono queste lettere infarcite di tutti i loro sentimenti estremi, alternano rancori insopprimibili e dichiarazioni di passione come niente fosse, e io li rincorrevo tra le righe senza capirli e senza farmene una ragione. Inoltre, questo magari è un dettaglio da poco e può essere anche dovuto alla traduzione, Boaz scrive troppo sgrammaticato. Se avesse fatto anche solo le elementari non farebbe quegli errori, per cui mi pare davvero eccessivo il carico di errori delle sue lettere.

Inoltre c’è il mio piccolo problema con la religione (ma questo è un problema mio). Come sempre, quando mi imbatto nel fanatismo religioso, o anche nell’esagerata ortodossia (e torno a citare Preghiera per un amico, La casa della Moschea, la Famiglia Karnowski, tre libri che ho amato alla follia, ma nei quali la religione mi creava disagio, non importa quale religione) io mi sento sulle spine. Non la capisco, la trovo poco ragionevole, non mi sembra possibile che una persona intelligente possa seguire acriticamente tutti i dettami di una dottrina (e non parlo della fede, quella non la metto in discussione, parlo dell’attenersi bovinamente a delle regole stilate da sovrastrutture umanissime che hanno dimostrato più volte di essere fallibili (quando per esempio mamma mi dice che il papa è l’emanazione di dio sulla terra io mi mordo la lingua per non chiedergli se lo era anche rodrigo borgia)) e quindi quando scriveva Michel, spesso, e lettere davvero molto lunghe -.-, a me veniva l’orticaria letteraria.

Per concludere, quindi, un libro più che sufficiente, che mi lascia in eredità una gran voglia di leggere di più di Oz; comincerò sicuramente da Una storia di amore e di tenebra, mi ispira moltissimo la trama, (farò passare giusto qualche mese perché non amo leggere lo stesso autore tutto in fila, preferisco diluirlo nel tempo), e sono davvero curiosa di leggere della vita di Oz (dovrebbe essere un’autobiografia romanzata) nei kibbutz e di come ha avvertito il procedere del conflitto tra israeliani e palestinesi (come dicevo nelle prime righe del post, una delle mie fisse “storiche”, nel senso che siccome non mi è ben chiara sono continuamente affamata di nuove letture sull’argomento, e quelle che mi piacciono di più sono le testimonianze vissute in prima persona da personaggi ragionevoli).

3 pensieri riguardo “La scatola nera, Amos Oz

  1. Io sono innamorata pazza di Amos Oz, quindi temo di non essere obiettiva… Probabilmente leggerò anche questo suo libro, così come tutti quelli che ha pubblicato, fossero anche una riproduzione dell’elenco telefonico 😉 Una storia di amore e di tenebra è bellissimo, anzi di più, molto di più, e te lo consiglio con tutto il cuore, ma è un librone da leggere con calma, da assaporare lentamente…. Oltre a farti capire meglio l’evoluzione storica, e il perché e il percome dell’attuale situazione arabo-israeliana (per approfondire meglio ti consiglio però anche il libretto Contro il fanatismo, che è di una obiettività e sincerità esemplare), il romanzone ti prenderà moltissimo emotivamente, soprattutto nel corso di certi capitoli (… non so se sono un caso disperato, ma spesso avevo le lacrime agli occhi mentre leggevo alcuni episodi molto intimi e sofferti, mentre in altre pagine sorridevo, addirittura ridevo, insomma, un’esperienza indimenticabile !!)

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    1. Un po’ mi spaventa questo librone, perché questo non è decisamente un periodo dove la calma è accessibile, ma tra qualche mese verrà il suo momento. Non sei assolutamente un caso disperato, sai quante volte leggendo sul treno mi sono nascosta dietro un libro che mi ha commosso? O meglio, magari sei un caso disperato come me :)! Capisco che la scrittura di Oz possa suscitare emozioni così forti, in questo caso per me il feeling non è stato totale solo per l’estrema lontananza che ho sentito verso i personaggi!

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