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Podcast del periodo

Mi sa che avevo già raccontato di quanto io sia allergica alla radio in macchina. Non è tanto la pubblicità che mi disturba, quella la capisco e la accetto, è che non sopporto i discorsi stupidi e ancor meno la musica brutta. Per questo motivo in macchina ascolto solo podcast, audiolibri, e qualche sparuto cd che è rimasto dai tempi antichi in cui ancora ne compravo o me li costruivo certosinamente al pc. Sono sempre alla ricerca di nuovi podcast, oltre ad essere affezionata ad alcuni storici, e li volevo un po’ raccontare.

Allora, il mio Podcast preferito in assoluto è Pascal. È una trasmissione radiofonica in onda su Radio 2 la sera alle 10,30, ma io la ascolto esclusivamente da podcast. Raccontano storie, episodi piccoli o grandi, e ci sono due storie principali, la prima mandata da un ascoltatore, la seconda cercata da loro, legate da un fil rouge più o meno esile. Inoltre c’è una sezione in cui un ascoltatore telefona in diretta e racconta un segreto, anche in questo caso a volte è una piccola storia leggerissima, altre un segreto pesante e doloroso, e infine un “episodio” di una storia che viene raccontata per tutto l’anno, quest’anno la storia di Francesco, che racconta il suo percorso criminale. Proprio ieri sera ho sentito il podcast, di qualche giorno, fa perché cerco sempre di lasciarmi un pochina di scorta, per le emergenze (un’attesa molto lunga e tediosa, un viaggio in macchina più lungo del solito) della storia di Danila, che ha conosciuto suo marito al concerto del Boss di Firenze del 2012, e con il quale, durante il viaggio di nozze, ha incontrato Bruce fuori dal teatro in cui suonava, e quando è partita “Land of Hope and Dreams”, dopo la storia, io ero commossa, con un sorriso ebete e i lucciconi agli occhi!

Da alcune settimana, inoltre, il martedì esce un podcast molto molto interessante che si chiama Liberty Island. Il podcast è di Mattia Miraglio, un mezzo pazzo scatenato che ha fatto in 5 anni il giro del mondo a piedi. Il fine di questo podcast non è solo raccontare le sue avventure di viaggio, ma anche raccontare le storie di persone che a un certo punto hanno deciso di uscire dai ranghi delle vite consuete e modificare completamente il loro stile di vita. Viaggiatori o no (mi è piaciuta moltissimo la chiacchierata che si è fatto con Cane Secco, un giovanissimo video maker che io non conoscevo, il Nano sì, of course, che ha raccontato come piano piano è arrivato ad avere una sua casa di produzione, e ora sono anche diventata una follower su Youtube :), quanto mi sento ggiovane) sono persone che hanno deciso di cambiare totalmente la loro vita. Se avete voglia guardatevi anche il TedX di Dino Lanzaretti, questo strafighissimo tipo che si è fatto la Siberia in bicicletta. Detto da un'”inquadrata” come me (ingegnera, lavoro in ufficio/cantiere 10 ore al giorno minimo, marito figlio grande, NewNana in arrivo) magari sembra strano, ma io davvero sono affascinatissima da queste persone. Io amo la mia vita, spesso il mio lavoro mi piace, a volte meno, ma non mi sento quasi mai davvero “sprecata”, eppure so che potrebbe bastare un niente, e non escludo qualche pazzia per il futuro. Per esperienza so quanto i figli siano il centro del tuo mondo, per un certo periodo, ma questo periodo finisce, ed è a quel punto che bisogna essere bravi a trovare nuovi stimoli. In ogni caso questo podcast è una finestra su dei punti di vista diversi dal consueto, a me piace molto!

Ordinary Girl l’ho scoperto in realtà lo scorso anno, a fine stagione, e sono stata molto felice che l’abbiano rinnovato per questo 2018-2019. La trasmissione è su Radio Popolare il venerdì sera, ma ormai è diventata per me consuetudine ascoltarla il sabato mattina durante la corsetta/camminata che, regolarmente, inaugura il mio week end. Mi piace molto perché alterna momenti molto frivoli ad argomenti abbastanza impegnati, prendendo spesso come punto di riferimento il femminismo, declinato al presente strettissimo. A lavoro spesso mi chiamano “vetero-femminista”, e in generale credo di essere abbastanza sensibile al tema pari opportunità, però è abbastanza arduo seguire tutte le discussioni che si sviluppano sull’argomento, perché si può spaziare davvero dalla sciocchezza al livello planetario, non so se riesco a spiegarmi, e io cerco sempre di non discutere di ciò che non so. Questa trasmissione è un piccolo specchio su questo mondo che mi aiuta a conoscere cose nuove, e la sto davvero apprezzando moltissimo!

Mi sto dilungando oltremodo, ma vorrei giusto giusto aprire il capitoletto “Podcast in inglese”. È ovvio che la scelta si amplifica di gran lunga, ma per me è ancora molto difficile ascoltare agilmente i podcast in inglese. Ascolto regolarmente le varie serie “BBC learning English”, per tenere l’orecchio allenato, e secondo me sono perfette per un livello intermedio, purtroppo io per lavoro mi interfaccio con questi benedetti americani, e quando devo fare le minute per le conf call piene di accenti diversi sono sempre in difficoltà.

In questo periodo sto ascoltando la terza stagione di Serial, non so se la ricordate, ma le prima stagione aveva avuto un successo incredibile, riprendeva un caso di omicidio, terminato con la condanna di Adnan Sayed, e ne esaminava i lati oscuri. Era un’inchiesta davvero splendida e approfondita, piena di interviste ai protagonisti, registrazioni dei processi, riletture degli atti, un lavoro fatto coi fiocchi. La seconda stagione mi è passata un po’ in sordina, ma questa terza è davvero fantastica! È la cronaca di un anno nel tribunale di Cleveland, non segue un caso specifico, bensì la vita di tutti i giorni di questo ambiente, regalandoci uno spaccato di vita legale statunitense davvero vivido. Da un punto di vista linguistico è mooooolto più complicato dei podcast bbc, anche perché anche in questo caso ci sono numerose voci con accenti diversi, registrazioni dall’audio non cristallino, ma in generale è avvincente e, spero, utile come allenamento per l’orecchio. Il bello di questo podcast è che sul sito ci sono anche i transcipts, e questo mi aiuta. Generalmente io ne ascolto mezzo. Capisco il senso, e buona parte dei dettagli, ma non tutto. Quando ho un quarto d’ora mi leggo il transcript, e lo riascolto, e questa volta capisco praticamente tutto. Poi faccio lo stesso con l’altra metà della puntata. È un lavoro un pochino faticoso, ma dà i suoi frutti, tenendomi allenata e reattiva alle parlate più disparate. Maledizione però, americanini del piffero, mangiatevi un po’ meno le parole please (detto da una toscana che fa abilmente sparire le ci e qualche volta anche le ti :)).

 

 

 

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