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Mezza maratona di Livorno

Mancano una settimana e un giorno alla Maratona di Firenze, e io ancora non so bene come mi sento al riguardo. Il discorso è davvero lungo da affrontare, ma il primo motivo di titubanza è che non la farò col collega, che parte per una trasferta e che è il mio punto di riferimento, ormai, quando corro. Se alla partenza non posso vessarlo con le mie insicurezze divento irrequieta e meno spavalda; poi magari mentre corriamo, a un certo punto, se insisto e non mi vede in difficoltà, lui allunga e finiamo la corsa separati, però condividere con lui quei minuti prima della partenza, quando vengo assalita dai dubbi, mi mancherà davvero. Sul secondo motivo di titubanza tornerò alla fine del post, quando avrò raccontato della mia Mezza di domenica, a Livorno.

Mi sa che l’ho già scritto, da qualche parte, ma Livorno è una città che mi riempie sempre il cuore, forse La Città. È una città popolare, di una bellezza atipica e spigolosa. Ha il mare, e questo è chiaramente inestimabile, e pernacchie a tutti quelli che lo snobbano. Vale la pena fare davvero tanti sacrifici, per vivere sul mare; io ho deciso che no, non li farò quei sacrifici, ma non sono mai sicura che sia stata la scelta giusta, specialmente quando ti trovi a correrci in una giornata di novembre in cui sembra di essere in primavera, c’è il sole, il freschetto e un po’ di vento. Vabbè.

Mi sono iscritta all’ultimo secondo, alla Mezza di Livorno, sapevo di non volerla saltare, però questa inaspettata solitudine della runner mi aveva un attimo preso in contropiede. Aspettavo forse che il collega cambiasse idea, un deus ex machina che mi dicesse “tutto a posto, gli intoppi sono stati sistemati, va tutto secondo i programmi”, deus ex machina che ovviamente non c’è stato, per cui domenica mattina, alle 8 meno un quarto, ero a ritirare il mio splendido pettorale e ad affogare i miei malumori nella solitudine più nera (c’era una marea di gente che conoscevo, ma non è che posso prendere il primo malcapitato e subissarlo di lamentazioni).

Nella tabella c’era scritto, come sempre due settimane prima del gran giorno, “mezza tirata”, ma, dopo lo scorso anno, (ho sempre dato un po’ la colpa dell’epic fail di Roma alla Mezza di Pistoia fatta davvero tirata, per i miei ritmi), a tirarla per bene non ci pensavo nemmeno. Volevo tenere un passo vivace ma sereno per tutto il tempo, godermi il percorso senza forzare, e tirare semmai gli ultimi due chilometri, perché è sempre bello avere la forza di arrivare spingendo.

La mia malmostosità era evidente anche dalla tenuta. Un paio di pantaloni lunghi (non mi ero fatta i peli!) e una T-shirt un po’ informe, niente tocco di colore, nessun particolare vezzoso, niente di niente! Un po’ di saluti e selfie col gruppo dei cuoricini, ma poi parto da sola, lasciando scorrere, in coda a tutti.

Primo chilometro a 5’30”, giusto per sciogliere le gambe, poi trovo Arianna e iniziamo a correre insieme, chiacchierando. Le gambe si fanno più leggere e mettiamo via i primi 4-5 chilometri a 5’10”, quando la mia amica mi dice che rallenterà un po’, visto il carico di corsa delle ultime settimane. Per un attimo ho la tentazione di rallentare anche io, per non perdere la compagnia, ma poi sento le gambe così leggere che non mi sembra il caso. Reimparare a correre in solitudine è un obiettivo che non voglio trascurare, a volte ho l’impressione di aver trasformato uno sport individuale in uno di squadra, e, se da un lato questo non è un male, dall’altro la forza d’animo che serve a chi corre solo è qualcosa che mi sono andata un po’ perdendo nel tempo (comunque, amicizia e compagnia tutta la vita!). Quindi continuo sola soletta, ma da quel momento, forse riappacificatami con questa solitudine, è tutto facile e in discesa. Le gambe sembrano andare dal sole a 5’05”-5’10”, senza un attimo di affanno, senza fatica, senza preoccupazioni. Corro e mi guardo intorno, lungo strade che conosco da tanti anni, tra persone e palazzi che amo, immersa nell’autenticità di Livorno e nelle sue peculiarità. Sorpasso diverse amiche e, visto che ho fiato in abbondanza, cerco di incoraggiarle e di dar loro un po’ di carica, a me fa sempre tanto bene una parola affettuosa mentre sono concentrata verso l’obiettivo!

Continuo a correre, stupita e felice, sto tenendo il passo che volevo senza sentire la fatica, senza un attimo di indecisione. Gli ultimi tre chilometri decido di allungare un po’ e mi sposto sotto i 5. A questo ritmo, in effetti, arranco un po’ di più, ma sempre senza grossi affanni, arrivo al campo di atletica per fare gli ultimi 400 m, vedo mamma e marito (suo, non mio) con Sorellina Adorata che sono lì a fare il tifo per me, ormai un rito, per il terzo anno di fila a Livorno, e non vedo l’ora di abbracciarli! Faccio il giro di pista con un sorriso grosso come una casa, sorriso che la Sorellina immortala per i posteri!

E veniamo così al secondo punto di indecisione riguardo a Firenze. Sto troppo bene. Ho fatto i 34 senza la solita fatica del lunghissimo, anche sotto il diluvio universale degli ultimi 7-8 chilometri, e ho corso questa mezza con serenità buddhica. È vero che i 34 li ho fatti piano, media 5’39”, ma i chilometri sono davvero scorsi lisci come l’olio. Qualcosa mi dice che tutto questo stare bene non può che trasformarsi in una maratona fallimentare. Ho fatto quattro maratone, tre delle quali le considero chiuse con successo, lente ma con successo (corso bene, sempre col sorriso!), e una fallimentare, in cui mi sono piantata prima del 30°. Quella in cui mi sono piantata è stata proprio quella in cui ho avuto le migliori sensazioni nelle settimane precedenti, quella per cui mi sentivo pronta e allenata! Insomma, mentre continuo a colorare le caselline della mia tabella, mentre continuo a stretchare la sera i muscolini offesi, mentre accumulo chilometri, alimento anche i miei dubbi, con la sola consapevolezza che, ancora una volta, la preparazione per la maratona è un viaggio senza tour operator, un viaggio on the road (letteralmente), dove conosci grossomodo la meta, ma non il percorso, non le sue condizioni. Parti con la sola promessa di un’emozione indicibile al termine di quei 42195 m!

3 pensieri riguardo “Mezza maratona di Livorno

  1. Intanto, complimenti per la tua mezza! Pensa che invece io sono il tuo esatto opposto: non ho nessuno con cui allenarmi e sono sempre da sola. Però la solitudine la vivo molto bene, mi piace proprio, anche se non disdegno le corse con qualche altra persona, perché passano certamente più veloci e spensierate.
    Per la maratona: io ne ho corse solo due, totalmente in solitudine. Io ovviamente andrei, a cuor leggero il più possibile, pensando solo che quello che stai per correre è un lunghissimo con tanta altra gente. La maratona è sempre un’incognita, ma sta a noi approcciarci a lei nel migliore dei modi e con la mente in modalità positiva 🙂 Forza Cristina! Io faccio il tifo per te!!

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    1. Si si Marti, ma io non ho dubbi se andare o no, mi sono spiegata male, ho solo il dubbio su come mi sento, ma credo che quello sia normale prima di ogni maratona. Tra l’altro ci sarà Marco a fare il pacer delle 4 ore, e cercherò di stare con lui, è solo che dopo aver corso tanti chilometri con una persona, scoprire all’improvviso che non ci sarà ti spiazza!

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