Qualche volta corro

Mezza maratona di Prato, in ritardo!

Con colpevole ritardo mi sembra giusto raccontare dell’ultima mezza fatta.Era il giorno di Pasquetta e ho pensato bene di correre la mezza a Prato, due settimane dopo la débâcle di Roma. È stata una mezza strana. Ero perfettamente consapevole di non poter correre per il pb, un passo di 5’02” al chilometro era fuori dalle mie possibilità (in realtà credo lo fosse anche a Pistoia, chissà che m’ero bevuta la sera prima (mezzo bicchierino di rosso all’aperitivo, per la cronaca)), mi ero iscritta soltanto per sfangare una delusione di quei giorni e per ricordarmi, dopo Roma, che ero ancora in grado di arrivare in fondo a una corsa (c’ero arrivata anche a Roma in fondo, ma insomma, ci siamo capiti, credo, la prima gara dopo un epic fail fa sempre un po’ paura). Vabbè fatto sta che c’era un sacco di gente da salutare e con cui farsi foto stupide pre corsa, c’era il collega a farmi compagnia alla partenza e c’ero io, un po’ dubbiosa. Mi sentivo fuori posto, l’unica stupida che si era allenata con tanto impegno e si era piantata al 33esimo chilometro a Roma, l’unica alla quale le gambe, a giorni alterni, proprio non ne volevano sapere di andare. Mi sentivo l’unica cicciottella, l’unica che non ha il coraggio di mettersi i pantaloncini corti, l’unica con le borse perennemente sotto gli occhi, ero finita insomma in una piccola spirale di autocommiserazione (anche a causa della delusione di cui sopra, magari ci scriverò un post). 

Poi si parte, c’è lo sparo, e io sento l’adrenalina non pervenuta. Niente effetto gara, saranno gambotte in autonomia a dovermi portare in fondo, niente magie, niente luccicanze, niente di niente. Ma alla fine a me piace correre, anche senza tutti i fronzoli della competizione, per cui, dopo qualche centinaio di metri, mi metto al mio passettino tranquillo e decido di prendere quello che viene, senza stress. Il collega prova un po’ a stuzzicarmi, ma io sono persa nel mio mondo zen, e lo lascio andare. A un certo punto raggiungo i pace makers dell’1h55′, tra i quali c’è il mio amico, quello di Pisa (e di Roma, mannaggiammé se l’avessi seguito), e io penso che forse questa mezza la dovevo fare per godermi 21 km distratta da lui, perciò mi piazzo con loro, a un ritmo comodo comodo. Cerco di dare una mano ai ristori, passo l’acqua, non sono una pace maker, ma a quel passo ho fiato sufficiente per godermi una corsa serena, per fare due chiacchiere, e poi il caldo ha iniziato a farsi sentire. Corro con loro, chilometro dopo chilometro, ascolto storie, ridacchio, e corro (e sorpasso Matteo Renzi). Al 16esimo chilometro, finalmente, scatta qualcosa. Sarà che mancano 5 km e 5 km sono una distanza che sembra piccola piccola dopo tutti i km macinati per preparare Roma, sarà che l’adrenalina, un po’ fuori tempo massimo, comincia a far capolino, ma allungo il passo. Gli ultimi 5 chilometri sotto i 5′ mi fanno recuperare circa 20 posizioni (tra le donne), sorpasso davvero un bel po’ di gente, finalmente sento le gambe vive e il fiato che inizia a scorciarsi, il caldo pulsare e le braccia darmi il ritmo. Faccio l’ultimo chilometro testa a testa con una ragazza che ha un accompagnatore in bici ad incoraggiarla, e io faccio finta che stia incoraggiando me (anche se in realtà la incoraggia per sorpassare me!), gli ultimi 300 m però lei ha uno scatto decisamente più brillante del mio, ma, anche se un po’ mi brucia, non è così grave, è che avevo bisogno di sentire le gambe andare, avevo bisogno di fare l’ultimo chilometro a perdifiato, e anche se il tempo finale non è stato granché (1h51′ e qualche secondo) va alla grandissima anche così, per i 16 chilometri in ottima compagnia e per quei 5 in progressione, spingendo. I dieci giorni successivi ho fatto un sacco di begli allenamenti, ora ho il raffreddore quindi ansimo un po’, ma di nuovo quel 5 che si avvicina mi illude che io un giorno possa stabilizzarmi, almeno nelle corse più corte e tirate, su questa velocità, per me un vero e proprio muro, e mi riempie di entusiasmo. E in questi giorni cupi di entusiasmo ce n’è bisogno come il pane.

Allenamento dopo allenamento, settimana dopo settimana, mese dopo mese, la corsa mi sta regalando sempre di più. Scopro sempre emozioni nuove, sempre nuovi viaggi, sempre nuovi motivi di gioia e ovviamente sempre più dipendenza. È un casino.

 

 

 

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3 thoughts on “Mezza maratona di Prato, in ritardo!

  1. bravissima. A volte le sensazioni valgono molto più del risultato cronometrico. Io gliel’ho data su a entrambi i muri….quello dei 5 sui 21 e quello delle 4 ore sulla distanza regina.
    Vediamo a fine mese cosa combino rimettendomi il pettorarel per una mezza.

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    1. Questi muri… per me il muro del 5′ è diventato un po’ un tabù, ogni volta che ci sono proprio vicina mi faccio male. Siccome la settimana scorsa mi sono allenata appena sopra quel passo, in saliscendi, e da lunedì mi si è riinfiammato l’inguine, sono un po’ in paranoia.

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