Qualche volta corro · Week end da paura

La Maratona dell’epic fail (sempre col sorriso però!)

C’è stata la Prima Maratona, quella della Testardaggine e dell’Amicizia, quella della Follia e ieri è arrivata la Maratona dell’Epic Fail. Prima di passare per la Pollyanna de’ noartri, perché è così che passerò, perché sono talmente innamorata della maratona che non posso fare a meno di trovare lati positivi anche in questo mezzo fallimento, dirò che mi girano le palle, altroché, sono arrivata a Roma credendo nel personal best e ne vengo via col personal worst. Sono arrivata convinta che avrei potuto rallentare, certo, ma fermarmi a camminare, io? Alla quarta maratona? (Infortuni a parte, of course!) e ho camminato buona parte degli ultimi dieci chilometri semplicemente perché i quadricipiti non ne avevano più, sciopero totale.

Ma partiamo dall’inizio. Il meteo prometteva tempesta, ma io, nel mio inguaribile ottimismo, ero convinta che alla fine avrebbe al massimo piovigginato un po’, senza contare che avevo fatto i 30 e i 35 sotto la pioggia, gli fa una sega l’acqua ai veri runners, perciò non ero per niente preoccupata del maltempo. Mi sono piazzata in prima fila nella terza onda, pur avendo diritto alla seconda onda grazie al tempo di Firenze, ma volevo stare col mio collega e con i miei straordinari Pacers delle 4 ore, quelli di Pisa, per cui ho passato un’ora piena di emozione e gioia in griglia, ad abbracciare e farmi abbracciare da un sacco di amici. L’adrenalina a mille, avevo lasciato cappellino e manicotti in borsa, perché avevo paura solo del caldo, giammai della pioggia. Il collega ed io avevamo discusso un sacco, nell’ultima settimana. Lui voleva partire più forte del passo 5,40 dei Pacers, sapeva di averne, io volevo stare coi Pacers fino ai 30 e allungare a quel punto, se ne avessi avuto. In completa onestà ero convinta anche io di dover avere gambe per partire a 5,30 e farla tutta così, il mio tentennare era dovuto solo al fatto di sapere cosa vuol dire correre con dei Pacers come i miei amici, e il pensiero di farmi 30 km con il loro aiuto psicologico mi rassicurava un sacco. Alla fine, però, mi sono detta che la Maratona è fatta per osare, e se non ci avessi provato mi sarei sempre rimproverata l’esagerata prudenza, per cui abbiamo scelto la linea del 5,30. A posteriori non mi pento, non credo che partire più piano avrebbe rimediato chissà cosa, e io so di avere nei muscoli una maratona da 3h50, da qualche nascosta in queste gambotte tozze, per cui è mio dovere provarci :)! Fatto sta che partiamo e immediatamente ci aggredisce la pioggia. All’inizio sembra essere una pioggerellina quasi gradevole, anche se i sanpietrini bagnati costringono a tenere un assetto di corsa assurgemmo perché sono incredibilmente scivolosi. Poco male, si abbassa la testa e si va avanti, finché la pioggia si trasforma in temporale, con tanto di tuoni e fulmini. Ma i miei Pacers dicono che il sole bacia i belli e la pioggia i gladiatori, e io mi sento assurdamente felice! Si procede abbastanza spediti, ma al 18′ km io so che c’è qualcosa che non va. Di solito durante la maratona non sento un briciolo di stanchezza fino al 25′ e invece sento già le gambe pesanti. I quadricipiti, in particolar modo, sempre loro, muscolo croce e delizia della mia vita, sono stanchi, stanchi, stanchi. Quando passiamo la mezza a 1h58′ io sono certa di non poter arrivare in fondo come avrei voluto, due settimane prima ho fatto la mezza in 12 minuti meno e ora mi sembra di aver fatto un’immensa fatica a farla molto più lenta. Eppure spero ancora di stare meglio, penso che magari l’acqua ha impedito ai miei muscoli di sciogliersi quanto avrebbero dovuto nei primi chilometri (l’adduttore mi ha dato noia ininterrottamente durante gli ultimi due mesi, ha sempre avuto bisogno di diversi chilometri prima di carburare) e il fatto che stia smettendo di piovere mi incoraggia, e vado avanti altri dieci chilometri. Nel frattempo ci raggiungono i Pacers e io spero con tutto il cuore di potermi attaccare a loro, ma mi rendo conto che il problema non è la testa, che sarebbe felice di faticare, ma le gambe. Non ci sono proprio più. Ho mangiato i gel, ho bevuto, ma queste proprio non ne volevano sapere. Corro come posso fino al 33′ e da quel momento mi dico che non è un problema, ne farò uno camminando e uno correndo. Il primo obiettivo rimane chiudere la corsa. Mando via il collega e io raccolgo le forze, mi viene quasi da piangere, ma poi mi dico di non essere scema, ci saranno altre maratone, decine, se vorrò (altro che se lo voglio!) e ognuna avrà la sua storia. Quella di oggi è meno bella, ma mi conferma il mio amore per questa corsa: in nessun momento ho pensato di mollare o di dire “mai più”, anzi, il pensiero che mi ha dato forza è stato proprio che avrei cercato il riscatto nella prossima maratona, che avrei pensato ai miei errori nella preparazione per correggerli, o avrei semplicemente accettato che una giornata no mi aveva messo i bastoni tra le ruote in questo sogno che mi ero curata con amore negli ultimi mesi. Alla fine ho chiuso in 4h25′, mezz’ora in più di quanto avrei voluto, infreddolita e affaticata. Ma il mio sogno di essere una maratoneta più veloce non si ferma certo qui, lungi dall’essere scoraggiata non vedo l’ora di mettermi a preparare la prossima. È già segnata nel mio calendario. Farò il conto alla rovescia per l’inizio della preparazione, anche se a questo giro voglio almeno un mesetto di relax 😎 (l’altra volta tra la maratona è l’inizio della preparazione sono passati appena 20 giorni, forse troppo pochi!), che non vuol dire stare senza correre, ma solo correre senza tabelle e tempi (bugiarda che non sei altro, vuoi solo fare le ripetute forte quando ti pare e piace!).

Ieri non sono stata una maratoneta veloce quanto avrei voluto, ma sono stata comunque una maratoneta, e questa avventura merita sorrisi e felicità!

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20 thoughts on “La Maratona dell’epic fail (sempre col sorriso però!)

  1. Sei stata bravissima!!! La giornata no può capitare. Sei arrivata alla fine e non hai mollato. Secondo me il regalo più grande che potessi farti. Io ho visto dal vivo quella di Milano e mi sto ancora chiedendo se avrò mai il coraggio e la forza anche solo di iscrivermi.
    Alla prossima 😉

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    1. Se lo desideri davvero e sei disposta a fare dei sacrifici allenati bene ed iscriviti, perché è un’esperienza incredibile, anche quando va un po’ storta! Io sono un po’ giù stasera, in realtà, però cerco di ricordare che ho corso 42195 m e questo non può mai essere considerato un fallimento!

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  2. Ho letto il tuo post e mi sono quasi commosso…mi permetto di farti una correzione, non hai fatto il tuo personal worst ma hai fatto la tua Maratona! E solo chi corre sa cosa vuol dire.
    Mentre voi facevate la maratona di Roma, io e altri 300 eravamo sui sentieri delle Cinqueterre a fare lo Sciacchetrail: all’arrivo dopo 48km massacranti con le gambe a pezzi sono arrivato e la prima cosa che ho fatto è piangere, dalla gioia dalla contentezza e al ricordo di tutte le cose che mi sono frullate per la testa.
    Brava Cristina e non mollare! 😉

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    1. Avevo letto del trail alle cinque terre… stima infinita! Sembra impossibile che tanta sofferenza sia così corroborante per i nostri cuori… ma tanto prima o poi questa fissa delle maratone mi passa, e allora… trail!

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      1. …la corsa per i sentieri (per dirla all’italiana) è qualcosa di magico…non so se hai mai sentito parlare di “spirito trail”? Beh, ti posso dire che esiste e in sintesi è una specie di condivisione di tutto, fatica, emozioni, cibo, acqua…quando ti superano e magari sei in difficoltà ti senti dire “tutto ok?” E questo ti fa sentire meno la fatica, ti fa superare quella scalinata che non riesci proprio a fare 😉

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  3. Benvenuto nel club. A epic fail sono cintura nera. La maratona e così. Poi a roma con quel fondo e quel clima ancora peggio. E capitato e quasi sicuramente ricapitera . L’importante è lasciarsela alle spalle e dopo il doveroso riposo pensare slla prossima. Intanto l’hai portata a casa comunque . Brava

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