Qualche volta corro · Week end da paura

Di quella volta che lasciai la prudenza a casa

Ieri ho corso la mia settima mezza maratona. Era nel programma della maratona, due domeniche prima della Regina. “Mezza tirata”, c’era scritto, ed io la guardavo con enorme sospetto. A due settimane dalla maratona ho un po’ paura perfino ad attraversare la strada, per il panico di farmi male, figuriamoci una mezza tirata. A questo giro, poi, con un inguine che lancia grida belluine, di tanto in tanto, “me la pagherai!”, tuona irato, quando lo stresso un po’, la mezza tirata era proprio quanto di più lontano potesse esserci, nella mia mente. Tuttavia, per non essere proprio passabile di accuse di negligenza, a una mezza mi ero iscritta, la mezza di Pistoia; ne avrei approfittato anche per dormire da Amica Cara, passare una serata con lei, e poi correre in serenità una mezza in compagnia. 

Avrei corso col collega (che ormai corre più veloce di me) che accompagnerò alla prima maratona, a Roma, giustamente esageratamente su di giri, e che, perso nel suo delirio pre-prima maratona (lo ricordo benissimo, un anno fa, a quest’ora, c’ero io!) passava dal pregarmi di tirarla, al raccomandarmi prudenza, da picchi di cupo pessimismo a fulminei e imprevedibili acuti di superomismo!

Io volevo invece rimanere fedele alla mia linea della prudenza. Il chiodo fisso di Roma e la paura di infortuni mi impedivano di lasciarmi andare. Quando, con il collega maratoneta prossimo venturo, abbiamo iniziato a scaldarci, ero tutta un dolore, inguine, quadricipiti, anche sbilenche, dentro di me ho dubitato di arrivare in fondo, di poter stare sulle gambe qualcosa meno di un paio d’ore, il dubbio cosmico mi aveva invaso. 

La mente, però, è una strana bestiolina, potente e capricciosa. È stato un attimo, avvicinarsi alla partenza, sentire il conto alla rovescia, lo sparo della pistola e urlare al collega di rincorrere i palloncini dell’1h50. Partiamo di slancio, uno slalom serratissimo nel fiume di runners, primo chilometro a 5’15”, secondo chilometro sotto i 5′, oh My god, sto sicuramente esagerando, ma superiamo di slancio i palloncini dell’1h50′. Continuiamo per qualche chilometro a questo ritmo, poco sotto i 5′, con i due omini nel mio cervello che si sfidano a singolar tenzone, uno invitandomi, per piacere, a rallentare, per rientrare nel mio ritmo, l’altro che mi dice “vai, daje tutta!”. In tutte le corse che ho fatto, finora, ho sempre dato retta al primo omino, ma a questo giro li cheto tutti e due e mi dico che prima o poi devo pur provare l’esperienza di schiantare a una gara, e oggi potrebbe essere il giorno giusto, perché sono quasi al decimo chilometro e, se la matematica non mi inganna, potrei arrivare per la prima volta a fare 10km in meno di 50′, risultato che rincorro da dicembre 2015, quando avevo una 10km a Lucca in cui puntavo a questo risultato, ma venni fermata dalla metatarsalgia. Da allora ho sempre preparato maratone, e la velocità (sempre relativa, veloce per i miei standard) ha perso un bel po’ di priorità. 

Durante tutta questa battaglia interiore ho sempre il collega davanti o vicino, e a questo punto mi sembra giusto dirgli che io, molto probabilmente, presto schianterò, per cui lui deve assolutamente andare avanti e fare la sua corsa, alle sue proteste lo minaccio che non gli parlerò per due settimane, fino a Roma. Lui sostiene di non crederci, ma quando, avvelenatissima, gli chiedo di mettermi alla prova, devo risultare abbastanza convincente, perché, effettivamente, gli ultimi tre chilometri mi andrà via (mondo puzzola, che fastidio allenarsi con gli uomini, corrono più veloci di te anche allenandosi la metà). 

All’undicesimo chilometro ho ancora il mio bel ritmo e il primo risultato della giornata è arrivato: 10km sotto i 50′! Sento una stretta al cuore, questo numerello mi era sembrato così sfuggente, quel 4 davanti è stato tanto agognato, mi sembra quasi, per un attimo, di essere sopraffatta dalla soddisfazione e dalla stanchezza, ma la mia corsa è appena a metà, non posso assolutamente mollare! 

Mi godo ancora qualche passo la soddisfazione ridacchiando col collega (dopo lo ringrazierò anche, non so se avrei raggiunto questo piccolo traguardo senza di lui a farmi da lepre in questi ultimi mesi, ma per il momento non ho proprio il fiato di farlo!) e poi mi concentro per tenere tutte compatte le energie dentro di me, per mantenere il controllo sulla mia corsa, sul mio respiro, sulle mie gambotte.

Rallento un pochino e mi piazzo poco sopra i 5′, con un nUOVO obiettivo in testa. Le prime 40 donne vanno a premio, e dalla 20esima ci dovrebbe essere un fantastico uovo di Pasqua e io VOGLIO quell’uovo! Sono quasi certa di non avere 39 donne davanti, per cui devo tenere il ritmo per non farmi superare da troppe. 

Continuo a correre, il percorso è proprio bruttino, il centro di Pistoia è carino, ma piccolo, e buona parte della corsa si svolge lungo stradoni iper trafficati e, udite udite, non chiusi al traffico, facciamo lo slalom tra le macchine incolonnate, sconvolgente, e ci ritroviamo nella terrificante zona industriale, ma tutto sommato io me ne frego, sono lì per correre i miei 21 km. Sono stanchissima, le sensazioni sono diverse rispetto alle altre corse che ho fatto, perché le maratone le ho sempre corse a un ritmo “comodo”, in cui la sofferenza consiste proprio nel dover continuare a correre quando il tuo corpo, intorno al 30-32esimo, comincia a chiederti di smettere, perciò tu stringi i denti per trovare la forza di continuare a mettere un piede davanti all’altro, e per le altre mezze avevo sempre lasciato andare le gambe, forzando qualcosa solo negli ultimi chilometri.

In questa mezza, invece, avrei potuto rallentare, dopo l’11esimo chilometro, spostarmi su un ritmo più comodo, e avrei comunque fatto un tempo dignitoso, per le mie aspettative, eppure sentivo di dover spostare un po’ più in alto l’asticella, solo per la soddisfazione di potermi dire che avevo tenuto duro (e per l’uovo, of course!), e che avevo continuato a spingere. Al 18esimo mi ha superato una ragazza (credo sia stata l’unica donna, dopo i primi chilometri, in cui c’era troppa confusione per tenere conto dei sorpassi), con un fiatone incredibile, io in confronto parevo una rosellina di maggio, eppure ha tenuto duro fino in fondo, quindi ho ancora un sacco da migliorare anche in termini di spirito di sopportazione (un fiatone di quel tipo io credo di poterlo reggere giusto 500m!). Al 19esimo mi hanno sorpassato due ragazzi del gruppo “cuoricini”, e mi hanno caricato “dai dai che fai il tempone, stai tenendo un gran ritmo!”, e io ho continuato a spingere, sapevo di avere da ancora da faticare poco più di 10 minuti, ce la potevo fare! L’ultimo chilometro l’ho corso affiancata a un signore anziano (invidiaaaa!), iscritto alla non competitiva: quando mi ha lasciato (all’arrivo facevano arrivare solo quelli col pettorale), 500 m prima dell’arrivo, mi ha detto “Vai bimba, non rallentare ora, arriva in fondo così”. E mentre il gonfiabile si avvicinava io sapevo di esserci, e sapevo che sarebbe stato personal best, e speravo anche nell’uovo!

All’arrivo niente medaglia -.-, ma le ragazze mi hanno dato un bigliettino con scritta la mia posizione… 24esima donna!!! 1h46’12”, il collega è arrivato circa 50″ prima di me, non è sceso sotto 1h45″ per pochissimo, ma l’appuntamento è solo rimandato, per entrambi! Sono sudata, stanca, stravolta e felice. Saluto i “cuoricini” che mi riempiono di complimenti (io odio i complimenti, ma la fatica ha fatto abbassare le mie difese e mi rotolo nel mio brodo di giuggiole) e mi dirigo a prendere l’uovo, per la prossima volta obiettivo “spalla” (che vincevano le prime 20 donne!).

Insomma ho finito la mezza con un passo medio di 5’02” al chilometro, un passo che per me vale oro e che mi dà una carica allucinante! Ed ora testa a Roma, sperando che l’eccesso di entusiasmo non mi faccia fare cagate, sognando la corsa del mio cuore e il Colosseo ad attendermi (nonché la carbonara la sera in Trastevere). Un grazie di cuore, come sempre, a tutti quelli che hanno corso con me, a tutti quelli che hanno provato a darmi la carica, ad Amica Cara che mi ha preparato la tavola per la colazione come piace a me, e al collega, senza il quale gli ultimi mesi di corsa sarebbero stati più duri, e che mi fa, ogni giorno, da lepre!


Domani è il mio complecorsa, due anni dal giorno in cui ho deciso di mangiare un po’ meglio ma, soprattutto, dal giorno in cui mi sono detta che avrei sempre e poi sempre fatto le mie tre corsette settimanali (infortuni permettendo, aggiungo ora, dopo circa tremila chilometri, una metatarsalgia, una fascite, diverse contratture, infiammazioni a pioggia, etc!).

Io, felice, col mio uovo!

 

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6 thoughts on “Di quella volta che lasciai la prudenza a casa

  1. “La mente, però, è una strana bestiolina” Puoi dirlo forte! 🙂 Gli obiettivi che ti ordina durante la corsa sono incredibili. L’adrenalina di una gara, poi, ti vale almeno 10′ a chilometro. Buona Pasqua allora, e prima Buona Maratona! Magari l’anno prossimo fai quella di Milano e traini me (faremo l’allenamento per corrispondenza) 😉

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