My trainings · Qualche volta corro

Se fossi una corsa sarei un lunghissimo

Domenica, come quasi tutti quelli che stanno preparando le Maratone di Roma e Milano, ho fatto il lunghissimo. Per chi è completamente digiuno di corse il lunghissimo è quella corsa, tipicamente sopra i 30km, che ti porta vicino al chilometraggio della maratona, e che ti prepara fisicamente e psicologicamente a stare sulle gambe tutto il tempo necessario a chiudere la tua maratona. Il lunghissimo, normalmente, è anche più duro della maratona, perché mancano l’adrenalina e l’emozione dell’atmosfera magica che le maratone ti regalano, e c’è invece tutta la fatica di 35km che ti si stagliano di fronte nel loro arduo splendore. 

A questo giro, però, io ho avuto un paio di armi segrete. Prima di tutto non li ho fatti da soli. Visto che questa maratona la farò con un collega abbiamo deciso di correre insieme anche i 35, e siccome, dopo centinaia di km in pausa pranzo, siamo compagni di corsa assolutamente collaudati, andare insieme era garanzia di avere un “motore” in più per correre. Oltretutto abbiamo deciso di accodarci alla Mezza di Fucecchio, per cui si trattava di partire un po’ prima e fare 14 km da soli, cercando di arrivare alla partenza abbastanza precisi da stare fermi giusto qualche decina di secondi, per fare i rimanenti 21 in gara. Questa decisione si è rivelata assolutamente azzeccata, prima di tutto perché non abbiamo avuto problemi per bere, niente ricerche disperate di fontanelle, ma soste regolari ai ristori, e poi perché ci siamo accodati ai palloncini dell’1h55min, che ci hanno dato il ritmo togliendoci il pensiero di tenere un passo regolare (anche se per me in realtà questo è un problema assolutamente secondario, quando corro tendo a essere un metronomo!). Li abbiamo seguiti fino agli ultimi tre km, quando abbiamo dovuto un po’rallentare per la stanchezza, 35 km sono sempre faticosi, anche con tutte le distrazioni del mondo!

Non è stato tutto rose e fiori, comunque, specialmente perché siamo partiti sotto il diluvio e controvento. I primi 14 km non abbiamo avuto tregua, e la visiera fucsia acquistata da decathlon il giorno prima si è rivelata la spesa vincente, niente può tenerti all’asciutto correndo sotto l’acqua, ma avere almeno gli occhi protetti dalla pioggia sferzante è decisamente un’ottima idea! Alla partenza della mezza il dio dei runner è intervenuto e ha spazzato via la pioggia, regalandoci una corsa perfetta, fresca, senza vento (giusto un po’ di slalom per scansare le pozzanghere giganti a rendere la vita più difficile ma anche più interessante!).

Correre 35 km è un’esperienza difficile da spiegare a chi non ama gli sport di resistenza, ma io ci proverò ugualmente (non starò a specificare che per molti 35 km al mio ritmo sono una bischerata, io parlo per le persone un po’ meno atletiche, tipo me, per le quali sono sempre una bella distanza!). Prima di partire, ogni volta, sei assalita dai dubbi. E se questa volta tu non ce la facessi? E se il fuoco del runner ti avesse abbandonato, si fosse allontanato zitto zitto e ti avesse lasciato senza il desiderio di tenere duro che ti fa rifiutare l’idea di fermarti quando sei stanco? Quindi parti, tacitando i dubbi. Nel mio caso, a questo giro, i dubbi erano più che altro sullo stato dell’inguine destro (è da un mese che ci faccio la guerra con la sacra triade arnica ghiaccio e oki), ma, visto che ero molto motivata a portarmi dietro il collega che aveva fatto fatica, due settimane prima, a terminare i 30 in solitaria, ma non volevo dare spazio a nessun dubbio, per cui ho caparbiamente cancellato tutte le esitazioni e fatto orecchie da mercante con quelli che mi dicevano “ma vai anche col diluvio??”. 

I primi 14, dunque, sono scorsi molto molto bagnati. Il ritmo era regolare, appena più lento di quanto avrei voluto, ma io non guardo il Garmin quando faccio i lunghissimo, il mio obiettivo primario rimane sempre finirli col sorriso, per cui lascio decidere le gambe come comportarsi è quanto tirare. L’inguine si comportava dignitosamente, protestando solo quando scartavo di lato bruscamente per evitare una pozzanghera troppo profonda! Con un tempismo quasi perfetto, quindi, siamo arrivati alla partenza della mezza, e, come prevedibile, mi sono proprio gasata, l’atmosfera delle gare mi riempie sempre di gioia! Abbiamo aumentato un po’ il passo e ci siamo accodati ai palloncini, tutti felici! A quel punto non pioveva più e i chilometri mi scorrevano via sereni. Tutto perfetto fino al 30-31, dove il loro ritmo era un po’ troppo, per le mie gambotte stanche, e, complice una bella salita, abbiamo deciso di rallentare un po’. Io gongolavo, pungolando il collega che fare un lunghissimo con me era tutta un’altra storia rispetto a farlo da solo, visto che solo due settimane prima era distrutto già al 27! Gli ultimi tre chilometri ho sofferto un po’, ovviamente, ma ci tenevo a dire a tutti quelli che mi incoraggiavano che io non ero al 18, come tutti i mezzi maratoneti che mi circondavano, io ero al 32! E così, passo dopo passo, siamo arrivati al 35, anzi, al 35 e mezzo, sconvolti e felici per l’obiettivo raggiunto e la medaglia tanto faticosamente conquistata!  Eccomi qui sotto, mancava pochissimo all’arrivo, e io mi pregustavo il dolce sapore della “mission accomplished”! 

E così ora manca davvero pochissimo a Roma, e quello su cui mi devo concentrare è mantenere tranquillo l’inguine molesto, e godermi questi giorni di attesa per la mia quarta maratona! 

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