Qualche volta corro · Week end da paura

La Maratona della Follia

A Roma, lo scorso aprile, avevo fatto la prima Maratona, che proprio in quanto prima è una Maratona tutta particolare. Parti senza sapere realmente cosa ti aspetta, in termini di fatica e di emozione, e ti fai questo regalo enorme, questa meravigliosa prima volta.

A Firenze, tre settimane fa, è stata la Maratona della testardaggine e dell’amicizia, fatta con appena 2 mesi di allenamento dopo lo stop fascite, trascinata in fondo dalle persone meravigliose che l’hanno corsa con me.

Ieri a Pisa, è stata la Maratona della follia.

Ma partiamo dall’inizio.

Domenica scorsa, dopo 20 km di mezzo sterrato con delle salite notevoli (per chi fosse della zona, scalata della Verruca, vicino Cascina, collina dalla forma caratteristica, tremenda), quando un neo amico runner mi dice che farà il pacer delle 4 ore alla Maratona di Pisa, un’idea balzana mi si affaccia nel cervellino bacato. E se cambiassi la mia iscrizione da Mezza Maratona a Maratona? Subito l’omino razionale nella mia testa interviene, brontolandomi, perché due maratone così ravvicinate non si fanno, no no no, perché ho già rischiato un po’ con quella di Firenze, senza una preparazione adeguata, ma la donnina un po’ matta, coinquilina dell’omino razionale, insiste che sarebbe davvero una figata finire l’anno con una maratona inaspettata, e già che ci sei, meglio puntare alto, no? L’amico pace maker delle 4 ore è un’occasione da non perdere, vai dietro a lui e in qualche modo in fondo ci arrivi, e magari ci arrivi anche in 4 ore e magari fai anche il personal best!

Ho gambotte “impacchettate” tutta la settimana (a posteriori, la salita della Verruca me la potevo risparmiare), ma dopo la Maratona di Firenze le mie energie sembrano essersi centuplicate, che sia stato l’entusiasmo di una corsa così bella o il fatto di averla corsa “al risparmio energetico”, come se le mie volenterose gambotte (cortine e tozze, d’accordo, ma volenterose) sapessero che avrei potuto dare di più, e difatti il venerdì sto benone. Nessuno sa della mia pazza tentazione, e io continuo a vezzeggiarmela, a vagheggiare di personal best e improvvisazioni, immaginandomi già, mentre, come un mulo, seguo faticosamente i miei pace maker, gli ultimi chilometri!

A questo punto rimane solo l’incognita cambio pettorale, se non mi creano problemi e non mi fanno spendere un patrimonio lo farò, non voglio precludermi la possibilità di finire l’anno podistico in bellezza. Anche lì tutto va liscio, ed io esco dall’Expo stringendo tra le braccia il mio preziosissimo numerello, ripetendomi che non è stata la donnina pazza nella mia testa, a farmi propendere per la maratona, ma il destino, con l’amico pacer, la segreteria gentilissima e una voglia di correre che due gambe sole praticamente non bastano!


Alla fine al Marito lo racconto, il mio pazzo proponimento, giusto per non farlo preoccupare, dal momento che non avrebbe avuto mie notizie fino all’una, il giorno dopo, e poi scrivo ai miei pace maker!

Sabato sera bella piattata di pasta robiola e spinaci, gelato alla crema, giusto un paio di sorsi di vino, e preparazione della tenuta. Il giorno dopo hanno messo un freddo becco, ma io sono tranquilla perché ci sarà il sole e odio il caldo, per cui parto, leggings lunghi, maglietta a maniche corte termica, altra maglietta a maniche corte e manicotti meravigliosi della Firenze Marathon.

Piazza dei Miracoli, alle 7.40, quando arrivo, è maestosa, come sempre, come lo scorso anno, e fa bene al cuore vederla così, senza turisti che cercano di raddrizzare la Torre. Incontro subito i miei pacers, che mi prendono un po’ in giro per la follia e mi garantiscono che arriverò con loro. Incontro Ettore, il mio pace maker dal nome epico dello scorso anno, con Paolo, altro amico siciliano legato al meraviglioso ricordo della mia primissima mezza e alla maratona di Roma. Li abbraccio e mi piange il cuore non correre con loro, ma io oggi ho un obiettivo, quelle 4 ore che a Roma mi sono sfuggite per l’inesperienza (non mangiai niente ed ebbi un calo di zuccheri al 33°) e che la fascite sembrava avermi sottratto, per il 2016. La stronzetta non aveva considerato la mia ultima cartuccia da sparare, eh eh.

Pochi minuti prima di partire mi tolgo la tuta in tessuto non tessuto, e il freddo mi aggredisce, ma l’emozione pre maratona tiene il suo fuoco acceso, e allo sparo parto, dalle retrovie. Contrariamente a quanto faccio di solito, parto a razzo (per i miei standard), proprio io, che sono la prudenza fatta persona, in gara, faccio due km sotto i 5’20”, per recuperare i miei pace makers, che sono partiti allo sparo, ben più avanti rispetto a me. Al secondo km li raggiungo e rallento, ecco che sono con loro, e mi sento al sicuro, motivatissima. I primi 15km scorrono via, regolari, passo costante, tra chiacchiere e risate. Al 15° so di dover mangiare il gel, nonostante la repulsione, per cui lo butto giù, e dopo poche centinaia di metri sento, in agguato, il mal di stomaco. Per fortuna io sono ancora fresca, e il ritmo lo tengo serenamente, per cui mi concentro per ignorarlo, e nel giro di un km il mal di stomaco come è arrivato se ne va, e io sono riuscita a buttare giù i preziosissimi zuccherini!

Il percorso non è bello, e lo soffrirei molto se non fossi con i miei pace makers, lunghi rettilinei spesso ventosi; siamo a 200 m dal mare, ma il mare si vede solo per brevissimi tratti, per il resto solo stradoni senza tifo e senza nulla da ammirare, ma i miei angeli custodi riescono a farmelo prendere come un punto d’onore “A Pisa non ci sono la gente o i monumenti meravigliosi a spingerti, tutti bravi a correre a Roma e Firenze, ma se fate una maratona qui, vuol dire che è tutto nella vostra testa!”.

Al 30° siamo in vantaggio, per cui ci fanno un po’ rallentare per il ristoro, e per me sarà durissima riaccelerare, ma a quel punto sono “solo” 12 km, devo resistere e tenere il ritmo. Oltretutto abbiamo 9 km tutti controvento, un vento tagliente e gelido, ma i nostri pace maker ora non cazzeggiano più (o molto poco, via), ora ci incoraggiano e ci spronano, dal 35° in poi cominciano a dirmi che posso fare il conto alla rovescia con i km, siamo ancora a un passo perfetto per stare sotto le 4 ore e stringo i denti, mi racconto che sono appena partita per il giro della pausa pranzo, mi prendo in giro, e il conto alla rovescia procede, -6, -5, -4, -3, si rientra in città, ultima salita e siamo a -2. Gli ultimi due chilometri sembrano interminabili, ma io non voglio mollare, “non si molla un cazzo!”, me lo ripetono di continuo, e io ho in testa solo l’arrivo sotto le 4 ore, e poi c’è il cartello del 41° e so di esserci davvero. A 700m dall’arrivo uno dei miei pace maker si accascia, è partito con l’influenza, ha tenuto duro, ma ora sembra non farcela, io rallento, ma gli altri mi urlano di andare, ci pensano loro ad aiutarlo, e io continuo mentre finalmente c’è gente a incoraggiarmi, e taglio il traguardo in 3h58’18”, trimaratoneta.

Il primo pensiero sono i pace makers, mi volto e stanno arrivando tutti e tre, me li abbraccio stretti perché sono stati meravigliosi, e anche se puzziamo di “selvatico” ce ne sbattiamo in allegria, e festeggiamo e facciamo foto, mentre cerchiamo di portare fuori dalla zona transenne il pace maker influenzato.

Ecco, voi non sapete l’emozione, è proprio difficile raccontarla, ma 42 km sono veramente tanti, sono tanti anche in macchina, e per la seconda volta in meno di un mese io e le mie gambotte, li abbiamo corsi tutti, senza mollare, con caparbietà. Sono fiera di loro e fiera di me, fiera delle persone con le quali ho corso, fiera di averle conosciute, fiera di non aver mollato.

E per qualunque elefante ti possa invadere il salotto, ecco, se ci corri una maratona sopra io posso garantire che l’elefante rimpicciolisce, diventa un elefantino, ma soprattutto a te viene il coraggio di portartelo a spasso, sai che non c’è elefante che tenga, perché con le palle che ti ritrovi, diciamocelo, in qualche modo puoi gestirlo (e forse ecco qui il vero motivo per cui ho cambiato quel pettorale, e il vero motivo per cui è stata un’idea così geniale). 
 

 

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13 thoughts on “La Maratona della Follia

  1. Trimaratoneta e super coraggiosa! Seguire l’istinto ripaga sempre… brava brava brava!!! E non ti nascondo che un pò ti invidio, soprattutto per aver salutato i nostri amici Paolo e Ettore alla partenza di una 42. È un sogno…ma non rimarrà tale. Bravissima!!!

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  2. E io non sono per nulla pratico di social e di pc in generale. Ho scoperto solo ora come leggere i tuoi link (mi sto coprendo il volto con ambedue le mani) e ti faccio i miei complimenti. Sei forte ragazza, hai fatto bene a puntare ad un obiettivo così importante perchè la stoffa ce l’hai. E so che puoi fare molto di più. Applausi.

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    1. Grazie mille Pietro, sono emozioni indelebili, so che tu lo sai, e se riesco a trasmetterne anche solo 1/10 sono felice, perché la corsa mi dà così tanto che in qualche modo vorrei cercare di restituire!

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  3. Brava accidenti, brava! Mentre leggevo mi aspettavo che crollassi, come si fa a improvvisare una maratona? Ma tu ce l’hai fatta e fai bene ad essere fiera di te stessa e penso che saranno fieri tutti quanti: marito, figli (se ne hai), genitori, zii ecc.
    Solo chi corre sa cosa vuol dire.
    Io veramente la maratona non l’ho mai fatta, ho iniziato da poco e ho fatto di recente una mezza, ma solo l’idea di fare 21+21 mi sembrauna cosa epica. Mi sono ripromesso di tentare Venezia a ottobre, ma vedremo perchè a gennaio ho corso in montagna e mi è venuto fuori un dolorino al tallone, spero non sia fascite 😦
    Ciao e complimenti ancora!

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    1. Vabbè non era proprio improvvisata, i 42 li avevo nelle gambe perché li avevo fatti tre settimane prima!
      Ricordo che dopo la prima mezza pensai anche io che farne altri 21 fosse una follia, eppure piano piano succede, di aumentare e sentirsela! Incrocio le dita per il tuo dolorino e grazie mille per i complimenti!

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