Never Give up · Qualche volta corro

La Maratona dell’amicizia e della testardaggine

Quando, due mesi una settimana e un giorno fa, ho ripreso a correre dopo due mesi di stop per fascite plantare, non credevo che avrei corso la Maratona di Firenze, il 27 novembre. Ero iscritta, ma ci avevo dolorosamente rinunciato, l’avevo accantonata nelle scommesse perse, anche se ero convinta che il mio appuntamento con la Maratona fosse solo rimandato.
Dopo una settimana che correvo, però, il mio cervellino ha cominciato a elaborare strategie. E se avessi aumentato, un po’ sconsideratamente, i chilometri, ogni fine settimana? e se ce l’avessi fatta ad arrivare a 30km, nel giro di 4 o 5 settimane? e se fossi riuscita a trovare il funambolico equilibrio tra sconsiderata rincorsa di un sogno, col rischio ricadute che si portava dietro, e tutela del piedino molesto? E se se se se…?

Ho coltivato qualche giorno questo sogno tra me e me, l’ho cullato, vezzeggiato, accarezzato, poi ho chiamato mamma, che mi segue nelle mie avventure di corsa con la passione di un hooligan, le ho detto “non chiedermi perché, ma prendi ferie il 26 novembre”, e ho continuato a macinare chilometri. Le settimane passavano, i chilometri anche, e il mio sogno diventava sempre di più un compagno di vita. Era una scommessa, bella proprio perché azzardata, potevo perderla, potevo vincerla, ma ogni singolo giorno, ogni singolo allenamento, quella scommessa mi faceva battere il cuore più forte e mi faceva sentire più viva. Io capisco che la cosa possa sembrare esagerata a chi non ha mai vissuto lo sport in questo modo, ma la corsa (e in generale qualunque passione che ti spinga a qualcosa di un po’ “estremo”, a una sfida difficile da vincere) riesce davvero a trasformarti non tanto la vita, quanto il tuo modo di viverla, riesce a svoltarti le giornate, a cambiarti l’umore, a dare della botte di autostima e felicità incredibili.

Piano piano ho iniziato a raccontare questo sogno, dopo un paio di settimane in cui me lo sono coccolato nel cuore, e raccontarlo lo ha fatto diventare più reale, anche un pochino più spaventoso, ma per questo più bello. Qualcuno ha scosso il capo, rassegnato alla mia stupidità, qualcuno mi ha sorriso complice. La mia testardaggine e io abbiamo continuato a confabulare, ci siamo spalleggiate a vicenda, e abbiamo trovato degli alleati. Il Nano ha fatto il tifo, l’amico collega ha corso con me, senza abbandomarmi una pausa pranzo, i miei amici runlovers mi hanno incoraggiato ininterrottamente, Marito ha sofferto per me, quando mi ha visto piangere dopo i 28, e mamma è stata eccezionale, è stata la mia compagna di avventura, sapeva che sarebbe stata lei a vivere Firenze con me e si è tuffata nel mio sogno, mi ha preso per mano e si è lasciata trascinare.

Il mio sogno si è evoluto, nei due mesi, sono passata dall’idea di alternare 10 minuti di corsa a 1 di cammino, a quella di correre quanto possibile e camminare il resto, a quella, infine, di non porre limiti alla provvidenza. Avrei corso finché ne avessi avuto, e, senza trovare il coraggio di dirlo a voce alta, dentro di me ho cominciato a credere che avrei corso fino in fondo.

Quando l’amico collega si è offerto di tirarmi gli ultimi 10-12 km per me è stato il segnale che ce l’avrei fatta, ne sono stata immediatamente sicura. Mesi e mesi di corse insieme non sono passati invano, con lui a correre con me ero certa di potercela fare.

La sera prima della corsa abbiamo fatto una cena bellissima con i Runlovers, ho conosciuto dal vivo persone di cui avevo letto per mesi le “imprese” podistiche, in particolare ho finalmente incontrato Anna, la meravigliosa Anna, che ha portato per mano decine di maratoneti in fondo alla loro impresa, che ha dato il passo, che ha cazziato amorevolmente, che ha distratto dalla fatica e dalla stanchezza, Anna, un angelo della corsa, davvero, un esempio luminosissimo. 

Le due notti precedenti alla Maratona ho dormito male, mi sono svegliata col pensiero “ommioddio ho fatto il passo più lungo della gamba”, ho sinceramente temuto che l’ansia avrebbe preso il sopravvento, Ma il pensiero di non partire sola è stato un fuoco luminoso che mi ha riscaldato, sarei partita con Anna, Francesca e Alessio, e chi poteva fermarmi? Mamma mi è stata vicino fino alla partenza e anche amico collega è venuto a salutarmi e a dirmi “ti prendo io al 20* non preoccuparti”. Mi sono sentita circondata da una rete di affetto infrangibile e con la commozione negli occhi e nel cuore sono partita. 42195m di emozioni e sorrisi, li avrei onorati come meglio potevo. I primi dieci chilometri li ho corsi con i miei tre compagni, a un ritmo abbastanza basso, per me. Le gambe scalpitavano, ma le ho tenute a freno, sia per risparmiarmi, sia perché la compagnia dei miei amici mi era preziosa, e non volevo privarmene. Al decimo però ho dovuto accelerare (correre troppo a lungo sotto ritmo è molto difficile) e, insieme a Francesca, abbiamo continuato a far scorrere i chilometri. Al 20* con un tuffo al cuore, vedo i miei colleghi, di fronte a Palazzo Pitti, venuti a tifarmi e incoraggiarmi, e non potete sapere quanta carica, quanto è stato bello vederli, e amico collega si stacca e inizia a correre con noi, fresco come una rosa! Al ristoro successivo perdiamo Francesca, la cerchiamo per un po’ ma non riusciamo a trovarla, per cui andiamo avanti. Al 29* le gambe iniziano a essere pesantine, ma non è niente che non possa affrontare. Amico Collega (AC da ora in poi) mi tira l’acqua e mi prende a “spugnate”, e i chilometri continuano a scorrere. A questo giro so di dover mangiare, gli errori di Roma non sono stati fatti invano, butto giù gli odiati gel e bevo, coscienziosamente. Al 33*, mi pare, mi si parla davanti un cavalcavia, con la sua mefistofelica salita, molti la fanno camminando, ma non io, oggi no, oggi non camminerò, ci credo, e continuò a correre. Al 35* rientriamo nel centro storico, ed è meraviglioso, un sacco di gente a tifare, Firenze, bellissima, ci accoglie, e io sento che le energie non mi abbandoneranno, non smetto di sorridere, la Maratona è un sogno e io le sono grata perché si lascia vivere. AC nel frattempo è il mio sostegno, mi passa l’acqua, non smette di incoraggiarmi, stuzzica il mio orgoglio (ve l’ho detto che mesi di corse insieme non sono passati invano :D) e semplicemente è troppo difficile spiegare il mio livello di gratitudine. Al 38-39* passiamo da ponte vecchio e quella salitina mi colpisce duro, mentre il ponte successivo, Santa Trinita, mi stende definitivamente. Arranco, ma la consapevolezza che mancano solo due chilometri mi sostiene, vuoi mollare a 40? Giammai! E allora testa bassa e seguitemi gambotte, a 500 m dal traguardo AC mi abbandona, fanno passare solo quelli col pettorale e io gli urlo che vado a comandare e faccio lo scatto finale e sono, di nuovo, una maratoneta. 

Dopo ci sono i crampi, ma sempre col sorriso e le lacrime agli occhi e una gioia incontenibile, e mamma che urla, dopo ci sono i colleghi che mi abbracciano puzzolente come sono, i Runlover già arrivati e quelli che arriveranno dopo di me ed è una festa, siamo storditi di fatica e di gioia, questa è la mia seconda Maratona ed è speciale, e io avevo paura che non potesse competere con Roma, perché Roma è la città più bella del mondo, ma non avevo fatto i conti con l’amicizia e la testardaggine. Questa è stata la mia Maratona strappata coi denti a un infortunio, una Maratona voluta e sognata, fatta senza una parte importantissima di allenamenti, è stata la Maratona del mio capone duro, ma soprattutto è stata la Maratona della condivisione, ogni passo che ho fatto non l’ho fatto sola, a ogni momento difficile c’è stato uno sguardo amico, ed io non lo dimenticherò mai. 

Questa foto mi è stata fatta, in prossimità dell’arrivo, da una ragazza che mi segue su Instagram e che mi ha riconosciuta (commossa io ❣️), un regalo incredibile e inaspettato.


E oggi, ancora ubriaca di felicità e endorfine, continuo a pensare che “happiness is real only when shared” e che ho perfino avuto la fortuna di non dover andare a morire tutta sola in Alaska per capirlo!!!!

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6 thoughts on “La Maratona dell’amicizia e della testardaggine

  1. Forse è proprio perché l’hai cercata e voluta con tutta te stessa che ha un sapore così speciale e ti ha regalato ancora delle forti emozioni. Sei stata grandiosa!! E leggere il tuo racconto mi ha fatto aumentare aumentare la voglia di correrne una seconda in primavera 😊

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