Reading is sexy

Kobane calling

Questo è un post difficile da scrivere, l’ho iniziato diciotto volte senza andare oltre l’ottava riga, perché o non sono soddisfatta o iniziò a divagare senza arrivare al punto. Il problema è che mi è difficile trasferire le emozioni che Kobane Calling mi ha dato, mi sembra di diminuirle, annacquarle, svalutarle e mi dispiace. Mi dispiace perché Kobane Calling è un libro pieno di cuore e coraggio, e io, che non sono mia stata una cuor di leone e a volte rischio di apparire fredda e lontana (anche se non è vero, faccio solo un po’ fatica a fidarmi, all’inizio), quando “avverto” cuore e coraggio mi sento nascere dentro qualcosa, quella voglia impellente di allontanarmi dalla mia comfort zone e scoprire cosa sono questo cuore e questo coraggio. E a volte, nel mio piccolo, specie invecchiando, mi sembra perfino di riuscirci un po’! 

Ma ecco che divago. Basta. 

Combattere L’ignoranza, secondo me, è un imperativo morale che dovremmo, sempre e poi sempre sentire impellente. Io spessissimo me ne dimentico. Kobane Calling mi è sembrato una sfida suprema all’ignoranza, al “buio oltre la siepe” che tanto vorrei illuminare. Zerocalcare ha deciso di partire e guardare coi suoi occhi, e dopo aver visto coi suoi occhi ha deciso di parteggiare senza annullare il suo spirito critico, ha deciso di non fermarsi alle apparenze, rischiando tanto, tantissimo. Kobane Calling (lo saprete tutti ma lo sintetizzo un attimo, perché non si sa mai), è il reportage, sotto forma di graphic novel, dei due viaggi che Zero ha fatto nel Kurdistan, in particolare in quella parte tra Turchia e Siria dove, anche in questo momento, infuriano le battaglie con l’Isis. L’imparzialità, lo sappiamo bene, non è di questo mondo, ma l’onestà intellettuale (espressione abusata e svalutata, ma cacchio se è importante) dovrebbe davvero esserlo, e mentre io faccio davvero una gran fatica a trovarla in tutti i mezzi di informazione, e questo mi rende molto più difficile l’impegno che mi sono imposta nelle ultime settimane, di seguire con più attenzione l’attualità, io l’ho trovata in queste pagine, l’ho sentita tra le citazioni di Ken il Guerriero (Zero ha la mia età circa, quindi i riferimenti alla (non) cultura della nostra infanzia sono una freccia in più al suo arco), l’ho apprezzata nei dubbi e nelle precisazioni che Zerocalcare si sente in dovere di fare (quando scrive Turchi ≠ Stato turco, quando becca un turcomanno stronzo e ci tiene ad specificare che non è detto che tutti siano così, non mi pare tanto un modo di pararsi il culo dalle critiche, come ho letto altrove, quanto un dato di fatto non scontato, viste le generalizzazioni continue in cui siamo immersi), insomma in un momento in cui il giornalismo serio a volte mi sembra un po’ latitante (colpa anche nostra, suppongo, se Corriere e Repubblica, che avranno sicuramente fior fiore di giornalisti, li celano in un mare di notizie-cagata, che io vi giuro quando a volte apro i loro siti mi prende proprio lo sconforto, e non perché sono acculturata e snob, ma perché se voglio leggere le cagate ho la possibilità di cercare il sito di Novella 2000, e vorrei avere la sicurezza, aprendo il sito di un giornale serio, di trovarci cose serie, ma se le cagate sono assai più cliccabili è certamente colpa della marea di persone che le clicca (io cerco di non farlo, o almeno le cagate me le vado a cercare nei siti specifici, ci terrei che Repubblica non pensasse che nutro il suo business della colonna della figa (come chiamiamo a lavoro la colonna a destra di Repubblica con tutte quelle cagate allucinanti, che spesso sono anche nel mezzo, ahimè))). Pippone. Ordunque, torniamo a Kobane Calling. Fa ridere, e riflettere, fa venire voglia di conoscere e di essere coraggiosi, ti fa desiderare di ribellarti a una società che ci vuole sempre più disinteressati e pecoreschi (nel senso di gregge, l’uniformazione e la livellazione universale mi terrorizza).

Kobane Calling prova a raccontare di un mondo che prova a essere diverso (sono tutti tentativi, ma se non si tenta siamo sconfitti in partenza, a volte le frasi fatte andrebbero ascoltate come se fosse la prima volta, perché spesso c’è un motivo e una verità celata in loro, e a volte senza un tentativo mal riuscito non esiste possibilità di “missione compiuta”!), accende un torcia su un angolo di mondo bistrattato e dimenticato, aiuta a porci un sacco di domande difficili, per esempio la questione del pacifismo, io sono convinta che l’unico modo davvero efficace di combattere il fanatismo sia la cultura, sia permettere a tutti, fin da bambini, di avere una vita più che dignitosa, ma come mi comporto con Isis che mi vuol sterminare gli infedeli? Dove agisco? Li ammazzo tutti? Esiste un modo per dimostrare che il fanatismo è sbagliato? Io non ho nessuna risposta a tutto questo, sono inquietudini che mi porto dietro e che sono anche un po’ fiera di trascinarmi sulle spalle, perché sono convinta che dalle certezze granitiche non nasca niente di buono. 

Non sono granché soddisfatta di questo post, mi dispiace aver tralasciato il libro in sé per dare sfogo alle mie paranoie (la lettura come terapia, eheheh, chi l’ha provata lo sa!), ma Zero è stato bravissimo, e, per qualche strano motivo, mi sento orgogliosa di lui (non ci conosciamo, eh ☺️), del fatto che coi suoi “disegnetti” abbia fatto qualcosa di unico. Viva il Rojava!

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10 thoughts on “Kobane calling

  1. Non conosco zerocalcare, ma se i suoi disegni stimolano riflessioni su delle questioni importanti, soprattutto tra i giovani, ben venga. Condivido la tua riflessione sulla cultura: penso anch”io che se fosse libera in ogni paese del mondo, e non controllata o pilotata, molti degli attuali problemi non esisterebbero.

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    1. È verissimo, è un modo diverso per stimolare la voglia di conoscere e riflessioni importanti, e magari può raggiungere persone nuove e un pubblico più giovane che potrebbe essere disinteressato ai classici libri!

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  2. una volta rotto il ghiaccio il post è venuto davvero bene. Anch’io non ne sapevo niente di tutto ciò e ti ringrazio per avermi messo a conoscenza. Sei proprio brava, complimenti …e grazie per starmi sempre vicina

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    1. In realtà mi rendo conto di non essermi soffermata a sottolineare quanto sia interessante l’esperimento del “confederalismo democratico” che hanno messo in piedi nel Rojava, quindi il post è davvero un po’ monco, però sono contenta di aver raccontato qualcosa che qualcuno non sapeva :)!

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  3. post sincero e sentito, molto ben scritto….
    concordo con quanto hai detto rispetto alla difficoltà di trovare del giornalismo serio.
    Se posso permettermi, consiglierei di visitare ilpost.it che, in qualche modo, cerca di fare informazione affidabile.
    Sul Rojava concordo che il reportage di Zero è importante proprio perchè riesce a comunicare la complessità della situazione – una situazione che noi, da qui, possiamo capire fino ad un certo punto.

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    1. Grazie mille, ho visto che il post ha vinto anche un premio recentemente come miglior sito di informazione; in questi giorni, con quello che sta succedendo ad Aleppo, con tutti i fatterelli rivoltanti della nostra politica interna, sento sempre più il bisogno di informazione seria!

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