Never Give up · Qualche volta corro

Lunghissimo: epic fail

Mi sembra giusto che, una settimana dopo essermi bullata per i miei 28 km, io sia qui a raccontare dell’epic fail odierno, di come non solo oggi non ho fatto l’ultimo lungo per Firenze (l’unico che mi avrebbe portato sopra i 30, nei miei progetti), ma non sono neppure partita. Di come la testa, che era stata quella che aveva costretto gambotte a seguirla per 28 km (in particolare per gli ultimi 3, direi) la settimana scorsa a Gallipoli, oggi sia entrata in sciopero e di come, dopo un paio d’ore di lamentationes e autofustigazione, mi sono autoconvinta che tutto sommato sia andata bene anche così!

Orbene, avevo già accennato che, dopo la fascite, avevo riniziato ad allenarmi come una matta nella speranza di finire la Maratona di Firenze, il 27 novembre, in particolare aumentando il chilometraggio nei lunghi del week end come una forsennata. Ero consapevole che ci fossero dei rischi, potevo in particolare aver chiesto troppo al piede plantare-dotato, potevo aver chiesto troppo a dei quadricipiti disabituati alle lunghe distanze, insomma, potevo combinarla bella, e il fatto di aver colpito invece quello che normalmente considero il mio punto di forza, la testa, tutto sommato mi sembra quasi una fortuna. Sono un’ottimista per natura, generalmente mi è impossibile rimanere a lungo di cattivo umore, è risaputo che sono una capona testarda, quindi voglio pensare che da domani ripartirò con il solito vigore!

Insomma, era tutta la settimana che pensavo con ansia a questo lungo, e già questo era strano. Il lungo è il mio allenamento preferito, nonostante non sia assolutamente portata per la corsa vivo nella convinzione di essere una podista nata per le lunghe distanza (ve l’ho detto che sono ottimista!), o meglio, sono talmente una schiappa nella velocità che in confronto nella resistenza mi sento quantomeno sufficiente!

Per far passare meglio questi fantomatici 30 km e spiccioli avevo deciso di approfittare di una corsa che facevano a Pisa, di 15 km. Certo, non erano 30, ma almeno i primi 15 li avrei sfangati agile, anche perché avrei avuto la possibilità di fare qualche chilometro con due ragazzi della mia zona (anche se mi sentivo un po’ in colpa, perché loro vanno molto più sodo di me!). L’alternativa era la Maratonina di Agliana, ma era un po’ lontanina da casa mia, e , considerando l’allerta meteo causa pioggia e vento, ero un po’ dubbiosa.

Ho sempre adorato correre nella pioggia, non mi sono mai fatta fermare dal diluvio, ho corso davvero in qualunque condizione, e anche quest’ansia per il meteo era un segnale negativo.

Ieri sera sono andata a letto preoccupatissima per la stagione, e la preoccupazione si è riflettuta sul sonno, ogni mezz’ora mi sono svegliata per ascoltare la pioggia e il vento che continuavano imperterriti a sferzare la mia zona e alla fine, alle 5:30 di mattina, dopo una notte terribile, ho deciso di rimanere a letto. È stata una decisione difficilissima, da mal di stomaco, praticamente, ma quando sono stata sicura sono finalmente riuscita a dormire un paio d’ore consecutive.

Quando mi sono alzata non mi si stava intorno, fortuna che Nano e Marito erano andati alla partita e io potevo sfogare il malumore in totale solitudine. Mi sono arrovellata e autofustigata per un paio d’ore, ho bofonchiato, mugugnato, grugnito, e alla fine ho capito che stavo sbagliando tutto.

Non ho sempre corso esclusivamente per la gioia che la corsa stessa riesce a regalarmi? Perché mi stavo facendo rovinare la giornata da una delle cose che normalmente me la svoltano in positivo? Non sono una professionista, non rincorro temponi, alla Maratona di Firenze tutto ciò che posso sperare di fare è arrancare fino in fondo, e, udite udite, va benissimo così! Forse il lungo di oggi mi avrebbe aiutato a fare un paio di chilometri in più a corsa, ma, quasi sicuramente, se arriverò alla fine della Maratona, ci arriverò camminando, e quale sarà mai il problema di camminare due chilometri in più? I 28 chilometri della scorsa settimana, per me, sono stati un’impresa, perché non li avevo nelle gambe (e magari qualche zuccherino e un po’ d’acqua in più non avrebbe guastato), e, forse, avevo bisogno di metabolizzare quest’impresa, era troppo pensare di ripeterla, sarebbe stato troppo stress e la mia mente, semplicemente, si è rifiutata. Dopo che mi sono auto somministrata questo discorsetto, infarcito da incoraggiamenti in tono eroico, mi sono tranquillizzata, ma, soprattutto, mi è venuta una voglia assurda di correre, di sentire le gambe girare, anche perché, venerdì, mi hanno rinnovato il certificato agonistico, col dottore che si è complimentato col mio cuoricino bradicardico e si è raccomandato di fare attenzione col caldo perché ho la pressione bassa (tutto questo mentre mi prendeva in giro dicendomi che avrebbe continuato tutta la sera a farmi fare su e giù sullo scalino visto che le pulsazioni non ne volevano sapere di alzarsi!) e io mi sono prontamente iscritta alla Mezza di Livorno sabato prossimo.

Ecco, io non vedo l’ora di essere a domenica mattina quando, sperabilmente sotto un bel solicchio, partirò felice e contenta a percorrere di corsa una città che adoro (passeremo anche per l’Accademia!!!), col mare e un po’ di gente ad aspettarmi all’arrivo. Correre è gioia e felicità, me ne ero dimenticata un attimino, ma mi è subito tornato in mente!!!


Ps: ma quanto è figherrima la mia nuova tazza per i beveroni? 

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