Qualche volta corro

Lunedì chiusin chiusino (ieri, su questi schermi)
Oggi è lunedì (un falco, non mi sfugge niente) e, nonostante il risveglio sia stato complesso (stavo sognando una fantastica invasione aliena, e io guidavo la resistenza umana, e però siccome sono molto disordinata avevo perso un numero di telefono fondamentale, dovevo telefonare a un tipo di nome Michele molto molto sgamato per chiedergli info su un’arma, meno male che i miei colleghi lo ritrovavano tra i miei appunti) sono abbastanza euforica (spero non immotivatamente, ma devo resistere qualche altra ora per saperlo). Mi sento una teiera. Sotto una linda e curviforme superficie ceramica (nella mia mente ovviamente sono la teiera de “La bella e la bestia”, Mrs Brick!) la crescente pressione del vapore fa salire sbuffi intermittenti, cerco di mascherare questi sbuffi, ma non è facile, perché non sono capace di nascondere niente.


Il motivo di tanta agitazione è che oggi, in pausa pranzo, vado a fare una corsetta. Mezz’ora di test. Se non andrà bene tutta l’euforia si trasformerà in malmostosità, e farò passare una pessima giornata a moltissime persone.

Ma riassumiamo un attimo. Il 19 agosto ho fatto l’ultima corsetta (in realtà ho fatto circa 5 chilometri il 30 agosto, dopo i quali il dolore aumentò parecchio), e in questo mese e mezzo mi è stata diagnosticata la fascite plantare (bestia nera dei runner, basta googlare per leggere di storie disastrose di persone ferme mesi e mesi), ho fatto una quantità indefinita di sedute di laser, una visita da un podologo che se la tira a bestia e che mi ha segnato dei plantari che ho pagato a peso d’oro, ma che per il momento mi hanno aiutato moltissimo; nonostante il mio scetticismo utilizzarli mi ha portato (oltre a dolorini in ogni dove nei muscoli delle gambe perché cambiare la postura non è una passeggiata) un quasi immediato sollievo alla pianta dei piedi offesa, e un sacco di cross training, con una caparbietà di cui vado orgogliosissima. Non mi sono mai, mai, mai fermata. Ho nuotato, pedalato, fatto pesi e addominali, rinforzato il core, stretchato, e per coronare questo mese e mezzo di impegno ieri per la prima volta ho fatto due sollevamenti alla sbarra (con presa inversa, sono ancora abbastanza lontana dall’essere in grado di fare quelle con presa prona!).

Sono molto molto orgogliosa di me. Sono orgogliosa di essere riuscita a mantenere la concentrazione e a non mollare, pensando a tutti i mesi di allenamento passati, sono orgogliosa di essermi dimostrata flessibile! Ora, lo so che non ho fatto chissà cosa e che chi si loda si imbroda, però stare bene fisicamente per me è molto importante, non tanto esteticamente (mangiare (e bere, ehm ehm) mi piace troppo per poter starci chissà quanto attenta, per cui sono e resterò morbidina), quanto perché sentire i muscoli reattivi, sentire il corpo che risponde quando lo sollecito, è una cosa che mi regala un sacco di benessere.

Martedì bucò l’ovino

Orbene, ieri ho corso la mia mezz’ora, partita in pausa pranzo col sole a picco, sono andata sola perché volevo essere completamente libera di scegliermi il passo (o, nel caso peggiore, di fermarmi se il dolore fosse riniziato) per capire davvero come stavo. È stato bello. Liberatorio. Consolante. Anche faticoso.

Ho fatto fatica (ho tenuto di media 5’32” di passo), più di quanto avessi preventivato, ma ho cercato di spostare la corsa sull’avampiede, e già questo causa un certo surplus di fatica, per me abituata a tallonare, e poi era davvero caldo, sebbene fossi così felice di essere a correre che me ne fregavo di sbuffare come un mantice.

Ora devo aspettare fino a giovedì, per tornarci, e sto un po’ scalpitando. Guardo ancora in cagnesco i plantari nuovi, che porto all day long da soli due giorni e mi fanno arrivare alla sera sensibilmente affaticata, e che mi hanno fatto dire addio alle Mizuno (proprio non riesco più a sentirmele ai piedi), facendomi passare alle Brooks (Ghost 9), senza una completa convinzione.

Inoltre è da ieri mattina, mentre mi tenevo in pericolante equilibrio sull’autobus per arrivare a lavoro e scoppiettavo per l’emozione di andare a correre in pausa pranzo, che penso a una cosa, che non voglio ancora scrivere e che mi sa che è una follia completa, e altaleno tra la posizione “no, è una follia”, e la posizione “le cose più belle della mia vita sono venute fuori dalle follie”.

Così mi inerpico per questa settimana, mi sento un’agile alpinista :)!

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5 thoughts on “

  1. Ben tornata Cristina!!!, continua così!!!, chissà cos’è quest’idea folle, aspettiamo id saperla. In ogni caso faresti bene a intraprenderla. Sono le cose che per noi sembrano impossibili o folli che ci danno quella spinta in più e ci regalano emozioni ancora maggiori.

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    1. Sì 🙂 aspetto di sentire se le condizioni del mio piede me lo consentiranno e poi la scriverò! e comunque credo che questo infortunio abbia un po’ modificato il mio atteggiamento nei confronti della corsa, penso che ne scriverò un post apposito!

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