Nessuno dovrebbe andare al cinema se non crede agli ero · Reading is sexy

Ma gli uomini sognano pecore elettriche? e Blade runner e da che parte me ne sto io

Sabato pomeriggio, approfittando dell’uggiosissima giornata, mi sono dolcemente adagiata sul mio amato divano e ho colmato un’enorme lacuna cinematografica che mi portavo dietro da secoli, ho guardato Blade Runner. Vergogna, mi si dirà, non avevi ancora visto cotanto film, io risponderei però che ho fatto le cosine a modo, e che l’ho guardato dopo aver letto, nei giorni precedenti, lo splendido romanzo da cui è tratto, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, di Philip K. Dick.Un assioma indiscusso dice che il film sarà sempre peggiore del libro da cui è tratto (tale assioma è in realtà contraddetto dall’unica eccezione, IMHO, de “Il silenzio degli innocenti”, ma facciamo finta di nulla altrimenti poi non è più un assioma e cade tutta la geometria cinematografica) e anche in questo caso non sono stata delusa, tuttavia vorrei approfondire il discorso.

Cominciamo con tre parole di trama, in un futuro post apocalittico ma non troppo (ormai il post apocalisse per me è La strada, di Cormac, per cui un mondo in cui un’organizzazione sociale è ancora possibile tutto sommato non è così apocalittico, neppure se è funestato da una pioggia continua di polveri radioattive!) parte della popolazione terrestre è emigrata su Marte, che però non è proprio questo ambiente comodamente vivibile, per cui alcune aziende hanno cominciato a fornire degli androidi (nel film saranno chiamati “replicanti”, pare che all’inizio anni ’80 la parola androidi fosse troppo inflazionata) incredibilmente simili agli esseri umani che vengono usati tipo schiavi. Può capitare che alcuni di questi androidi si insubordinino e fuggano sulla terra, dove i cacciatori di taglie (i blade runner) hanno l’incarico di stanarli e “ritirarli”. Il compito è reso particolarmente complesso dal fatto che distinguere i modelli, sempre più avanzati, di androidi dagli esseri umani è diventato incredibilmente difficile, e l’unico test funzionante è un test che misura l’empatia, unica caratteristica umana che gli androidi non riescono ancora a replicare alla perfezione. Il protagonista, Rick Deckard, si trova a dover ritirare sei androidi particolarmente sgamati, con un leader astuto e pericoloso e nel farlo incrocerà la strada di J.R. Isidore (personaggio totalmente diverso nel film, nome compreso), uno speciale, cioè un uomo con un quoziente intellettivo inferiore alla media, destinato perciò a rimanere sulla Terra e all’emarginazione.

Libro e film sono davvero molto diversi, perciò confrontarli nelle differenze sulla trama diventa molto complicato. Mentre nel film gli androidi e i loro sentimenti sono assai umanizzati, l’androide capisce e soffre la sua condizione di subalternità rispetto all’uomo, l’androide vuole vita e più tempo per vivere, la vuole per quelle caratteristiche che la rendono unica anche ai nostri occhi umani, nel libro gli androidi sono macchine, estremamente evolute, ma sempre macchine. I riflettori di libro e film sono puntati in direzioni opposte, il libro è incentrato sui dubbi dell’uomo, Deckard, nel film sui dubbi dell’androide, l’uomo si limita essenzialmente ad agire. Nel libro Deckard, che non è un eroe, non è il cacciatore di taglie superstar del film, ha una vita complicata e ingrigita che spera di svoltare, è asfissiato dal dubbio di una crescente disumanizzazione, pondera ogni mossa e scelta, si sente obbligato dalla vita a fare il suo dovere di eliminatore di androidi ma comincia a viverlo con una angoscia che lo rende davvero pienamente splendente nel suo valore di umano, è un personaggio sfaccettato, reattivo, sfiorato perfino dal dubbio di essere egli stesso un androide, dubbio che nasce dalla sua condizione esistenziale, attenzione, non da dettagli esterni come accade invece nel film, in cui è lo spettatore che è spinto a domandarsi se il protagonista non sia un androide. Se apparentemente il film è più commovente, perché viene sottolineata la sofferenza degli androidi (da non dimenticare che il vero personaggio bomba qui è Roy Batty, l’androide antagonista, un Rutger Hauer di incredibile potenza espressiva), la condizione umana è completamente dimenticata, e questo, probabilmente una scelta ponderata del regista, per me è un po’ un tradimento del libro. Puoi scegliere di tagliare le mille tematiche affrontate dalle pagine di Dick, lo capisco, ma se poi tradisci il senso del libro un po’ di amaro in bocca alla fine me lo lasci.

Il libro è un invito supremo, una perorazione motivata a rimanere umani, a non dimenticare cosa ci distingue dalle macchine. Il film ti chiede invece di solidarizzare con delle macchine così simili a te che potresti confonderle con tuo fratello. Tra lo sguardo sulla macchina e quello sull’uomo sceglierò sempre l’uomo, così come tra il libro e il film sceglierò sempre il libro (con quella piccola eccezione di cui sopra su cui non mi sentirei di soffermarmi oltre).

La scena finale è comunque un capolavoro immaginifico, ma quella colomba del cacchio, porca miseria, quella cosa kitsch che svolazza, ce la dovevi proprio infilare, Ridley?


 « I’ve seen things you people wouldn’t believe,

attack ships on fire off the shoulder of Orion,

I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.

All those moments will be lost in time,

like tears in rain.

Time to die. »

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8 thoughts on “Ma gli uomini sognano pecore elettriche? e Blade runner e da che parte me ne sto io

    1. Io di Dick per ora ho letto questo e Ubik, ma questo mi è piaciuto molto di più, prossimo obiettivo La svastica sul sole, anche se ho intenzione di aspettare un po’ perché mi piace far passare un po’ di tempo tra due libri dello stesso autore, anche quando in realtà vorrei uscire e comprare tutta la sua bibliografia!

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  1. “Nel libro Deckard, che non è un eroe, non è il cacciatore di taglie superstar del film, ha una vita complicata e ingrigita che spera di svoltare, è asfissiato dal dubbio di una crescente disumanizzazione, pondera ogni mossa e scelta”. Così detto, sembra me.
    Guarda, su Blade Runner_(film) so solo che l’ho visto una volta, al cinema Mexico proiezione di mezzanotte e mi sono addormentato! O__o
    Bellissima doppia recensione con confronto. Complimenti. Restiamo umani (come nel libro).

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    1. Hai ragione, forse metterli a confronto, a livello di trama, è abbastanza inutile, però mi piaceva sottolineare la differenza nell’idea generale, non so se mi spiego, come sia stato scelto dal regista, nonostante la chiara ispirazione nella trama, di spostare l’attenzione!

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      1. Sì sì non l’avevo presa come critica, ma anche a me il dubbio che avesse poco senso confrontarli era venuto! Comunque, a una decina di giorni di distanza da lettura e visione sono ancora molto colpita, da entrambi, e questo è un ottimo segno, quanto più libri e film si riverberano a distanza tanto più, per me, hanno valore!

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