Reading is sexy

Meridiano di sangue, Cormac McCarthy

Cormac McCarthy si contende felicemente il gradino più alto del mio podio di scrittori viventi con Roth. Ormai non battibeccano più, però, ci si sono comodamente acciambellati entrambi.Tuttavia Cormac ha scritto sia uno dei libri che amo più al mondo, La strada, bum, colpo al cuore al solo ricordo, sia uno dei pochi che non ho voluto finire, Suttree. Non ho finito Suttree perché proprio non lo capivo e odiavo il suo protagonista, Suttre, per l’appunto. Perché Suttree è sempre in fuga, mentre io vivo la mia vita cercando di prendere le cose di petto, perché lo trovo giusto, sicché ci provo, anche quando faccio una fatica indicibile, e se non lo faccio poi finisce che mi autopunisco in qualche modo, e la fuga io proprio non la sopporto, e sono convinta che il karma ti punisca se fuggi (e se non lo fa allora dovrebbe!).

Dunque mi approccio con grande circospezione a Cormac, prima di tutto perché è capace di scrivere cose che ti lasciano le stesse cicatrici di una fucilata e poi perché posso trovarmi davanti sia il mio libro preferito che una cosa come Suttree (Suttree vive in una baracca su un fiume che in realtà è un incrocio tra un acquitrino e una palude, e nel mio cervello questa palude si è fusa con la scrittura di Cormac, che è, come sempre, incredibilmente densa, e allora Suttree nella mia mente è la quintessenza della viscosità che intrappola).

La circospezione era tanto maggiore, in questo caso, perché sapevo che Meridiano di sangue era incredibilmente violento, e cattivo, e avevo paura che la strada intrepresa da Cormac per raccontare questa storia fosse troppo lontana dalle sue strade che amo (voglio specificare che riconosco la validità di Suttree come romanzo, sono io a non essere adatta a lui, insomma, Cormac è incredibile anche in Suttree). Il romanzo dura (sul mio iPad) 270 pagine, e credo di essere rimasta scettica per circa 180 pagine. Ci ho messo 20 giorni a leggerle. Una spirale continua di violenza, sangue e interiora. Meridiano di sangue accompagna un ragazzo nel suo peregrinare con un gruppo di cacciatori di scalpi e, siccome Cormac è intriso della magia dei grandi scrittori che ti immergono nel mondo che raccontano, a dare la caccia agli indiani di America (ma senza fare grandi distinzioni, si scalpa un po’ dove capita) mi ci sentivo anche io, e quello non era proprio il mio posto, un po’ come non lo era la palude di Suttree. Però non volevo abbandonare il libro, perché delle pagine che raccontano della polvere, del sudore e del sole cocente e tu li senti pesanti, addosso, anche mentre sei nelle tue lenzuolina odorose di ammorbidente, sono delle pagine rare, non ho usato la parola magia a sproposito, prima; sulle aride pianure tra States e Messico c’ero anche io, ed ero riluttante ad abbandonarle. Intorno a pagina 180, però, ero scoraggiata. Avevo la nausea da morte ingiusta, e ne parlavo alla mia vicina di scrivania, che ha promesso a se stessa, dopo La strada, di non leggere più Cormac, causa eccesso di dolore cosmico. Orbene, lei aveva perorato la causa dell’interruzione del libro, perché il tempo da dedicare alla lettura è troppo esiguo per arrancare su delle pagine che ti provocano quasi una fatica fisica, ed io stavo capitolando. Prima di disertare, però, mi sono rivolta all’altro vicino di scrivania, che ho personalmente iniziato alla lettura di McCarthy ma ha letto Meridiano di sangue prima di me, chiedendogli di raccontarmi la fine. E, mentre mi raccontava la fine, io ho capito che non avrei lasciato solo il ragazzo, perché nella spirale di violenza, sangue e interiora McCarthy aveva lasciato uno spiraglio di luce, misero, ma ben visibile una volta raggiunta la fine, e di lì puoi procedere a ritroso con la mente e seguire lo spiraglio, e tutto acquisisce maggior senso. Dopo aver letto le ultime 90 pagine, questa volta in due sere, ancora faticosamente perché Cormac non ti blandisce mai, ho chiuso il libro con l’intima consapevolezza di aver fatto bene a perseverare, e anche con un po’ di timore, non è che ho fatto una cagatella ad abbandonare Suttree? Dove era lo spiraglio che lì non avevo colto? Non so se lo riprenderò mai, l’oppressiva densità di quel libro mi spaventa troppo, forse Cormac mi ha chiesto troppo, a seguirlo per quelle paludi, e io non sto prendendo le cose di petto tuffandomici di nuovo, però so che anche questa volta lo scontroso coinquilino del primo gradino del podio mi ha dato una lezione.

Il giorno dopo aver finito il librino, mentre cercavo in rete gente come me che aveva capito in colpevole ritardo dove sta la meraviglia di quel libro, ho scoperto, in realtà, che DFW aveva piazzato Meridiano di Sangue tra i 5 libri più sottovalutati. Stupore, meraviglia e gratitudine. L’articolo in questione è contenuto nella raccolta “Di carne e di nulla” (lo stringerei già fra le braccia se un altro ordine Amazon non implicasse la mia rapida dipartita causa decapitazione da parte del coniuge stanco di vedersi recapitare libri, devo assolutamente trovare il modo di averlo senza dare troppo nell’occhio!).

Annunci

One thought on “Meridiano di sangue, Cormac McCarthy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...