Never Give up

Relativizzare, sempre, e non mollare!

È dura, durissima, rinunciare a un piccolo sogno che ti sei coltivata con cura, con la minuziosità di una solerte giardiniera (mi immagino una signora tipo nonna Meri, con un grambiulino ordinato, giusto appena sporco di terra, che vezzeggia con amore i suoi pomodorini) eppure in qualche modo va fatto, e, diciamocelo, non bisogna mai dimenticarsi di relativizzare, io continuo ad essere una donna (ragazza, è meglio, vero?) molto molto fortunata. Solo che non ho pensato questo per tutto il giorno. Ieri, ricevuta la diagnosi (fascite plantare, of course, come poteva essere qualcosa di differente dalla più terribile e inguaribile bestia nera dei runner?), non mi sono scoraggiata. Mi sono detta che a me non sarebbe durata 18 mesi, come a molti, perché il Nano mi ha fatto guardare troppe volte X-MEN quando era piccino, e certo un po’ del DNA mutante di Wolverine si è trasferito per osmosi su di me, e quindi io mi rigenero in fretta, anche laddove ci sono zone poco vascolarizzate e perciò lente a guarire. Mi sono detta che sarei stata certosina, nella cura, che facendo tutto lo stretching, il ghiaccio, l’arnica, l’oki, la tecar, il laser, del mondo io avrei sconfitto la fascite. Il mio adorato coach (che mi aveva fatto un programma per la maratona bello come il sole, meditavo già di disegnarlo tutto colorato sul mio quadernino e di spuntarne i giorni colorandoli con una meravigliosa matita fucsia comprata per l’occasione) mi ha scritto parole bellissime “Forse non farai questa maratona, ma ti aspetta una maratona in cui andai fortissimo, ne sono sicuro, non hai avuto una bella notizia, ma almeno sai chi affrontare, per il momento la tua maratona è ora, testa bassa e pedalare, come fai sempre”. Cuoricini a profusione. Ieri sera tecar e laser, sono riuscita a godermi una cena che avevo organizzato il mese scorso con amici che non vedevo da anni e un Nano in grandissimo spolvero (mi ha distrutto a biliardino! Ne vogliamo parlare? Come è possibile?) e stamani mi sono svegliata senza l’intenso dolore degli ultimi giorni (sono molto sensibile al laser, spero che continui così). Sono andata a lavorare motivatissima, avrei affrontato bene la giornata, ma lo sapevo che sarebbe stata un’altalena vertiginosa. A lavoro ho avuto diverse menate, che se da un lato mi hanno distratto, dall’altro mi hanno costretto a stare a lungo in piedi (condizione pessima per l’amato piedino, meglio camminare) e all’ora di pranzo ho avuto un po’ di down. Mi veniva da piangere e non sapevo come fare (ho perso di nuovo anche al biliardino aziendale, mannaggia), ho riguardato la mia foto preferita della maratona di Roma, una foto scattata pochi minuti prima della partenza mentre mi dirigevo, piena di gioia, verso i blocchi di partenza, e il Nano mi ha scritto parole bellissime, ( “Gnamo mamma me l’hai insegnato te a non mollare mai, quindi ora riposa e quando sarai pronta partirai al doppio della velocità”!) che però mi hanno commosso ancora di più, rendendomi la donna (ragazza, abbiamo detto!) più lagnosa dell’universo. Sbarcare il pomeriggio è stata dura, tra la lacrimuccia che faceva capolino, la concentrazione che latitava e una lunghissima fila dal dottore per farmi segnare la richiesta per la visita da un podologo. Insomma, piano piano mi sono sentita di nuovo meglio, mi sono calmata e ho rimesso un po’ di cosine a posto, dentro di me. Relativizzare, sempre, e non mollare, diciamo che mi ripetevo questa frase tipo mantra.Avrei moltissime altre cose da raccontare, del meraviglioso torneo del Nano a Roma la scorsa settimana, del librino che ho finito, di come sia stato difficile leggerlo, e di come sono contenta che i miei sforzi siano stati ripagati (dopo averlo finito ho scoperto che DFW l’aveva piazzato nella lista dei 5 libri più sottovalutati, ancora commozione, commozione, commozione) perché alla fine Meridiano di Sangue è splendido, arduo e splendido.

Ora scusate, ma vado a sfondarmi di stretching per la fascia plantare, ragazzaccia, a noi due!

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6 thoughts on “Relativizzare, sempre, e non mollare!

  1. Accidenti!!!… non ci voleva!!!…ma come dice il tuo allenatore, ora inizia una maratona diversa, dura anche questa, perché ce ne saranno altri di momenti in cui il morale non è al massimo. Non puoi fare altro che stringere i denti e fare tutto il possibile per arrivare in fondo, a quando starai meglio, perciò non mollare!! e cerca di pensare a cose positive e belle, come hai fatto con la foto prima della partenza della maratona.

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    1. Sì, cerco di rimanere concentrata sulle cose belle, che sono tantissime, la corsa è una mancanza fissa, un pensiero continuo, ma tengo duro, certa che l’ottimismo favorisca la rigenerazione tendinea :D!

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