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Post di auto aiuto 

Oggi è una giornata molto molto complicata. Chi non crede nella dipendenza da attività fisica dovrebbe vedermi oggi. Una schifezza con le gambe e qualche capello.Ma ricapitoliamo la situazione. Sabato mattina poggio il piede sx a terra e dal relativo tallone parte una staffilata. Molto male. Prendo un Oki e dopo un’ora sono bel bella a camminare dimentica del dolore (e plank a volontà!).

Domenica mattina (sveglia per correre) poggio il piede sx a terra e sento la medesima staffilata. Moccoli. Whatsapp disperato al coach che mi ordina riposo (mi concede nuoto e bicicletta con moderazione e ci sentiamo tra una settimana).

Vedo un barattolino aperto di nutella e mi ci tuffo, armata di cucchiaino e grancereali. Abbattimento e costernazione, ma svolto la giornata cimentandomi in un’impresa che meditavo da un po’: 1500m a nuoto in mare. Mi soffermerò un attimo su questo.

Nuotare in mare è completamente diverso da nuotare in piscina. (Tu la regina della banalità, bella magnifica senza un’età). Nel mio caso ho nuotato parallela alla costa, tra 2 scogliere lontane circa 250m (secondo gmap-pedometer), ho fatto un primo test andata e ritorno all’ora di pranzo, per capire se era affrontabile (e ho creduto di dover intervallare lo stile libero con un po’ di rana, perché sono abituata con la piscina, con la mini pausa della vasca, che non sembra ma è completamente diverso dal non avere mai un appoggio, e invece no! Tutto stile!) dopodiché ho ripetuto andata e ritorno per tre volte di fila nel tardo pomeriggio (quindi in totale 2000m!). All’andata respiravo, come in piscina, alternando dx e sx, solo che in piscina riesco a farlo ogni 5 bracciate mentre in mare ho dovuto ridurre a 3, per risparmiare fiato, mentre al ritorno, quando avevo la corrente parzialmente contro, ho dovuto respirare sempre dalla parte della costa per evitare che, mentre respiravo (respiro con la bocca), le ondine mi sommergessero la bocca facendomi bere (chiaro che è successo diverse volte prima che capissi che non potevo far altro che respirare sempre lato costa :)). La prima “traversata” è stata la più faticosa, mi sembrava che i 250 m non finissero mai, incredibile pensare che siano solo 10 vasche! Dopo ho capito che, come faccio nella corsa, dovevo fissare dei punti di riferimento, per cui ho cominciato a “raccontarmi”, mentre nuotavo, gli stabilimenti balneari che passavo, e le due traversate rimanenti sono passate molto più agili. Dopo un po’ che nuotavo sono entrata in trance, come mi succede con la corsa, e la mia mente si è completamente persa per fatti suoi. La cosa forse è ancora più acuita dall’isolamento a cui ti costringe il nuoto, dove la vista (maledetti occhialini che si appannano) è penalizzata e l’unica sensazione forte è l’acqua intorno a te e il rumore rimbombante del tuo respiro. Non sentivo più fatica o noia, continuavo solo, bracciata dopo bracciata, a procedere.

Al di là della maggior fatica dovuta alla mancanza delle interruzioni della vasca e alla presenza delle ondine e della corrente, vorrei raccontare perché nuotare in mare è (almeno) mille volte più bello che nuotare in piscina.

Per prima cosa c’è il sole. Il sole è bellissimo e a me dispiace molto non essere sempre reattiva nell’apprezzarlo (io mi emoziono per esempio quando la fine dell’inverno è imminente, e le prime giornate di sole sono un regalo inestimabile), ma domenica, quando mi voltavo a respirare dal lato del sole e ne sentivo il calore sul volto e ne vedevo la luce, offuscata dagli occhialini appannati, era sempre un attimo di magia (e se pensate a quante bracciate ho fatto gli attimi di magia sono stati molti, e per questo devo essere grata). Poi c’è l’odore del mare, niente ipoclorito, niente disinfettante, solo sale, sale, sale, sulle labbra e nel naso, ad asciugartisi sulla pelle quando hai finito e a incrostarti i capelli. Un odore buono, sano e unico, Jean-Claude Izzo ha detto che “di fronte al mare la felicità è un’idea semplice”, se ci nuotate dentro ancora di più. Quando ho finito le mie tre traversate ero distrutta, mi sono arrampicata sulla scogliera con le gambe che mi facevano cilecca, e quella sensazione di stanchezza mi ha riportato alle giornate dell’infanzia, quando ogni pomeriggio al mare era una guerra e non mi fermavo finché non ne avevo più!

A rileggere questo post mi sento davvero la Pollyanna de’ noantri, ma oggi è stata una giornata di merda, e per vincere il male di vivere che avevo incontrato mi sono messa volontariamente a parlare della cosa più bella che mi sia successa negli ultimi giorni. Avrei voglia di raccontare anche perché mi girano così tanto le palle, ma non so se lo farò, perché se scrivo lagnosa mi sto antipatica da sola e poi divento di umore ancora peggiore. D’altra parte scriverne fa sempre bene. Ci penserò.

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10 thoughts on “Post di auto aiuto 

  1. Aiutati che il mar ti aiuta. Bel post davvero. Io che sono un gatto, per quanto concerne il rapporto con l’acqua, leggendo la tua descrizione del raccontarti gli stabilimenti balneari ho avuto quasi un impulso a buttarmi in mare e nuotare, fare 5 o 10K (è chiaro che sono un ignorante in materia e scoppio a metà vasca da 25 metri).

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  2. Pensare a qualcosa di bello è un bel modo di contrastare ciò che dentro bello non è 😉 Mi dispiace per il dolore al piede, spero ti sia passato. Se ti può consolare, non riuscirei mai a fare tutto lo sport che stai facendo tu. Sono una schifosissima pigra. Tu sei da ammirare, davvero.

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