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Fuori posto

Rientrare dalle ferie è sempre un po’ strano, se poi le tue ferie sono state strane, allora la sensazione di essere tremendamente fuori posto ovunque tu sia si acuisce ancora di più. 

Stamani ho bevuto un caffè eccezionale, perché la settimana scorsa siamo stati due sere a Bolgheri, con Marito, ed abbiamo scoperto una piccola torrefazione artigianale di Castagneto Carducci, con punto vendita proprio a Bolgheri, ed abbiamo preso un caffè divino. Io sono abbastanza talebana col caffè, se non è buono non lo prendo, non lo prendo mai dalle macchinette di casa, rarissimamente al bar (solo se sento che l’odore è quello che dico io), ma sono gelosissima della mia moka che secondo me fa il caffè più buono di tutte le moke del mondo (ne conosco solo un’altra che lo fa eccezionale, quella di Amica Cara, quando dormo da lei ci smezziamo felici una tazzina di caffè!). Quando ho assaggiato questo caffè è stato un colpo di fulmine, perciò sono mi sono accaparrata 3 etti di questa miscela che loro chiamano “Cuba” e stamani l’ho inaugurata sulla mia moka. È un caffè incredibilmente intenso, ma la cosa più bella è il retrogusto che ti rimane, per ore, ad addolcirti la giornata.

Comunque dicevo che sono terribilmente fuori posto. Ero fuori posto in ferie, con Marito che lavorava (dovrò scrivere un lunghissimo post sul suo nuovo lavoro), e quando c’era era praticamente un cadaverino dalla stanchezza, e un Nano che mi considerava il giusto (dovrei scrivere un post anche sui nostri meravigliosi allenamenti insieme, ma quanto è stato bello correre con lui?) ed io che non sapevo più dove battere il capone! Perché va bene correre, leggere, allenarsi, guardare qualche puntatina, le olimpiadi, un minimo di mare e piscina, ma alla fine, fondamentalmente, ero sola per l’80% del tempo (ma con l’obbligo di non potermi mai seriamente spostare dal campeggio perché il Nano almeno a pranzo e cena tornava!) e alla fine non mi sentivo nel posto giusto al momento giusto. Ho anticipato, quindi, il ritorno a lavoro, ma anche qui sapevo che per un paio di giorni avrei avuto ben poco da fare, perciò mi sentivo fuori posto anche nell’ufficio deserto, ho tentennato nel fare anche quelle poche cose che potevo fare, ho scritto mail, sistemato affari burocratici e di documentazione che mi ero lasciata indietro a languire tristemente, ma sempre col pensiero di essere un pezzo di puzzle fuori posto con una bimba dispettosa che mi ha pigiato là dove non dovevo stare. (sono tornata a lavoro anche perché sarei comunque dovuta tornare giovedì, quando, davvero, inizierò ad avere da fare, e rimanere al mare questi due giorni stronchi nel mezzo della settimana col giovedì e il venerdì lavorativo mi pareva ancora più dissonante).

Per fortuna che a casa ho il mio caffè, che in pausa pranzo faccio le ripetute in salita (e muoro, con quei comodi 35 gradi) e che sto leggendo un libro che mi piace (attenzione, è un libro italiano, a me non piacciono quasi mai i libri italiani, ma questo è un noir strano che mi ha acchiappato di brutto, per cui ieri sera sono rimasta a leggere fino a mezzanotte e mezzo, e ho dormito anche malino perché ho spento la luce solo per senso del dovere, solo pensando alla mia sveglia delle 6.15) Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, di Maurizio de Giovanni. Sarebbe stato meglio se il commissario in questione fosse stato un po’ meno bello e dannato (questa fissa per gli investigatori affascinanti deve finire, capito giallisti/noiristi/thrilleristi dei miei stivali??? Non si affrontano, non sono più credibili, ci siamo tutti quanti rotti le palle. Quasi quasi indico una raccolta di firme. Non credete, mi irritano anche le squinzie strafaighe messe a caso) ma l’ambientazione è originale e affascinante (Napoli, anni ’30), la storia discreta, il pizzico di soprannaturale sopportabile (per il momento), stasera lo voglio finire (se non casco dal sonno).

Ho anche messo due librini in wishlist, su anobii, Età di ferro, di Coetzee (a casa ho Vergogna, di lui, ma non ho mai trovato l’ispirazione per aprirlo, perché me l’ha passato mamma, che però me ne ha parlato male, forse è giunto il suo momento) e il Piccolo regno, di Wu Ming 4 (non è che mi sia mai proprio documentata su questi Wu Ming, però qualche discussione su di loro, di straforo, è giunta perfino a me, mi sembra giusto approfondire la conoscenza (vabbè ora mi sono persa sul sito della Wu Ming Foundation, prima o poi ne riemergerò)). Mettere i librini in wishlist fa sempre bene.

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2 thoughts on “Fuori posto

  1. “Vergogna” di Coetzee mi era piaciuto; leggilo.
    Anch’io provo un’inspiegabile piacere nel “mettere i librini in wishlist”, infatti qualche giorno fa ho aggiunto “Mattatoio n. 5” dopo aver letto il tuo post! 🙂

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    1. sì è già sul comodino! Devo solo finire Amy e Isabelle della Strout, su Mattatoio n.5 mi sento abbastanza tranquilla, è sempre una grande responsabilità indurre a mettere librini in wishlist! Fammi sapere che ne pensi se lo leggi!

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