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Cerco di non assuefarmi

Giorno dopo giorno smaltisco la delusione e mi sento più “io” di quanto non mi sentissi il giorno prima. E non nel senso “io, una bella persona”, ma “io, che esercito un minimo di controllo su di me”, senza lasciarmi soffocare da esagerate negatività. Sembra che c’entri come il cavolo a merenda, ma poi argomenterò, però credo potentemente nell’assuefazione. Mi spiego meglio, sono fermamente convinta che una determinata cura funzioni molto meglio se usata con parsimonia e oculatamente. Grazie al cazzo, si potrebbe dire in elegante francese, lo sappiamo tutti che ci stiamo rovinando prendendo gli antibiotici al minimo raffreddore (epperò succede anche il contrario, con la dottoressa che non vuol segnare l’antibiotico a un Nano con febbriciattola da 2 settimane (“Signora, sarà la sua normale temperatura corporea”, è certo, gli misuro la febbre da 8 anni, storiella del 2011, e non mi ero mai accorta che la temperatura normale fosse 37,3-37,4, brutta babbea) e io lo vedo sempre più smunto e lo porto a fare il tampone e ci ha un bello streptococco beta emolitico abbastanza resistente, maledizione), ma io non pensavo alle medicine, oggi, perché non sono certo in grado di dare consigli in tal senso, volevo dire che ci sono delle cose che fanno bene all’anima, che la scuotono, e ti aiutano a dare delle piccole svolte e che vanno prese con parsimonia, perché funzionino alla grande. Mi spiego meglio. Quando ho iniziato a correre (quando proprio corricchiavo a fatica, 4-5 anni fa) ho capito immediatamente che la musica ha un effetto stravolgente su di me. E l’ho capito un giorno che ero stanca, ed ero partita a correre da casa (cosa che faccio di solito solo se ho pochissimo tempo e non riesco a prendere la macchina, abitando su un cocuzzolo partire da casa significa finire la corsa con 400 m di terrificante salita (ora però ci faccio le mitiche ripetute in salita :D)) e stavo tornando, e stavo iniziando a salire questi odiati 400 m finali (che arrivano dopo altre salite, magari più lunghe ma un po’ meno pendenti) quando, nelle cuffie, parte “Born to run”. Ecco, io l’ho sentito immediatamente che quella era la mia canzone della corsa, mi ha liberato un fiotto di adrenalina così succulento che lo ricordo ancora con immensa gratitudine, e ho pensato che non poteva esistere niente di più bello che arrancare su una salita ascoltando Born to run. Da allora centellino Born to run. È solo nella playlist delle gare, perché se la ascoltassi troppo spesso l’effetto si esaurirebbe (e purtroppo si è un pelino diluito, tale effetto, specialmente perché a volte, di venerdì, non resisto, e la sparo nelle orecchie a tutto l’ufficio (abbiamo l’ufficio più isolato dello stabilimento :D) per aiutarci ad arrivare in fondo alla giornata (l’avevo mai detto che sono la deejay ufficiale? Vivo nella pura convinzione che le mie scelte musicali siano migliori di tutte le altre!)). Io non abuso di Born to run, perché è mitica, epica, terribile e splendente,e va  adoperata solo in caso di necessità (e così molte altre, The final countdown, per esempio, la ascolterò solo quando salirò di nuovo sopra i 25km, e sarò all’ultimo chilometro, Dog days are over andrebbe limitata alle ripetute, ma quando sono proprio stanca, etc etc).

Ecco, quando sono di umore proprio pessimo, e sento di aver perso il controllo sui miei pensieri, io leggo questo. Lo faccio molto molto raramente, cerco di dimenticarmi i passaggi di questo discorso, loro devono servire soltanto in caso di necessità. Altrimenti è importante sfangare l’umore bigio da soli, in autonomia. Per l’amor del cielo, ci sono moltissimi altri autori che ti regalano consapevolezza, ma questo discorso mi commuove per il suo impegno, e siccome dai suoi altri libri io credo di sapere che Lui in Persona abbia sempre lottato, fra le tante cose, per questa consapevolezza della scelta, e abbia lottato con la caparbietà di un mulo molto deciso, questo discorso mi fa sempre pensare che devo impegnarmi molto, anche io, e pensare che devo impegnarmi, con convinzione, mi fa bene, e penso poi subito che se penso negativo non andrò da nessuna parte e quindi significa venire meno all’impegno, e allora smetto un po’ di pensare negativo. Vabbè, questo discorso va usato con attenzione, senza lasciarsi andare all’ingordigia, sennò smette di funzionare, o funziona meno. Siccome però era un sacco che non lo leggevo, mi sembra che un po’ abbia funzionato. Non sono più fuori controllo.

Note di vita da runner: oggi, tentata dal fatto di dormire un po’ di più ma soprattutto di correre in compagnia :), ho corso le ripetute in salita in pausa pranzo con 33°C (programmino adorato <3<3<3), e questo pomeriggio mi aggiro inebetita dalla stanchezza (e dal presumibile colpo di calore che ho preso). Mi sento un po’ “Questa è Sparta!!!!”,epica come Leonida alle Termopili, un effetto bellissimo ma estremamente deleterio per la mia credibilità!

 PS: ho una collega che è stata di umore davvero pessimo negli ultimi due giorni e mi sembrava un cattivo umore molto simile al mio, le ho stampato il discorso e, dopo aver titubato moltissimo, sono estremamente pudica quando si tratta di DFW, è l’unico scrittore del mio cuore che non consiglio mai a nessuno, le ho detto di leggerlo, se ha voglia, se le capita di essere di cattivo umore. Questa cosa mi mette un po’ di ansia.

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4 thoughts on “Cerco di non assuefarmi

  1. Due cose:
    1) la frase “va adoperata solo in caso di necessità” mostra una tua responsabilità e una consapevolezza nell’usare la “musica giusta”, per le quali ti si deve fare tanti complimenti.
    2) DFW è la consapevolezza in persona (della sua malattia, del suo spaccare il capello in quattro su ogni questione). è un medicinale molto potente.

    Un abbraccio consapevole.

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