Reading is sexy

Preghiera per un amico, John Irving

Nell’ultimo periodo, procedendo a rilento causa mille impegni e stanchezza, mi sono trovata a leggere dei libri davvero meravigliosi. Partendo un paio di mesi fa con It, passando attraverso Il libro dei bambini, sono approdata una decina di giorni fa a Preghiera per un amico, A prayer for Owen Meany, in lingua originale, di John Irving. A settembre dello scorso anno avevo letto, dello stesso autore, Le regole della casa del sidro. Non posso dire che non mi fosse piaciuto, tutt’altro, ma la lettura mi era risultata appena appena soporifera, ogni tanto avrei voluto dare una sforbiciata. Una volta terminato, però mi ero sentita orfana, abbandonata dai personaggi molto belli e vividi che Irving mi aveva puntigliosamente delineato nel cuore, con la sua inesorabile flemma. E credo che siano proprio i personaggi i punti di forza di questo scrittore.A prayer for Owen Meany, preferisco il titolo inglese proprio perché Owen è, davvero, un personaggio molto speciale, di quelli che non si incontrano spesso nella nostra perigliosa vita di lettori, un personaggio anomalo che alla fine di queste pagine sarà incredibilmente vivido, il migliore amico non solo del narratore, ma anche nostro, è davvero un gran bel romanzo. Non c’è traccia della lentezza che avevo percepito ne Le regole della casa del sidro, anzi, poiché l’epilogo del romanzo è abbastanza cristallino dall’inizio (praticamente dal titolo, oserei dire), c’è l’impietosa sensazione di andare inesorabilmente incontro a un finale che ci lascerà l’amaro in bocca (ma alla fine io di amaro ho sentito solo una lacrimuccia salata), con flemma, certo, lo stile di Irving rimane sempre coscienzioso e ordito con maestria e senza fretta, ma anche troppo diretti.

Owen, il migliore amico del narratore, è un bambino con una voce incredibilmente acuta e estremamente basso e minuto. Ha però una personalità incredibilmente forte e una decisione fuori dal comune, oltre a una fede in Dio completa e assoluta. Durante una partita di baseball Owen, tirando la palla, uccide accidentalmente la mamma della protagonista. Da questo momento in poi qualcosa cambia, e Owen avverte di essere nato per un preciso scopo, e che tutte le caratteristiche assolutamente uniche che lo contraddistinguono sono così per uno scopo, perché lui (soggetto -.-) è in tutto e per tutto uno strumento di dio.

Ecco, parliamo un attimo della religiosità e delle vagonate di fede che percorrono tutto il libro. Non sono quasi per niente fastidiose; è noto che io ho difficoltà con quello che non capisco, e la fede è piuttosto incomprensibile per me, eppure neanche per un momento mi sono sentita urtata dalla religiosità, declinata in tutti i modi possibili e in tutti gli atteggiamenti che la fede può assumere, in questo libro, dei vari personaggi (questo per dire a mamma che non sono agnostica perché faccio il bastian contrario a lei che è un’integralista cattolica, che non è che i discorsi sulla religiosità mi infastidiscono in generale, sono i discorsi stupidi sulla religiosità che proprio mi levano i moccoli di bocca… uh? Non è questo il contesto? Uh, scusate).

Mi sono un attimo persa. Ricapitoliamo. C’è una storia, ed è una bella storia, c’è un protagonista meraviglioso, tanti personaggi tridimensionali (vogliamo parlare della Nonna? Splendida, e di Dan che è “il miglior padre che uno possa sperare di avere”? O di Tabby che ha LE TETTE PIU’ BELLE DI TUTTE LE MADRI?), un narratore perso, perché non ci si può riprendere da Owen, e soprattutto dalla sua mancanza, e per il narratore un Owen nella vita è sufficiente, da quel momento in poi tutto il resto è un contorno un po’ privo di senso, si può rifuggire la vita senza Owen, ahimé. E io mi sono commossa per questo narratore, perché è un po’ come me quando finisco un libro che ho amato e d’improvviso devo tornare presente a me stessa, senza gli splendidi amici che mi sono fatta durante il mio pellegrinaggio tra le pagine, e questa volta l’amico di cui mi sento orfana è davvero molto basso, ha una voce incredibilmente acuta e sono sicura che in questo momento mi redarguirebbe “COSA STAI A SCRIVERE DI UN PERSONAGGIO INESISTENTE, METTITI A LAVORARE, CHE DI COSE DA FARE NE HAI DAVVERO ANCHE TROPPE”.

 

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3 thoughts on “Preghiera per un amico, John Irving

    1. Owen è un personaggio indimenticabile, La creazione di personaggi stupefacenti secondo me è il punto forte di Irving, solo in quel libro come dimenticare anche Esther, Tabatha, la mamma del narratore, la nonna? Mi hai fatto venire voglia di rileggerlo 🤗🤗🤗🤗

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