Qualche volta corro

La mia Maratona

Ci sono momenti in cui vorresti essere Omero, perché correre una Maratona, anche a passo tartaruga, è una cosa epica, e meriterebbe un racconto degno. Non sono Omero, perciò il risultato sarà quel che sarà, ma, se anche non riuscirò a rendere l’idea, datemi fiducia: la Maratona è un’impresa, e come tale porta con sé un carico di emozioni talmente poderoso che lascia davvero tramortiti. È passione allo stato puro, ed è in questo senso, per me, che la maratona ti cambia. Ti ricorda che tutto andrebbe ricondotto alla passione, che si possono fare sacrifici, per passione, che il dolore non è inutile, che si soffre e si lacrima e si sanguina e qualche volta questo porta a un risultato, spazzando via il cinismo, il disincanto, tutto quello che negli anni sopisce l’idealismo. La Maratona è raschiare via un po’ di rughe dall’anima, qualche grande corridore ha detto che se vuoi vedere come sarai tra dieci anni devi guardarti allo specchio dopo una Maratona, nel mio piccolo io dico che, se vuoi ricordarti come eri dieci (venti) anni fa, devi ascoltarti dentro dopo una Maratona. 

La sera prima della Maratona un amico Runlover mi manda il video di Notte prima degli esami, e io mi sento proprio così, sto per trascorrere la notte prima di un’impresa che ho sognato, preparato, curato per mesi, una prova che so essere durissima ma in vista della quale provo “pace amore e gioia infinita”. 

La notte prima della Maratona in realtà è stata lunga e tormentosa.

Il sogno ricorrente era fermarmi, per i motivi più assurdi (il Nano che con la sua proverbiale manualità doveva piantare un chiodo prima che io potessi ripartire e non ci riusciva, il percorso che a metà prevedeva un tratto in macchina e io non lo sapevo e ne ero sprovvista) al ventesimo km, portandomi dietro il rimpianto non solo di non averla finita, ma di non aver neppure avuto la possibilità di provarci davvero.

Alle 4.45 ho abbandonato ogni speranza di riprendere sonno e ho iniziato la mia preparazione mentale, cercando di rilassarmi e di essere fiduciosa. Alle 6 ho iniziato a fare colazione, in camera perché l’albergo apriva le danze alle 7.30, con tè della macchinetta (rischiosissimo, chissà quali troiai c’erano dentro, ma non avevo acqua calda!) e 6 fette biscottate integrali alla marmellata di ciliegia cosicché alle 8.50, alla partenza, in linea puramente teorica, non avrei avuto tutto sullo stomaco, ma contemporaneamente avrei avuto zuccheri a disposizione fino al 20°km.

Alle 7 siamo usciti dall’albergo, mamma ed io eravamo emozionatissime, io ho fatto tutto il percorso fino alla metro saltellando (sapevo di dovermi trattenere, ma era impossibile). Mi sentivo bene, forte, fiduciosa, in grado di conquistare il mondo.

Alla fermata Circo Massimo una folla di atleti in scarpe a tennis, tuta e zainetto ufficiale della Maratona è sciamato fino alle uscite. Impossibile descrivere quanta vita, gioia ed euforia c’erano in quella stazione, quanti occhi sognanti, trepidanti. Solo poche centinaia di metri ci dividevano dalla nostra Maratona, ognuno di noi aveva passato mesi a sognare quel giorno, ad allenarsi, a curare ogni dettaglio, e ora eravamo lì, finalmente.

Dopo 35 minuti di fila per il bagno (incredibile a quanta gente è venuta la cacarella!!!!) mi avvio alla partenza, non ho mai fatto maratone e sono una piccola tartarughina, per cui partirò dopo la polvere con l’ultima ondata. A quel punto sono sola coi miei pensieri, non sono molti gli aspiranti maratoneti solitari, e io spero ancora di intravedere una faccia amica, ma il momento del via si avvicina e non c’è più tempo di cercare, bisogna scorrere vicino al gonfiabile e poi correre, per 42195 m, possibilmente.

Roma è bellissima e ancora abbastanza fresca, e noi partiamo, un’orda coloratissima e ancora vociante e sorridente. I primi 4 km è quasi impossibile superare, corro poco sotto i 6′ al km, ma non mi importa, oggi sarà il giorno in cui diventerò una maratoneta, non importa se sarò una maratoneta lenta. Dopo il quarto km prendo il ritmo, e viaggio sui 5’30”. La grande incognita della corsa è che è molto difficile prevedere quando avrai una giornata dura, almeno per me, e sentire le gambe leggere mi dà fiducia, me lo sento, è la mia giornata, devo solo correre senza preoccuparmi troppo, senza tirare, a quel passo magico al quale il tuo corpo sembra dirti che puoi correre per sempre! 

Corro così fino al passaggio della mezza, che taglio al 1h58′, e sto ancora benissimo. Ho bevuto a tutti i ristori, preso la prima gelatina, ma i momenti duri arriveranno, anche se spero più tardi possibile. Al 28^ km c’è una bella salita, e le gambe iniziano a pesare, ma è il ristoro dei 30 che mi spezza il ritmo davvero. Mi fermo a bere e arraffo un pezzo di arancia perché un altro gel proprio no, non ce la farei a sopportare ancora quell’orribile sapore dolcissimo, mentre le arance mi chiamano felici. Ripartire però è una fatica inaspettata, ma non sono sgomenta, non lo sarò mai durante questi 42 km e spiccioli, se anche dovessi fare i 12 rimanenti camminando non me la prenderei, è la giornata in cui diventerò una maratoneta lenta, niente mi turba. Al 33^ decido di chiedere una mano alla musica, visto che nemmeno le manine dei bimbi che battono il cinque (non rinuncio a questo meraviglioso zig-zag per nulla al mondo, appena vedo una mano tesa mi ci precipito!) mi dà energia, ma la mia collaudatissima playlist fallisce (ordine sbagliato delle canzoni, suppongo, l’avevo preparata in crescendo, ma dovevo mettere per prima qualcosa che mi desse subito il massimo!) e decido di camminare un po’ al 34^.Arrivo al penultimo ristoro, (non sono 42 km, sono 8 ristori, che vuoi che sia, mi ha detto un caro amico che non ha potuto esserci per colpa di un mal di schiena assassino), al 35^ e bevo e mangio ancora un pezzo di arancia, dopodiché riparto a corsa, lentina lentina. Al 36^ km, però, incontro Stefano, il mio angelo, pace maker delle 4h15′, che mentre mi sorpassa mi grida “vieni con me”. Ed ecco che l’adrenalina, che mi aveva abbandonato un paio di km, torna a scorrermi nel sangue. Mi guardo intorno e vedo facce sconvolte dalla fatica, ma io mi sento di nuovo piena di energia ed urlo “provo a starti dietro!” Rinizio a correre e le gambe tornano a rispondere, non mi turbano i sampietrini, non mi turba il caldo, non mi turba più niente, sto seguendo Stefano, che non smette un secondo di incoraggiarci, che cerca di portarci tutti con lui, che ci passa i sali, e comincio a pensare che manca poco. Al 40^ l’ultima salita, lunghina, poi una discesa ci accompagnerà all’arrivo. Io non ho mai dubitato di arrivare, nemmeno mentre camminavo ed ero stanca, ma a quel punto è una certezza, sto per essere una maratoneta, e il cuore sembra essere vicino a scoppiare. Comincio a dirlo a Stefano, che sto per essere una maratoneta, ridiamo insieme di questa mia affermazione ebete, e la commozione sale agli occhi, che diventano lucidi e pizzicanti. Vorrei arrivare stringendo la mano di Stefano, ma all’ultimo km mi sembra di non potermi trattenere e parto a perdifiato. A quel punto non piango più, rido e basta, a 5 m dal traguardo sento mamma che urla “cristi cristi cristi” e arrivo e sono una maratoneta e sono così felice e ho compiuto la mia impresa. È da allora che ridacchio, quasi ininterrottamente, le foto lo dimostrano. 

 

notare il gladiatore che pensa “che cacchio ride questa qui che puzza come una capra!!!”
 
  
Questo viaggio è stato bello in modo stupefacente ed io sono ancora sopraffatta. Oggi sono tornata a correre (la maratona me ne ha fatta venire ancora di più, caso umano che sono!) e la stupidèra mi accompagna ancora, ed anche di questo ho dimostrazione fotografica. Non so se ho reso l’idea, ma la Maratona è davvero una cosa bellissima.

  

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9 thoughts on “La mia Maratona

  1. cri l’hai resa eccome, mi hai fatto ridere e sorridere e piangere!
    aspettavo anch’io con ansia questo post e non mi ha deluso, il contrario, me lo aspettavo bello e lo è ancora di più, mi ha fatto sentire lì con te!
    ancora una volta: BRAVAAAAAA!!!

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  2. Ho letto più volte queste righe e continuerei all’infinito! Sei stata brava, anzi bravissima e correre la Maratona e altrettanto a rendere benissimo l’idea di quello che hai provato. Non ho mai preso in considerazione di correre una maratona per timore di non farcela e invece adesso, dopo averti letto, continuo a pensarci … voglio diventare un maratoneta!

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    1. Ah, se senti me sono di parte, se si ha un po’ di passione per la corsa la Maratona bisogna provarla, perché ti ripagherà centuplicati i sacrifici che hai fatto e il pensiero di averla corsa sarà un conforto per qualunque momento di scoramento, in ogni ambito!

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