Qualche volta corro

-5

La cosa mi sta un attimino sfuggendo di mano. Da sabato mattina, ultima corsetta seria (18km a 5’16” di media con finale in progressione (sì, potrei recitare tutti i miei allenamenti in endecasillabi con rima incatenata)), in cui le sensazioni sono state migliori rispetto alle ultime due settimane, altaleno felice tra il panico e l’emozione. Così quando Marito mi ha chiamato “vieni a vedere, c’è la pubblicità della MdR su Raisport” io ho reagito squittendo e saltando per la sala, quando ho visto le foto degli arrivi alla Maratona di Milano su Runlovers ho sperimentato brividi e luccicore agli occhi, e se il mio dolce surrene smettesse di secernere adrenalina come se non ci fosse un domani io magari potrei smettere di muovermi come Flubber e dormire un po’ più serena (non ho mai, mai, mai, sonno!). Surrene, datti, un contegno e risparmiati per domenica mattina, quando l’adrenalina sarà più che gradita!Oggi, dopo lo scarico (45′ a 5’27” ABA, BCB, CDC (muahahaha, come sono spassosa)) sono andata a parlare con il mio adorato coach che mi ha dato le penultime dritte, mi ha detto che passo (provare a) tenere (non lo scriverò perché è chiaramente un passo fuori dal mondo, dopo le mie ultime prestazioni, ma mi rende felice che mi creda capace di tanto!), mi ha detto come partire, cosa mangiare, e mi ha caricata ben bene (ok, magari non ce n’è bisogno, che se scatto tipo molla finisco sulla luna).

Ora probabilmente sparerò una serie di baggianate dovute agli eccessi di adrenalina nel sangue, chiedo preventivamente venia.

Preparare una maratona fa capire delle cose. Non è facilissimo nella vita di tutti i giorni provare emozioni estremamente forti, voglio dire, proprio quei picchi che ti stordiscono e ti alterano le percezioni. Oltretutto io sono una persona abbastanza equilibrata e poco avventurosa, lavoro molto, corro dietro al bimbo e al marito, rammendo come posso la casa e cerco di curare quelle pochissime amicizie a cui tengo. E leggo. Non vorrei passare per una matta fanatica, è ovvio che la mia famiglia mi riempie di emozioni, gioie, preoccupazioni, incazzature, etc, quello che voglio dire è che normalmente non capita con grande frequenza di provare il picco. Insomma, quante volte capita di piangere dall’emozione nella vita di tutti i giorni?

Ecco, durante gli ultimi 400 m dei 35km io ho dovuto trattenere le lacrime. Ho provato un’emozione purissima, distillata dalla fatica immensa che avevo fatto. Ho capito perché si fanno le maratone, gli ironman, perché si attraversano i deserti, ho capito che sfidare i propri limiti fisici è di una bellezza che tramortisce. Ora, io lo so che alla fine 35km non sono questo granché, ci mancherebbe, specialmente fatti lenti come li ho fatti io, ma tutto è relativo, no? Non sono mai stata un’atleta, sono tondina, senza gambe slanciate e nonostante mi alleni abbastanza e mangi piuttosto sano ho anche un po’ di pancino. 35km fatti sulle mie gambotte sono una distanza che un anno fa non avrei ritenuto fattibile.

E ora siamo a -5, e io coltivo quest’emozione!

Ps: sto rifinendo la playlist di emergenza per domenica (se non ne ho più la musica mi aiuta, anche se cercherò di correre la mia prima maratona senza, per non perdermi niente intorno e dentro di me), ho appena aggiunto Afterlife, degli Arcade Fire, e Hell bells, che fa dentro e fuori dalla playlist da sempre, a volte la amo, a volte mi infastidisce, insomma, chi ha a che fare con me in questi giorni deve portare tanta pazienza 🙂

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3 thoughts on “-5

    1. Se ci sono arrivata io credo ci possa arrivare chiunque! Non so se domenica riuscitò a dare il meglio, ma il viaggio che mi sta portando a Roma è stato così intenso che mi sento di dire che comunque vada ne sarà valsa la pena!

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