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22/11/’63

Il mio affetto incondizionato per King è noto, gli voglio bene per un sacco di motivi, primo tra tutti ovviamente il fatto che alcuni dei suoi libri mi abbiano colpito al cuore (Stagioni diverse, A volte ritornano, L’ombra dello scorpione i primi che mi vengono in mente), senza contare il lieto ricordo delle pagine lette di nascosto da mamma che me lo voleva evitare, visti i miei problemi col sonno, insomma è stato uno dei miei primi autori “da grandi”, ah, sospiri a profusione.In tre parole il libro racconta il tentativo di un insegnante di letteratura del 2011, Jake, che ha la possibilità di tornare indietro nel tempo di salvare il presidente Kennedy. Poiché la sua finestra temporale lo porta nel ’58 dovrà vivere nel passato per cinque anni prima di arrivare al momento fatidico. Ovviamente in questi 5 anni imbastisce una sua vita, prima a Derry, dove cerca di salvare una famiglia trucidata dal padre violento (aveva conosciuto il figlio menomato nel 2011), poi a Jodie, dove si insedia e insegna e dove davvero costruisce la vita che desidera, e quindi a Dallas, dove segue Lee Oswald per assicurarsi ogni oltre dubbio possibile, viste le numerose teorie complottistiche, che sia veramente l’assassino di Kennedy e cerca di impedirgli l’assassinio del presidente.
Le prime 200 (vado a occhio, eh) pagine di questo libro sono una bomba. Stephen imbastisce una storia bellissima (lo so che i viaggi nel tempo sono inflazionati, ma io, quasi digiuna di fantascienza, non sono ancora stata sdubbiata), l’atmosfera di Derry (dalla regia mi dicono essere la cittadina di It, che io non ho colpevolmente letto, mi mangio le mani, era il King che mi ero ripromessa per il 2016, mentre mi sono giocata questa razione “kinghiana” con 22/11/63 perché esce la serie TV e la voglio vedere a tutti i costi! Non resisterò di certo fino al 2017, direi che potrebbe essere il librino delle ferie estive, oh, quanto mi piace questo proposito!!!) è il sunto di quanto di meglio sa fare il Nostro, cupezza e inquietudine, sempre punteggiati qua e là da un tocco di colore (i due ragazzi che ballano!) e da quelle emozioni che King maneggia con incredibile padronanza. Anche il periodo che Jake passa a Jodie è molto piacevole da leggere, la storia d’amore con Sadie, e forse è la prima volta che il Nostro si cimenta davvero in una storia d’amore che abbia un rilievo fondamentale nel libro (perlomeno tra quelli che ho letto io, vai a sapere se poi nell’infinita produzione kinghiana, invece, non ci fosse già qualcosa del genere, non pretendo certo di essere un’esperta), è appena appena stucchevole, ma riesce in modo egregio a farci capire come il protagonista sia ormai immerso nel suo nuovo presente, e quanto sia difficile dover prendere le distanze da una vita che ha iniziato ad amare per fare quello che ritiene essere il suo dovere. Punto focale del “periodo di Jodie” è l’incredibile descrizione che Stephen ci dà della passione del protagonista per l’insegnamento, io non sono un insegnante e non credo che sarei mai stata capace di trasmettere alcunché a degli adolescenti, eppure, perfino per me, è risultata incredibilmente “inspiring”, mi sono sentita come se avessi vissuto sulla mia pelle la soddisfazione di sentirmi responsabile delle piccole grandi vittorie di questi ragazzi.

Tutto bello fin qui, il problema è quando il protagonista si trasferisce a Dallas e si mette a seguire Lee Oswald… era davvero necessario conoscere ogni singolo spostamento di questo omuncolo, ogni singolo litigio con la moglie, ogni singolo mezzo tramite il quale Jake riesce a spiarlo? Capisco l’intento di King di farci avvertire la frustrazione del protagonista nel trovarsi costretto, dopo una vita piena e stimolante, a comportarsi come un “topo d’appartamento”, capisco la volontà di renderci insopportabile un personaggio che in effetti ha tarpato le ali e i sogni di tanti americani, però centinaia e centinaia di pagine così sono un po’ eccessive, perfino per Stephen.

Anche il finale, normalmente uno dei punti di forza di questo autore, non mi ha convinto. Mi sono chiesta per tutto il libro come avrebbe fatto Stephen a cavarsi di impiccio, perché mi rendevo conto dell’oggettiva difficoltà di trovare un finale soddisfacente (temo che scrivere di viaggi nel tempo, specie quando si vuol farli per cambiare qualcosa di macroscopico, ti esponga al rischio di ritrovarti in enorme difficoltà col finale, ripeto, da ignorante della fantascienza non ho idea di come sia stato affrontato il problema in passato, e sono anche un po’ curiosa) , ma ho comunque sperato nel colpo di genio, che a mio avviso, non è arrivato. Temo che al Re (perché rimane Re, ci mancherebbe) sia mancato il coraggio di un finale davvero rivoluzionario, e abbia escogitato una via di uscita semplice e indolore, lasciando un po’ di amaro in bocca a noi poveri piccoli lettori che per 700 comode pagine abbiamo seguito religiosamente le peripezie di Jack. Insomma da Stephen ci si aspettava qualcosina di più, in termini di spregiudicatezza e inventiva.

Nonostante queste pecche il libro è stato estremamente piacevole da leggere, non entrerà mai nella mia Top King, ma mi ha messo ancora più voglia, se possibile, di leggere It! Nella foto il mio librino (preso alla biblioteca di Pontedera) è ritratto con una tortina di mele rustica un po’ fallimentare (mea culpa, ho sbagliato a comprare il lievito ed è quindi rimasta bassa e un po’ tristina, sebbene il sapore fosse ottimo!) che mi ha accompagnato per diverse liete colazioni!

  

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3 thoughts on “22/11/’63

  1. Forse te l’avevo già detto, non ricordo, che da ragazzina avevo provato a leggere IT, e che era stata proprio la prolissità dell’autore a bloccarmi. Ma forse non ero nell’età giusta, chissà… Ci devo riprovare con King 😉

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    1. Sai che sarei curiosissima di sapere cosa ne pensi di King. Perché io mi rendo conto di non essere minimamente obiettiva su di lui (proprio perché, al contrario di te, lo amavo da piccina) e mi domando se potrebbe mai piacere a una lettrice raffinata e acuta come te!

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      1. Ho in mente di leggere prima o poi i suoi racconti, poi ti farò sapere… Per quanto riguarda IT non saprei cosa dirti, avevo solo quindici anni e tutta un’altra testa 😉 Intanto mi leggo volentieri le tue interessanti opinioni al riguardo 😉 Ciao, un abbraccio!

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