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Colpo di spugna, Jim Thompson

Quando ho letto su anobii il commento del Solito Stucchevole su Colpo di spugna, Cupido si è precipitato a scoccare una freccia e a colpire il mio cuoricino, ho immediatamente chiamato la biblioteca per intimargli di tenermelo da parte e Marito (che si era a sua volta prenotato “Psicologia delle folle”, non ho ancora capito esattamente l’improvviso interesse per l’argomento) è tempestivamente passato a prenderlo. La sera stessa lo stringevo tra le mie braccia, e la mattina, sul treno, ho iniziato a leggerlo. Colpo di spugna è la storia di uno sceriffo estremamente pigro. Pigro e marcio, fino al midollo.È davvero difficile definire questo libro con un genere, da qualche parte ho letto “pochade”, e leggendo la definizione su Wiki credo di potermi trovare d’accordo.

Eppure, continuamente, sotto una facciata di intrighi e colpi di scena, sotto le buffonate ridicole del nostro sceriffo, si affaccia una visione estremamente cinica e disincantata della vita che mi ha lasciato tanto amaro in bocca.

Nick si barcamena e smanacca ininterrottamente per galleggiare nel mare di merda che tenta continuamente di sommergerlo, e non trova modo migliore per farlo che spingere tutta questa merda verso coloro che lo circondano, abbandonando completamente qualunque remora morale. Il fine giustifica i mezzi, secondo il Nostro, e il suo unico fine è una vita comoda e senza sacrifici, al riparo dal lavoro e dagli sbattimenti. Questo libro mi ha messo un sacco di ansia. Dall’adolescenza in poi, quando ho scoperto di essere quasi incapace di mentire (troppo distratta e soprattutto arrossisco con niente, se dico una bugia il viso mi si accende immediatamente) se qualche volta mi è toccato dire qualche piccola bugia, o barcamenarmi con qualche mezzuccio (non posso negare che qualche volta mi sia capitato) mi sono resa conto che per me il timore di essere scoperta “non in regola” è un vero e proprio incubo. Quando mi capita di non avere la coscienza pulita, perché magari so che avrei potuto fare con maggior attenzione qualcosa o, più spesso, perché sto procrastinando un compito che proprio non mi piace, vado in crisi, il mio sonno, che già non è uno dei lati più sereni della vita, comincia ad essere ancora più disturbato e l’ansia rischia di affogarmi. Una vita di sotterfugi sarebbe per me la punizione più grande. Ecco perché, mentre leggevo questo libro, dai toni indiscutibilmente leggeri, io non potevo far a meno di sentirmi soffocare. Tanto più perché nell’apparente presa di giro che queste pagine riserbano al suo protagonista, al lettore, e al mondo, sono celate verità universali amare e disincantate. Un romanzo intelligentissimo, quasi geniale, che ricorderò come un ottimo compagno di viaggio, ma sempre con una punta di amarezza e angoscia.

Nella fotina c’è il mio librino sul treno dell’alba (si vede che la luce comincia a biancheggiare, ancora qualche settimana, e con l’arrivo della primavera finalmente prenderò il treno che sarà già giorno), è stato un ottimo compagno di viaggio :)! 

“Credo che, a pensarci bene, stavo facendo lo stesso errore che fa quella gente di cui parlavo. Perché non esiste un problema più grosso dell’amore, niente è davvero così difficile da trovare, e a questo problema io stavo cercando di dare una risposta troppo facile.”

“Domenica a Pottsville, pensavo. Domenica a Pottsville, il mio tesoro mi lascerà, forse il mio cuore si spezzerà. Anche l’occhio mi tradirà, e nessun mi crederà. E pensavo: miseriaccia, Nick, se non fossi già tagliato su misura per il tuo lavoro, potresti fare il poeta. Il poeta laureato di Potts County, cribbio, e potresti comporre poesie sul piscio che sciaborda nel vaso, gli usignoli col travaso, le caccole nel naso…”

  

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