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La cripta dei cappuccini, Joseph Roth

Mi sono ripromessa di scrivere qualcosa di tutti i libri che leggo (uno dei mille buoni propositi che mi prefiggo periodicamente :)), anche nel caso senta di non aver niente di particolare da dire. È una cosa mia, per fissare le idee e per non perdere traccia delle mie letture. Negli ultimi dieci giorni ho letto due librini, “La cripta dei cappuccini”, di Joseph Roth, e “Colpo di spugna”, di Jim Thompson. 

In un gruppo anobiano è stato organizzato una sorta di “Wimbledon” di letteratura europea. C’è un tabellone e, a mano a mano, i grandi libri si scontrano, si vota nei commenti ed ogni voto preso da uno dei due libri è un punto. A me mancano un sacco di letture fondamentali, quindi sono rimasta ai margini, spettatrice silenziosa, ma quando ho visto che “La cripta dei cappuccini” aveva sconfitto, per un misero punticino, “la montagna incantata” mi sono precipitata su MLOL, il sito della rete bibliotecaria online (non mi stancherò mai di pubblicizzare questo splendido servizio), a vedere se potevo prenderlo in prestito. 

Di Joseph Roth avevo già letto “La leggenda del santo bevitore”, del quale ricordo solo che mi era piaciuto, senza esagerare. Buio totale sulla trama, buio totale su quello che avevo pensato del suo stile, buio totale, se non la vaga impressione di un grande libro che per qualche strano motivo non aveva avuto la minima presa su di me.

“La cripta dei cappuccini” giunge giocondo a confermare questa impressione. Bellissimo, uno stile limpido ed elegante, una sontuosa storia di decadenza, eppure non è scoccata nessuna scintilla, nessun amore palpita nel mio cuoricino per il povero Joseph.

Vorrei poter attribuire la colpa al fatto che un mezzo nobile austriaco viziato da una cultura morente sia qualcosa di troppo lontano da me, ma la scusa non regge, la grande letteratura è grande proprio perché nella vicenda di ogni personaggio riesce a instillare l’intera umanità (quindi, oh yes, c’è un po’ di Principe Andrej in me :), e viceversa), eppure io non ho avvertito la minima partecipazione, nessuna passione per queste pagine. La cosa mi fa sentire triste e un po’ vuota.

L’immagine della morte aleggia continuamente durante tutto il romanzo, la decadenza incombente e il rovesciamento del mondo che Trotta (e Roth stesso, suppongo) riconosce come proprio provocano una perenne dolorosa inquietudine. La rassegnazione con cui questo disfacimento viene raccontato, però, mi ha continuamente irritato, mi ha fatto rivivere, molto attenuato (perché molto attenuata è stata la partecipazione per questo libro), il fastidio per l’incapacità di reagire alla vita di Stoner.

 “Sopra i calici dai quali noi bevevamo la morte invisibile incrociava già le sue mani ossute”

“Ogni mattina quando aprivamo gli occhi, ogni notte quando ci mettevamo a dormire imprecavamo alla morte che invano ci aveva attirato alla sua festa grandiosa. E ognuno di noi invidiava i caduti. Riposavano sotto terra e la primavera ventura dalle loro ossa sarebbero nate le violette. Noi invece eravamo tornati a casa disperatamente sterili, coi lombi fiaccati, una generazione votata alla morte, che la morte aveva sdegnato. Il reperto della commissione di arruolamento era irrevocabile. Diceva: «Giudicati inabili alla morte»”

 L’unico personaggio che mi ha colpito è l’aristocratica madre di Trotta, la severità dell’ancien régime che si scontra con la tenerezza materna per un figlio tornato dalla guerra, e il suo procedere verso un’anzianità sempre più debilitante mi sono sembrate veramente autentiche e commoventi.

Non avevo niente da dire e alla fine ho sproloquiato più del previsto, per cui rimando Colpo di Spugna alla prossima puntata.

Nella fotina del libro è ritratta la mia fantastica colazione del sabato mattina, caffellatte, rigorosamente caffè della moka, e torta di carote all’arancia (e mandorle, aggiungerei!), torta realmente libidinosa presa da questo splendido blog  (la mia torta è un po’ più bruttina, ma se perfino io sono riuscita a tirarne fuori un sapore idilliaco la bontà della ricetta è garantita). 

  

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One thought on “La cripta dei cappuccini, Joseph Roth

  1. Questo che hai letto di Roth è da tempo che mi gira nella testa, prima o poi mi butto (impossibile trovare il tempo per leggere tutto ciò che si vorrebbe). Dall’estratto che hai riportato lo stile mi piace, poi vedremo se la storia mi intriga o no 😉 Nel frattempo vado a dare un’occhiatina alla ricetta, che già dalla foto mi è venuta l’acquolina in bocca…

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