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The hateful eight 

Mi sono riletta il post che avevo scritto il giorno dopo la visione di Django (la D è muta!!!), 3 anni fa. In suo onore venne coniato il mitico “effetto Django”, quella sensazione per cui, dopo aver visto un film particolarmente emozionante, per un tot di ore te ne vai in giro con il cervello completamente offuscato dalla sua visione, avvertendo impellente il desiderio di esprimerti in tono col film in questione (nel caso di Django volevo andarmene in giro galoppando, con un fucile imbracciato, urlando “Djangoooooo”, vestita come nella foto sotto).Non verrà coniato, purtroppo, nessun nuovo termine dopo The Hateful Eight, che ho visto ieri sera col mio adorato Nanetto.

 

vestitino da “effetto Django”
 
Il film è bello, davvero. I dialoghi, come sempre, sono geniali, gli attori danno il loro meglio, Jennifer Jason Leigh è semplicemente perfetta nel suo ruolo di supercattiva superaccattivante, non si saprà mai per quale crimine è condannata alla forca, ma il suo sguardo guizzante e malandrino rende impossibile non parteggiare, almeno un po’, per lei, anche se io ho adorato anche Kurt Russell che cerca di portarla a processo.

Non ci sono buoni e cattivi, in questo film, non puoi legittimamente tifare, come avevi fatto per Shosanna e Aldo Raine (ma come dimenticare Hugo Stiglitz???) in Unglorious Basterds, o per Django e il Dottor King Schultz, e in questo e nella mancanza di una trama oggettivamente articolata (e fantastica) come nei due film precedenti sta, per una come me, il punto debole del film. Io sono una “lettrice/spettatrice da trama”, riesco ad apprezzare un bel libro/film anche senza una trama complessa, ma l’amore, per me, scatta quando c’è una storia dietro, che mi emoziona e mi fa battere il cuore!
Ad eccezione della mezzora iniziale il film si svolge interamente all’interno della Taverna di Minnie, ma questo, per i miei gusti, non è assolutamente un difetto, prima di tutto perché le taverne del Far West sono uno dei miei luoghi del cuore (quando sono stata negli States uno dei luoghi che mi è rimasto stampato dentro è sicuramente la cittadina di Mariposa, vicino allo Yosemite, dove per un intero pomeriggio mi sono aggirata con un sorriso ebete sul volto, persa nel mio sogno del Far West, passando da una taverna all’altra, da una birra all’altra, incantata), poi perché in realtà la dinamica tipo teatro mi piace moltissimo!

 

unica foto fatta delle splendide taverne-osteria di Mariposa
 
Il valore aggiunto al film l’ha dato il mio Nanetto, portarmelo al cinema è in assoluto una delle cose che mi piace di più, entrambi siamo sempre incantati ed emozionati quando ci appollaiamo sulle nostre poltroncine e guardiamo i trailer e confabuliamo sui prossimi filmini da vedere, entrambi godiamo dei titoli di coda e della sala che si svuota lentamente mentre noi chiacchieriamo a tutto spiano del filmino. A lui The hateful eight è piaciuto moooolto meno di Django, però ha gongolato felice che i dialoghi di Quintino sono davvero geniali e io ho avuto una botta d’amore per lui, mentre me lo diceva, per l’affinità che ci lega e per quanto mi piace vederlo crescere.

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