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Un libro e mezzo

Il ragazzo sbagliato è un piccolo gioiellino. Quindi, coerentemente, l’ho mollato a metà, si tratta di uno dei rari esemplari di librini non finiti.Il problema è che ognuno ha le sue debolezze, e le mie, quando si tratta di lettura, sono tre.

Gli inetti: quando leggo di qualcuno che non riesce, per debolezza, a dare una svolta alla sua vita mi sento male. Alterno la rabbia all’angoscia, arrivo quasi all’attacco di ansia. In casi estremi mollo, come è successo con Stoner. Bellissimo, ma io sono arrivata a metà. Ciao ciao Stoner.

La violenza gratuita: odio leggere di torture nei libri. Moltissimi thriller sono infarciti di torture atroci, io sospetto sempre che siano lo sfogo del sadismo dello scrittore. È abbastanza semplice da evitare, basta saltare il pezzo in cui avviene, la trama normalmente non ne risente.

La sfiga adolescenziale: ne avevo avuto un primo sentore con Skippy muore. Un libro divertente e commovente che mi aveva fatto piagnucolare moltissimo. Ma con Il ragazzo sbagliato la cosa ha raggiunto l’apoteosi. Io non potevo continuare impunemente a leggere delle sfighe che si ritorcevano contro a un normalissimo bambino e in seguito adolescente. Ne andava della mia sanità mentale. E all’ennesima batosta che gli si stava per abbattere in testa ho chiuso il libro. Non ne vado fiera, ma mi sono sentita immediatamente meglio. Ciao ciao Raymond.

 Dopo questo piccolo trauma letterario ho deciso di recuperare Racconto d’autunno, che era rimasto in sospeso dal momento in cui avevo letto la bellissima recensione su Libri nella mente. Racconto d’autunno è un libro “occasione sprecata”. I libri “occasione sprecata” sono quelli che nascono da ottime idee ma che, per qualche motivo, si arenano. Il premio “occasione sprecata”, per me, va a “la casa del sonno”, di Coe. Un libro nato da un’idea bellissima, il sonno e un mucchio di gente che con Morfeo ha un rapporto conflittuale, e che si perdeva in mille assurdità, tipo uno che guardava la sua fidanzata dormire e le diceva qualcosa tipo “il mio occhiolino” (ormai non so nemmeno più se questa cosa dell’occhiolino è vera o se me la sono inventata io per perculeggiare il libro, chissà). Invece Racconto d’autunno è scritto con un linguaggio bello e antiquato, molto evocativo. La descrizione della casa è inquietante e oscura, le aspettative sono costruite molto accuratamente. Poi, nell’ultimo terzo del libro, tutto precipita. Il finale è frettoloso, dai personaggi, specialmente dal vecchio padrone di casa, ti aspetti chissà cosa e invece non vengono minimamente approfonditi. Leggendo la postfazione si capisce che questo romanzo è stato scritto da Landolfi nel tentativo di esorcizzare i drammi della guerra, il trauma di ritrovare la sua casa sventrata e dilaniata, e forse questo voler riversare su carta un forte dolore ha fatto sì che ci fosse nella scrittura un’urgenza tale da rendere il libro un po’ “trascutato” e frettoloso. Non so proprio pronunciarmi, su questo autore, penso che tra un po’ leggerò qualcos’altro di suo, magari cambiando genere, in modo da capirlo un po’ meglio

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One thought on “Un libro e mezzo

  1. Penso che Stoner lo leggerò quando finalmente nessuno ne parlerà più 😉 Libri strappalacrime, che ti sconquassano dentro? Roba che devi leggere con due pacchetti di fazzoletti accanto? Se ne vale la pena sì, se quello che hanno da dirti alla fine arriva dentro, e ti insegna qualcosa, allora l’impatto vale la pena, altrimenti è meglio dirigere l’attenzione altrove… Ciao cara, ti auguro un anno strepitoso, pieno di tante belle novità, per te e per la tua bella famiglia 🙂

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