Reading is sexy

Suttree, Vol I

In uno dei recessi della mia testolina abita un fantastico podio luccicante a due posizioni. È il podio degli scrittori viventi. I due gradini stanno quasi alla pari, e i due scrittori che lo abitano non sgomitano per stare su quello più alto, perché sanno bene che l’ordine non è tanto reale, quanto legato al fatto che uno dei due scrittori è “arrivato prima”, mi accompagna da molti anni, e racconta di me cose più personali. Per dire, tipicamente ho sempre cercato di condividere quanto più possibile le mie letture, ho consigliato libri a destra e a manca, ne ho regalati, ho fatto sperticate dichiarazioni d’amore a scrittori e personaggi, ma su Roth ho sempre mantenuto un po’ il riserbo. Perché Roth è cattivo. Sviscera il male e le nefandezze umane così a fondo che ho sempre paura che dichiarare il mio amore per lui sia un po’ come mettere un cartello luminoso intermittente con scritto “Ehi guardatemi, non sono del tutto a posto, sembro una persona normale, ma sotto sotto nascondo recessi inconfessabili, è evidente, io amo Roth!”.Amare McCarthy, invece, mi sembra più giustificabile. D’accordo, anche qui non siamo in tema “allegria!!!”, ma Cormac, perfino quando scrive di futuri post-apocalittici, mantiene sempre viva la speranza, magari esile, quasi impalpabile, ma c’è sempre la possibilità di un contatto umano salvifico. Roth no. I suoi personaggi finiscono sempre soli. Zuckerman volteggia dall’uno all’altro, e alla fine della loro parabola, per quanto alti siano riusciti ad arrivare, li trova a dibattersi nelle voragini più profonde.

Ora sto faticosamente leggendo Suttree. Non avevo mai fatto fatica a leggere Cormac, con lui era sempre stato tutto rose e fiori, anche quando aveva scientemente deciso di prendermi ripetutamente a cazzotti nello stomaco con “La strada”, anche quando mi ha spezzato il cuore (lo so, lo so che succederà di peggio con “Oltre la pianura”) con le prime due parti della trilogia e cow-boy e lupe e fratelli perduti. Suttree è un gorgo, e come in tutti i gorghi non è mai bello finirci invischiati, eppure, mentre lo leggi, non puoi fare a meno di fermarti ammirato a pensare che Cormac questo gorgo l’ha fatto di parole. Così rimani a dibatterti, e non sai come muoverti. Perché Suttree è l’anti-Cristina, il polo opposto a me, e io non lo capisco, non riesco a seguirlo, mi affanno a stargli dietro (cercando sempre di venir fuori dal gorgo), ma dubito di riuscirci. Perciò ora, a metà del romanzo, mi dico che forse, per la prima volta, non emergerò dalla lettura di un McCarthy grata e folgorata, ma sempre più consapevole del suo talento.

Cormac continuerà a rimanere sul secondo gradino, con la compostezza di quelli che scrivono capolavori. E io mi dovrò di nuovo dare una regola e dirmi che devo far passare almeno 6 mesi prima del suo prossimo romanzo, per non bruciarmeli tutti. Tornerò a sospirare malinconicamente per John Grady e a commuovermi pensando al padre e al figlio de “La strada” e all’effetto che mi fa la prima pagina di “Non è un paese per vecchi”. E chissà cosa penserò di Suttree.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...