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Just another monday

Per la prima volta, in tre anni e mezzo di pendolaritudine verso Firenze, questa mattina mi sono addormentata in treno. Mi sono svegliata di scatto quando la simpatica vocina ha annunciato baldanzosa che stavamo per fermarci a Firenze Rifredi. Deve essere stata una scena piuttosto divertente.

È che sono proprio stanchissima. Credo di non aver smaltito nel modo corretto la mezza maratona di Livorno, domenica 8 novembre, illudendomi che gambotte, abituate a forti carichi di corsa, affrontassero con nonchalance la ripresa (il martedì sono tornata bel bella a macinare chilometrini, con i 5 minuti finali a rincorrere dei colleghi a 4’30”). Non avevo però calcolato il temibile “Corso di tecnica di corsa”. Dicesi “Corso di Corsa” (CdC, da questo momento in poi) un corso di 10 lezioni con un preparatore dell’Atletica Sestese che ha l’obiettivo di renderci maggiormente consapevoli del nostro movimento durante la corsa e quindi di capire se correggerci in qualche modo, tenendo presente che le uniche correzioni importanti sono quelle dei difetti che potrebbero portarci a infortuni (pare che non celo) e in seconda battuta quelle che ci fanno sprecare più energia del necessario impedendoci di esprimere tutto il nostro potenziale (celo), potenziale che nel mio caso è quello di una prugna secca, ma una prugna secca che per di più tiene il culo basso, andando a sforzare un sacco i quadricipiti (ed ecco perché i miei, attualmente, fanno provincia (non è del tutto vero, la genetica ci mette del suo, chiamo gambotte così da sempre proprio perché la coscia non è mai stata, ecco, smilza) vedi foto :)).
Insomma, mercoledì ho affrontato la seconda lezione del temibile CdC, affermando splendida che la Mezza era smaltita e che ero pronta a slanciarmi verso nuovi gloriosi orizzonti podistici (la Mezza di Pisa, il 20 dicembre, con grande disdetta dell’allenatore, che vorrebbe farmi riposare (con riposo si intende diminuzione dei carichi) fino a gennaio, quando inizierò la mitica preparazione per la Maratona di Roma), forte del fatto che i miei muscoli non si erano minimamente accorti della prima lezione. Peccato che mercoledì scorso il mio amato allenatore abbia affermato felice che avremmo fatto lavorare dei muscoli che tipicamente non lavorano durante la corsa ma che sono importanti per preservare certi legamenti e quando siamo molto stanchi, al termine di una corsa lunga, per avere una riserva energetica in più; per capirsi, quando i muscoli che usi di solito sono cotti a puntini, ecco che spuntano questi qui ad accompagnarti gli ultimi chilometrelli. Peccato che allenarli sia complicato e che uno dei lavori per eccellenza siano lunghe serie di affondi incrociati (o anche le ripetute in salita, che non ho mai avuto il coraggio di provare) che mi hanno lasciato il giorno dopo in condizioni pietose a camminare come un cavaliere medievale con un’armatura di osmio (che ricordiamo essere il metallo più pesante ed è di un bellissimo tono di grigio).
Ma d’altra parte poteva forse un banale dolorino muscolare impedirmi di fare gli allenamenti previsti? Giammai, perciò il giovedì sono stata a correre con una super collega, meno allenata di me sulle distanze lunghe ma con un bel ritmo nelle distanze medio-brevi (6-7 km). Il venerdì il cavaliere medievale si era trasformato in un burattino con le giunture inchiodate. Una pena infinita.

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Il venerdì è anche, fortunatamente, il mio giorno di riposo ufficiale, quello in cui blandisco i muscolini per prepararli al super lavoro del week end. Nel caso odierno più che blandire i muscoli ho dovuto minacciarli col gatto a nove code a muoversi, e quindi, trionfalmente, sabato mi sono trascinata per 12 km a 5’20”, e domenica, addirittura, 10 ripetute da 400m, con 200m di corsa lenta a intervallarle e un chilometrino piano all’inizio e alla fine.
Quando stamani è suonata la sveglia il solo pensiero di buttare giù le gambe dal letto mi è sembrato un affronto inconcepibile. Per questo motivo, coerentemente, ho appena prenotato il nuoto libero per me e per il Pitufo questa sera. Il programma prevede 80 vasche… ce la faranno i nostri eroi?

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2 thoughts on “Just another monday

    1. È vero, va fatto con grandissima attenzione, perché anche la preparazione è dura e c’è sempre il rischio di farsi prendere dal l’entusiasmo ed esagerare, però le corse lunghe hanno il loro perché, io per ora sono arrivata a 32 ed è stata un’emozione!

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